Greenpeace: “Il Giappone non dice la verità su Fukushima”

478
verita-su-fukushima
[Credits foto: Greenpeace.org]

A distanza di 8 anni dal disastro di Fukushima, le radiazioni superano 100 volte i limiti ma secondo Greenpeace il governo giapponese starebbe nascondendo i dati alle Nazioni Unite. La verità su Fukushima viene taciuta nonostante ciò significhi mettere a rischio la vita di tanti bambini e lavoratori.

Nella regione di Tōhoku, nelle zone limitrofe a Fukushima, sono presenti ancora livelli molto alti di radiazioni, sia nelle aree aperte che in quelle di esclusione, nonostante i grandi sforzi attuati per decontaminare il territorio. Gli effetti collaterali del più grande incidente nucleare dopo Chernobyl si fanno ancora sentire a distanza di 8 anni, secondo quanto rivelato dal rapporto di Greenpeace Giappone intitolato “Sul fronte dell’incidente nucleare di Fukushima: lavoratori e bambini”.

Violati i diritti umani: la denuncia di Greenpeace

Secondo lo studio pubblicato da Greenpeace Giappone in occasione dell’ottavo anniversario del disastro di Fukushima Dai-ichi dell’11 marzo 2011, il governo giapponese sta deliberatamente nascondendo alle Nazioni Unite i dati reali sulle radiazioni. In realtà si starebbero verificando delle inammissibili violazioni dei diritti umani, ignorando linee guida internazionali e convenzioni, a scapito soprattutto di bambini e lavoratori. Per capire la gravità della situazione basti sapere che, secondo l’esperto Shaun Burnie di Greenpeace Germania, nelle aree in cui operano gli addetti alle bonifiche i livelli di radiazioni registrati verrebbero considerati un’emergenza se fossero rilevati all’interno di un impianto nucleare.

verita-su-fukushima

Radiazioni 100 volte superiori al limite massimo consentito

Da ciò che si può leggere nel rapporto di Greenpeace, i livelli di radiazioni nelle aree di evacuazione di Namie e Iitate e in quella di esclusione superano da 5 a 100 volte il limite massimo concesso a livello internazionale. La triste verità è che in queste aree i tassi di radiazione rimarranno tali per molti decenni ancora.  È chiaro come rappresentino un rischio considerevole per i cittadini, in modo particolare per i bambini. Nella zona di esclusione di Obori, appartenente al territorio della cittadina di Namie (24 km a nord-ovest dall’impianto), i livelli medi di radiazione sono di 4,0 μSv (microsievert) all’ora. Se una persona lavorasse in questa zona 8 ore al giorno per un anno, riceverebbe lo stesso quantitativo di radiazioni di oltre cento radiografie al torace.

verita-su-fukushima

A rischio i bambini e i lavoratori

Il livello medio di radiazioni registrato in un bosco a pochi metri dalla scuola primaria e dall’asilo della cittadina di Namie raggiunge 1,8 μSv all’ora. Ufficialmente, però, tutti i 1.584 punti misurati avrebbero superato l’obiettivo di decontaminazione fissato dal Governo nipponico, un valore che si attesta sui 0,23 μSv all’ora. Sono state addirittura revocate le ordinanze di evacuazione. Eppure nel 28% di quest’area il quantitativo annuale di radiazioni a cui vengono esposti i bambini è sino a 20 volte superiore al livello massimo tollerabile raccomandato dagli organi internazionali.

Ad essere in serio pericolo non sono soltanto i bambini (e gli insegnanti) ma anche chi lavora alla decontaminazione di queste aree. Stando a quanto affermato da Greenpeace, gli operai non avrebbero ricevuto alcuna formazione su come tutelarsi dalle radiazioni; non solo, sarebbero sottopagati, in condizioni di scarsa sicurezza ed esposti costantemente ad altissimi livelli di radiazioni. Come se non bastasse, rischiano di perdere il posto di lavoro qualora decidessero di denunciare la propria situazione.

I relatori speciali delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno messo in guardia il governo giapponese su abusi e violazioni dei lavoratori. Il rapporto di Greenpeace denuncia fermamente lo sfruttamento dei lavoratori in queste aree contaminate, che pare sia un fenomeno molto diffuso. Si reclutano in genere persone povere, sfollati e senzatetto, e non vengono formate adeguatamente per proteggersi in maniera efficace dai rischi legati alle radiazioni. La maggior parte delle volte i certificati sanitari e di identificazione vengono falsificati e le registrazioni ufficiali sono quasi sempre inaffidabili.

verita-su-fukushima

Il Giappone non vuole rinunciare al nucleare

Il rapporto di Greenpeace non è la sola voce a biasimare l’attuale condotta del governo di Shinzō Abe. Circa un mese fa, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha inviato al governo giapponese delle precise e severe indicazioni che, se messe in pratica, cambierebbero radicalmente le politiche attuali condotte a Fukushima. Non solo, sarebbe possibile ripristinare gli ordini di evacuazione per le aree ancora contaminate, risarcire pienamente gli sfollati e la piena osservanza degli obblighi correlati al rispetto dei diritti umani nei confronti di bambini, senzatetto e lavoratori.

Permane, però, un grosso “nodo” irrisolto: la politica energetica del Giappone, infatti, non vuole cambiare. A distanza di otto anni dal disastroso incidente di Fukushima, il governo è intenzionato a rimettere in funzione le sue centrali nucleari e ad aumentare sensibilmente il numero di centrali a carbone, con tutte le ripercussioni negative che conosciamo sul clima a livello globale. E tutto questo nonostante la maggioranza del popolo giapponese chieda a gran voce una transizione energetica verso l’utilizzo di fonti rinnovabili.

verita-su-fukushima

Il Team di BreakNotizie

 

Leggi anche:

Fukushima, 6 anni dopo: 770mila tonnellate di rifiuti radioattivi smaltiti nell’oceano

Europa a rischio disastro nucleare come Fukushima

Sappiamo tutta la verità sull’incidente di Fukushima?