Venti lezioni di vita sulla felicità

Venti lezioni di vita sulla felicità

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Ecco le definizioni più belle della parola felicità

Il vocabolario della lingua italiana dice che la felicità è quello stato d’animo positivo che s’innesca in quanti hanno l’assoluta certezza di aver finalmente esaudito uno o più desideri. Eppure, sebbene il dizionario dica così, felicità non vuol dire nulla e significa mille altre cose al tempo stesso. È uno stato d’animo talmente soggettivo ed effimero che è veramente difficile spiegarlo a parole o in qualunque altro modo si voglia. Ma venti persone, tra scrittori, scienziati, attori, musicisti, sceneggiatori e filosofi, a dire la verità, le parole le hanno trovate, e le loro definizioni sono tra le più belle ed intense che siano mai state partorite dalla mente umana dall’epoca preistorica ad oggi.

A partire da Lucio Anneo Seneca, che afferma che la felicità vera si ha solo quando l’essere umano non ha bisogno di altra felicità. Che significa, sostanzialmente, accontentarsi di quel che la vita ci ha dato. È altrettanto affascinante la definizione fornita da Lev Tolstoj, fermamente convinto che essere felice significhi amare l’altro incondizionatamente, con sacrificio di sé. È meno immediata, ma ugualmente intensa, la spiegazione di Giacomo Leopardi, che trovò consolazione al suo dolore raccontandosi e raccontando che la felicità e l’infelicità, a seconda dei casi, si misurino dall’interno e non dall’esterno.

La scrittrice Doris Lessing, invece, dichiara di non aver mai capito cosa voglia dire la parola felicità. Pur ammettendo di averci provato a lungo, sostiene di non aver mai scoperto che sembianze avesse. Il filosofo John Stuart Mill, dal canto suo, ci dissuade dal chiederci se siamo felici o meno, perché così facendo si cesserebbe, all’improvviso, di esserlo. È di tutt’altro avviso Emile-Auguste Chartier, che invita sì a preoccuparsi della felicità altrui, ma senza dimenticare mai che la cosa migliore che possiamo fare per chi ci circonda è, appunto, essere felici. Per Helen Keller è “il frutto dell’obbedienza alle leggi della vita”, mentre Robert Baden-Powell ritiene che questo stato d’animo si provi solo quando si regala la stessa emozione agli altri.

Ne dà una definizione ancor più romantica Christopher McCandless, secondo il quale la felicità è tale e completa solo se si ha l’occasione di condividerla. Più cinica la tesi di Annabel Buffet, che ironizza sul tema sostenendo che la felicità sia un’incombenza giornaliera che ha bisogno di cure tanto quanto ne avrebbe un giardino. È permeata di un leggero pessimismo, ancora, quella di Albert Einstein, che sostiene che il ricordo della felicità non sia più felicita in sé. Carmelo Bene, invece, afferma che la felicità implichi un senso di noia dettato, appunto, dall’averla assaporata. Filosofica al massimo la citazione di Epicuro, secondo cui non c’è felicità senza saggezza.

Bella anche la frase di Jorge Luis Borges, per cui il fine della felicità sarebbe la felicità stessa, mentre richiama il concetto di effimeratezza delle emozioni Francesco Alberoni, convinto che la felicità non duri che un istante. È una ricompensa, ancora, per Anton Checov, ma è un risultato, e non una conseguenza, per Osho Raineesh. Un’altra bella massima è tratta dal film Patch Adams, che nel sottolineare la bellezza della vita fa notare come la felicità non si ottenga con una pillola. Più criptica la definizione di Jack Kerouac, che scrisse “mi dimetto dal tentativo di essere felice.” L’ultima citazione è firmata Marguerite Yourcenar, che sostiene che la felicità sia un capolavoro e che gli errori, l’esitazione e la grossolanità possano irrimediabilmente comprometterla.

 

 

Il team di BreakNotizie

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