Venere, “gemello” perduto della Terra: la rivelazione della NASA

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La Nasa ha rivelato che il pianeta Venere in un passato lontano aveva un ambiente adatto ad ospitare la vita, proprio come la Terra. Ma cosa è successo allora?

Un clima temperato, acqua allo stato liquido, possibili forme di vita: in un remoto passato Venere era un pianeta abitabile, molto simile alla nostra Terra. Lo ha rivelato uno studio della NASA che attesta come le condizioni del pianeta mutarono drasticamente per arrivare alle sue attuali condizioni oltre 700 milioni di anni fa.

Un diverso destino

Sinora si è sempre fantasticato su Marte, prossima meta di diverse missioni spaziali, eppure sarebbe stato Venere il vero pianeta “gemello” della Terra e non solo per massa e dimensioni. Sebbene si trovi molto più vicino al Sole (la distanza è di 108.200.000 chilometri) prima di diventare il pianeta più caldo del Sistema solare esso presentava un clima ospitale, acqua allo stato liquido e quindi le condizioni ottimali per la presenza di forme di vita. Un analogo terrestre a tutti gli effetti, secondo le nuove scoperte della NASA e che conferma i sospetti degli scienziati a distanza di 40 anni dalla storica missione Pioneer Venus.

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Da clima ospitale a inferno inabitabile: tutta colpa della CO2

Nel corso dello studio, guidato dagli scienziati Michael Way e Anthony Del Genio, sono state effettuate 5 simulazioni. In ogni scenario il pianeta Venere era in grado di mantenere delle temperature costanti incluse fra 20 e 50°C per un tempo di 3 miliardi di anni. Una condizione climatica analoga a quella della Terra, perciò atta ad ospitare la vita così come la conosciamo. Che cosa sarebbe successo in seguito al punto da trasformare radicalmente Venere?

Secondo quanto ipotizzato dagli scienziati, a partire da 700 milioni di anni fa si sarebbe liberato un enorme quantitativo di CO2 dalle rocce del pianeta. Ciò avrebbe generato un irreversibile effetto serra, che ha reso il pianeta un “inferno” con temperature superiori ai 400°C in superficie e un’atmosfera acida 90 volte più densa di quella terrestre, condizioni insostenibili per la vita. “Venere potrebbe aver avuto un clima stabile per miliardi di anni” – ha spiegato Michael Way – “ma è possibile che questo evento sia stato responsabile della trasformazione del clima venusiano, sino ad allora simile alla Terra, in quello infernale che vediamo oggi”.

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Le simulazioni dello studio

Tre degli scenari proposti durante le sperimentazioni partivano dall’attuale topografia di Venere ipotizzando un oceano della profondità media di 310 metri. I restanti due scenari invece consistevano rispettivamente nella topografia della Terra con un oceano di 310 metri e un mondo sommerso da un oceano profondo 158 metri. Per poter simulare le diverse condizioni climatiche nel corso del tempo, gli scienziati hanno sfruttato un modello che teneva in considerazione il cambiamento della composizione dell’atmosfera e l’incremento delle radiazioni solari.

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Indipendentemente dalle quantità di radiazioni solari ricevute da Venere, i 5 modelli presi in esame hanno confermato che il pianeta avrebbe potuto comunque assicurare delle temperature sufficientemente basse da garantire la presenza di acqua allo stato liquido in superficie.

Si ridefiniscono i confini della fascia abitabile

Questa ricerca smentisce ciò che per anni è stato dato come certo, ossia il fatto che Venere si trovi oltre il limite interno della fascia abitabile del nostro Sistema Solare perché troppo vicina alla stella madre per contenere acqua allo stato liquido. “Attualmente Venere riceve il doppio delle radiazioni solari che abbiamo sulla Terra”, ha illustrato Way. “Nonostante ciò, in tutti gli scenari che abbiamo disaminato, abbiamo scoperto che il pianeta poteva ancora supportare temperature di superficie suscettibili di acqua liquida.

Ciò che avrebbe impedito al pianeta di ospitare la vita, quindi, non dipende dalla sua posizione rispetto al Sole ma piuttosto da un’evoluzione differente da quella terrestre. L’anidride carbonica, infatti, non è stata assorbita dalle rocce di silicato in superficie, liberando azoto e tracce di metano nell’atmosfera, come è successo sulla Terra. Su Venere si è riversata nell’atmosfera creando un effetto serra che ha causato un drastico incremento delle temperature”.

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La fascia abitabile del Sistema Solare: sinora si è sempre pensato che Venere fosse al di fuori di questo “anello” perché troppo vicino al Sole.

Qual è stata la vera causa?

Potrebbe essere stata l’attività vulcanica sul pianeta a causare il “degassamento”. Secondo gli esperti il magma si sarebbe solidificato prima di salire in superficie, impedendo così il riassorbimento dell’anidride carbonica. Questa rimane comunque un’ipotesi e al momento il reale motivo di questo cambiamento è sconosciuto. Un altro importante interrogativo riguarda le condizioni precedenti alla trasformazione di Venere. Come avrebbe fatto il pianeta a raggiungere delle condizioni simili alla Terra, raffreddandosi al punto da condensare dell’acqua allo stato liquido in superficie? E in questo lasso di tempo sono esistite delle forme di vita?

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Un utile modello di studio per gli altri esopianeti

C’è bisogno di ulteriori missioni per poter studiare Venere e comprendere meglio la sua storia e la sua evoluzione”, ha concluso Way. “I nostri modelli, però, mostrano che vi è una reale possibilità che Venere sia stata abitabile e completamente differente da ciò che appare oggi. Ciò consente di applicare le medesime ipotesi sugli esopianeti situati nella “zona di Venere”, in grado anch’essi, potenzialmente, di ospitare acqua liquida, climi temperati e vita”.

Il Team di BreakNotizie

 

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