Non amiamo più le persone, le usiamo come se fossero oggetti

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Il consumismo relazionale è uno dei mali del nostro secolo: instabilità, paura e insicurezza ci hanno ridotti a degli individui che “collezionano” le persone come oggetti e poi le “buttano via” quando non servono più.

Veniamo continuamente bombardati da consigli, imperativi, diktat che ci suggeriscono come dovremmo vestirci, cosa dovremmo mangiare, cosa ci può rendere davvero felici, come avere successo e che tipo di interazioni avere con gli altri. Il mondo delle relazioni è capovolto: gli amici, o meglio, le conoscenze si collezionano come si fa sui social, fanno numero e danno visibilità, fanno sentire importanti e popolari. E poco importa se con la maggior parte di quelle persone non abbiamo mai scambiato due chiacchiere o non ci siamo mai visti in faccia. Questo modo di vivere le relazioni interpersonali non ci rende davvero felici e appagati e ci spinge a vivere l’affetto come se si trattasse di un comune bene di consumo, una cosa che possiamo comprare. Viviamo nell’epoca del consumismo relazionale.

Consumismo relazionale: usare le persone senza amarle davvero

Proiettare il meccanismo consumistico sulla sfera affettiva comporta delle conseguenze disastrose. Pensiamo alle comuni abitudini di un consumatore medio: compra (in eccedenza), spreca, e se qualcosa non è perfetto o come se lo immaginava lo butta via. L’aspetto allarmante è che ormai lo si fa anche con le persone: se ne conoscono e frequentano molte ma appena qualcosa non va o semplicemente l’interesse viene meno, si mettono da parte e si ignorano, sparendo senza dare spiegazioni. L’aumento del fenomeno chiamato ghosting è un esempio di questa preoccupante attitudine. Ma qual è la ragione che spinge la maggior parte delle persone a comportarsi così? Perché oggi si preferiscono le relazioni “monouso”?

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Immaturità emotiva figlia dei tempi moderni

Non si può negare un malessere profondo alla base di tutto questo. La vita moderna scorre ad un ritmo molto difficile da sostenere e spesso ci sfugge inesorabilmente. C’è molta più insicurezza rispetto al passato e, purtroppo, crisi economiche, problemi legati all’inquinamento e tensioni internazionali non fanno pensare a un futuro sereno. La maggior parte delle persone si sente come “aggredito” dal mondo esterno, per questo motivo si rinchiude dentro di sé, per paura, principalmente. Per questo motivo si cercano amicizie effimere, senza troppo impegno. Frequentazioni che non ci facciano pensare ad una realtà troppo dura e che non richiedano troppi “investimenti” emotivi. Scavare a fondo, io incluso, spaventa, e quindi tutto ciò che implica approfondimenti, impegno e lavoro introspettivo viene evitato, relazioni incluse. Così facendo però non si cresce, si è destinati ad un eterno limbo di immaturità emotiva.

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Relazioni usa e getta

Inanellare relazioni superficiali fa perdere di vista l’ampio ventaglio di dinamiche che possono stabilirsi fra due persone, positive o negative, ma che aiutano a crescere emotivamente e a migliorare, lavorando su se stessi. Se si decide di non impegnarsi sul serio in una relazione, si rinuncia alle opportunità di crescita che questa offre e si rimane ad uno stadio egocentrico: il rapporto dura sinché può “dare” positività e nutrire l’ego della persona ma non appena sorgono complicazioni la stessa si tirerà indietro, abbandonando l’altro. Questo è il meccanismo della relazione “usa e getta”: ci si ferma alla superficie senza approfondire la conoscenza; non si ascolta chi si ha davanti e non si fa nessuno sforzo per cercare di capirsi. Non c’è spazio, non c’è tempo per fermarsi, guardarsi negli occhi, aprirsi, provare empatia. L’altro conta solo se può darci qualcosa, diversamente si passa al prossimo. Così, in serie, sostituibili come uno spazzolino.

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In realtà affrontare i problemi serve a crescere, ad osservare se stessi e l’altro, a non “buttare” ma “aggiustare”, lavorare sul miglioramento. È in questo modo che si costruisce una relazione e che questa diventa più matura, più profonda. E anche se, dopo aver provato, una soluzione non è possibile, si può comunque trarre esperienza e conoscenza e si può imparare a non ripetere gli stessi errori in futuro. Diamoci tempo e proviamo ad aprirci. Impariamo a rallentare e a vivere. Per davvero.

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Il Team di BreakNotizie

 

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