Scorie radioattive: ecco la posizione del Governo

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Nonostante il fatto che, almeno formalmente, siano state disattivate a seguito del referendum del 1987, le centrali nucleari italiane continuano a sprigionare una radioattività che potrebbe risultare molto pericolosa.

Secondo il giornalista Gianni Lannes, le prove possono essere facilmente rintracciate leggendo i dati forniti dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Tali dati sono stati elaborati partendo dalle informazioni contenute nell’annuario dei dati ambientali degli anni 2014 e 2015. L’Istituto, però, nella documentazione ha tralasciato un aspetto molto importante: nella provincia di Pisa vi è la centrale nucleare militare di San Piero a Grado che potrebbe ancora provocare inquinamento nucleare. Inoltre, nei dati ufficiali non vi è alcuna menzione nei confronti di altri siti che potrebbero ugualmente inquinare aria, acqua e sottosuolo.

Ma quali sono le conseguenze dell’inquinamento radioattivo? Purtroppo, i rischi che corrono tutti coloro che si trovano ad avere a che fare con un inquinamento di natura radioattiva sono molto alti poiché proprio l’esposizione ad agenti radioattivi può causare tumori molto difficili da combattere. I medici, infatti, hanno chiarito che addirittura quantità molto basse di agenti radioattivi potrebbero essere in grado di scatenare la comparsa di cellule tumorali. Lannes, però, non si limita a fare un’analisi di natura medica ma azzarda anche un’ipotesi riguardante un presunto coinvolgimento economico degli italiani proprio nella gestione del nucleare. Nella bolletta dell’elettricità, infatti, i cittadini pagano una quota fissa con la quale vengono finanziate le operazioni necessarie per smaltire i residui nucleari presenti sul territorio. Ma quale è il piano di smaltimento di tali scorie? Il denaro che costantemente viene versato dai cittadini nelle casse dello Stato a cosa è destinato? Tali interrogativi sono, senza alcun dubbio, legittimi oltre che pertinenti. Il fatto è che, però, la gestione delle scorie radioattive e, soprattutto, del loro smaltimento risulta non essere gestita in maniera ottimale.

Al momento, in Italia sono presenti 23 depositi in cui sono contenute scorie nucleari. A tali depositi devono essere anche aggiunte le aree in cui vengono stoccate le scorie in maniera illegale. Inoltre, per adesso il Governo non ha reso noto il numero delle zone che potrebbero essere idonee per creare un deposito cosiddetto ‘unico’ in cui raccogliere tutte le scorie radioattive. Tale deposito sarebbe il primo al mondo e, oltre alle scorie radioattive, conterrebbe anche i rifiuti di terza categoria. In ogni caso, ogni genere di ipotesi non può essere ancora confermata poiché il Governo, ad oggi, non ha fornito una versione ufficiale in materia di scorie radioattive. Una cosa, però, è certa: in breve tempo deve essere presa una decisione definitiva in modo tale da porre fine ad una questione che sta drammaticamente mettendo a repentaglio la salute dei cittadini. C’è da sperare, quindi, che ben presto vengano fornite direttive chiare e precise riguardo a questo argomento in modo tale da tranquillizzare i cittadini in merito all’ormai annosa e complessa questione della gestione e dello smaltimento delle scorie radioattive.

Il team di BreakNotizie