Sappiamo tutta la verità sull’incidente di Fukushima?

Sappiamo tutta la verità sull’incidente di Fukushima?

- in Ambiente
667
0

Nel 2011 a Fukushima ci fu un grave incidente al reattore nucleare: oggi scopriamo che la verità sulle conseguenze di quel fatto sono state tenute nascoste e molte inchieste sono state insabbiate.

L’informazione viaggia in fretta, e ciò che oggi fa notizia domani viene facilmente dimenticato. Anche noi lettori ci siamo talmente tanto abituati alla rapidità con la quale le notizie diventano obsolete che quasi non ci facciamo più caso, e ci scordiamo di quello che il giorno prima riempiva i titoli dei giornali.

Ma ci sono storie che sarebbe bene non dimenticare, perché un giorno potrebbero presentare un conto molto salato. Una di queste storie riguarda l’incidente accaduto nel 2011 presso i reattori nucleari dell’impianto di Fukushima Dai-ichi, in Giappone. L’episodio fu davvero tragico: i reattori si sono letteralmente fusi, dando vita ad un materiale radioattivo di estrema pericolosità che non si sa che fine abbia fatto. L’ipotesi più probabile è che sia filtrato nel terreno.

Le conseguenze di questo disastro potrebbero essere immani, perché la radioattività non si disperde ma può causa malattie e malformazioni anche dopo diverse generazioni, come ci sta amaramente insegnando l’incidente avvenuto a Chernobyl circa 30 anni fa. Ancora oggi nascono bambini malati, e la causa delle loro patologie, spesso terribili, è da rintracciare negli altri livelli di radioattività che ci sono ancora nella zona e che i loro genitori hanno assorbito.

Ma nella storia di Fukushima c’è qualcosa di anomalo. Mentre per Chernobyl sappiamo che ancora oggi l’area è pericolosa, nel caso della centrale giapponese l’emergenza è rientrata in pochissimo tempo. Anche se nessuno sa che fine abbia fatto il corium, il materiale derivato dalla fusione dei reattori, tutto è tornato alla normalità come se niente fosse successo. Soprattutto, nessuno ne parla più. Perchè?

La risposta è presto data. Gli organi di informazione giapponesi sono legati a doppio filo con il Governo di Abe: il giornalismo d’inchiesta non è neppure contemplato. A dimostrazione di questo raccontiamo la storia di una delle più note testate giornalistiche del Sol Levante, l’Asahi Shimbun. L’Asahi Shimbun vende ben 6,6 milioni di copie l’anno e aveva deciso di inaugurare una sezione dedicata al giornalismo d’inchiesta, prendendo come argomento proprio le conseguenze del disastro di Fukushima.

Molto presto sono incominciate le ingerenze politiche: uno dei reporter che lavoravano all’inchiesta, Makoto Watanabe, ha detto di aver lasciato il gruppo di lavoro perché non sopportava le pressioni governative. Per farla breve, alla fine la sezione del giornale è stata chiusa. Insomma non è un caso se il Giappone, nella classifica stilata da Reporter Senza Frontiere circa la libertà di stampa, sia piombato dall’undicesima posizione (2010) alla settantaduesima (2016).

Ma insabbiare la verità circa le conseguenze del disastro di Fukushima è estremamente pericoloso, perché esse si riveleranno anche alle generazioni future. Appare follia ipotizzare che Fukushima nel 2020 potrebbe ospitare alcune competizioni delle Olimpiadi.

Le politiche di imbavagliamento della stampa di inchiesta in Giappone sono state rese note da Martin Fackler con un articolo pubblicato dal Columbia Journalism Review 25 ottobre 2016. Adesso che il mondo sa, sarebbe opportuno che la comunità internazionale intervenisse, perché le ripercussioni della radioattività non riguardano solo il Giappone, ma tutti noi.

 

 

Il team di BreakNotizie

Commenti

commenti

You may also like

Il risveglio dell’Uomo ed il ruolo dell’Amore universale

Il mondo è dominato dai poteri occulti che