Rincari Covid: quando a pagare le mancanze dello Stato sono i cittadini

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Photo by Carli Jeen on Unsplash

Brutte sorprese per i consumatori nella fase 2: aumentano i prezzi di merci e servizi in alcuni esercizi commerciali a causa di una maggiorazione chiamata “contributo covid 19”.

La fase 2 è entrata ormai nel vivo e con la riapertura di alcune attività come saloni di parrucchieri ed estetisti, bar e ristoranti nello scontrino rilasciato è spuntata una nuova voce, causa di maggiorazioni sul prezzo finale. Il “contributo covid 19”, come recitano alcuni scontrini, corrisponderebbe ad una sorta di balzello non consensuale imposto al consumatore per ammortizzare le spese di messa in sicurezza.

Tassa Covid: il 25% in più sulle spalle dei clienti

La “tassa covid”, così soprannominata dal Codacons, si aggiunge agli altri rincari post lockdown, in media del 25% ma con massimi sino al 66% in alcuni casi, secondo i dati comunicati dall’associazione. Non sono mancate le reazioni indignate dei consumatori di fronte a questa imposizione fiscale che gli esercenti giustificano come un aiuto per le onerose spese sostenute per garantire il rispetto dei protocolli sanitari all’interno dei loro locali (sanificazione e messa in sicurezza).

In alcuni casi si tratta di 2-4 euro in più, in altri addirittura 10 euro in più, come segnalato dal Codacons per alcuni centri estetici che facevano pagare obbligatoriamente ai propri clienti un kit di sicurezza da indossare. Maggiorazioni anche nei bar: come denunciato dall’associazione, in centro a Milano si è arrivati a dover pagare 2 euro per un caffè espresso, il doppio rispetto a prima. A ricevere numerose segnalazioni su queste maggiorazioni di prezzo dovute alla “tassa covid” è stata anche l’Unione nazionale dei consumatori, che l’ha bollata come “una prassi scorretta che forse si sottrae anche da un punto di vista fiscale alla somma dovuta al consumatore”.

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[Fonte immagine: ilsole24ore.com]

Chi aiuta i commercianti?

Pretendere che le spese per poter riaprire e mettere il proprio locale in sicurezza gravino sui clienti non è proprio la scelta più felice e corretta. Occorre specificare che non è una decisione presa da tutti gli esercenti: molti hanno continuato a mantenere gli stessi prezzi, senza maggiorazioni per i clienti. D’altra parte è vero anche che si tratta di costi importanti, ai quali vanno affiancati  quelli dei corsi di aggiornamento per il personale, e a cui si aggiungono i mesi di chiusura che non hanno portato entrate a queste attività, ma soltanto spese. I titolari di questi esercizi commerciali avrebbero dovuto ricevere dei fondi statali in modo da essere supportati per quanto riguarda questo aspetto, ciononostante, al momento, tutto tace.

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Foto di Engin Akyurt da Pixabay

Il Team di BreakNotizie

 

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