Referendum: il No stravince e Renzi si dimette

Referendum: il No stravince e Renzi si dimette

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L’esito referendario è stato netto: il No ha stravinto con circa il 60% delle preferenze, provocando le dimissioni di Renzi. E adesso che cosa succederà?

Già qualche ora prima dell’inizio dello spoglio si era intuito ciò che stava accadendo: il presidente del Consiglio, infatti, aveva convocato la stampa per mezzanotte, un orario insolito. Un chiaro segnale che il risultato del referendum sarebbe stato contrario al governo che tanto si è speso negli ultimi mesi in favore del sì, ma forse neppure Renzi si aspettava una sconfitta di tale portata: i No hanno sfiorato il 60%, decretando in sostanza la fine della sua avventura da premier.

Una solenne bocciatura per la riforma costituzionale proposta dal suo governo, contro la quale i cittadini italiani sono andati a votare numerosi: l’affluenza è stata infatti superiore al 65%, la più alta degli ultimi anni. Inevitabile, dunque, il successivo passo del presidente del Consiglio, annunciato fin dai primi minuti della sua conferenza stampa. Per una volta, Renzi è stato di parola: aveva promesso le sue dimissioni in caso di sconfitta al referendum e così è stato.

Il premier è stato anche l’unico del fronte degli sconfitti a metterci la faccia, assumendosi le sue responsabilità, mentre altri che tanto avevano spinto per il sì alla riforma sono spariti, forse già pensando a ciò che sarà dopo; i calcoli politici in questi casi vengono prima di tutto, e molti esponenti del Pd non hanno perso tempo per smarcarsi da Renzi e dalla sua sconfitta, nonostante fino all’ultimo si fossero fatti fotografare al suo fianco, per “riciclarsi” e farsi trovare pronti qualsiasi sia lo scenario che si aprirà nelle prossime ore.

Ora tutto passa nelle mani di Mattarella, che riceverà ufficialmente le dimissioni di Renzi nelle prime ore del pomeriggio; il presidente della Repubblica potrebbe respingere le dimissioni del premier e chiedergli di formare un nuovo governo, oppure accettare la decisione del segretario del Pd e aprire le consultazioni di rito con i responsabili dei gruppi parlamentari per capire se è possibile dar vita ad una nuova maggioranza e di conseguenza ad un nuovo governo. In questo caso, è lecito aspettarsi polemiche roventi poiché per la quarta volta di fila si avrebbe un esecutivo non eletto: l’ultima volta che a decidere un governo furono le urne risale al 2008, quasi nove anni fa.

Il team di BreakNotizie

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