Pericoli per la salute a Melilli per i rifiuti pericolosi provenienti dall’Ilva

Pericoli per la salute a Melilli per i rifiuti pericolosi provenienti dall’Ilva

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A Melilli, in Sicilia, torna l’incubo dei rifiuti dell’altoforno dell’Ilva di Taranto. Molte associazioni chiedono spiegazioni al Ministero dell’ambiente, che parla di situazione “transitoria”.

Con una lettera inviata al Ministro dell’Ambiente, padre Palmiro Prisutto torna a portare in prima pagina il problema dei rifiuti dell’Ilva di Taranto che vengono di nuovo smaltiti in Sicilia. Una denuncia che è apparsa sulla pagina Facebook di padre Prisutto, e che è riassunta nelle parole “Ministro Galletti, basta con il traffico dei rifiuti dell’Ilva!”. Con lui sono scesi in campo anche alcune associazioni ambientaliste, che hanno espresso la loro preoccupazione per quanto riguarda la salute dei cittadini. Nella nota che è stata emessa congiuntamente da Don Palmiro Prisutto, da Legambiente Augusta, Natura Sicula e Decontaminazione Sicilia, si legge testualmente: “Chiediamo al ministro Galletti il blocco immediato del traffico di rifiuti dell’Ilva verso la Sicilia”.

Il caso dei rifiuti provenienti dall’Ilva era già arrivato alle cronache nel mese di aprile dello scorso anno, ed immediatamente c’era stata la richiesta di fare chiarezza su quanto stava avvenendo da parte delle associazioni ambientaliste, a cui aveva fatto immediato seguito la rassicurazione delle autorità. Ora l’incubo del rifiuto speciale, il “polverino d’altoforno”, residuo dei fumi dello stabilimento Ilva, torna ad essere attuale soprattutto per quanto riguarda i cittadini che abitano a Melilli e nelle vicinanze.

Secondo quanto segnala Legambiente, ogni settimana da circa un mese, un gruppo di trenta camion partono da Taranto alla volta di Catania, con un carico proveniente dall’Ilva, ed una volta arrivati nel porto etneo, vengono fatti proseguire verso la discarica di Melilli. Legambiente ha precisato che ognuna di queste spedizioni comporta l’arrivo nella discarica situata nella provincia di Siracusa di almeno 900 tonnellate di rifiuti che fanno parte delle circa 100mila tonnellate che devono essere smaltite. All’epoca delle prime segnalazioni e proteste, nell’aprile dello scorso anno, Gianluca Galletti, ministro all’Ambiente, nella sua risposta fornita in una seduta del Parlamento, aveva definito “transitorio”, il conferimento, dichiarando altresì che i rifiuti in questione sarebbero stati successivamente riportati indietro e nel momento in cui l’Ilva avesse messo in atto “il piano di gestione dei rifiuti aziendali e avviato nuovi impianti autorizzati di discarica”, smaltiti a Taranto.

Ora, a distanza di oltre un anno, l’arrivo nel porto etneo di altri carichi degli stessi rifiuti ha fatto scattare nuovamente un campanello d’allarme. Anche in questo caso è stato il ministro Galletti a rispondere ed in un’intervista rilasciata ad un telegiornale ha rassicurato i cittadini confermando che il conferimento di rifiuti alla discarica di Melilli andrà a diminuire. Una risposta che non ha certamente rassicurato gli amministratori della zona, che dopo le parole attendono i fatti. Pippo Cannata, sindaco di Melilli, nel cui territorio si trova la discarica, ha parlato di “Rassicurazioni teoriche e superficiali” che non bastano, aggiungendo di pretendere da parte del ministero “spiegazioni ufficiali e circostanziate”. Nel frattempo il gruppo del Movimento 5 Stelle dell’Assemblea Regionale Siciliana ha chiesto un’audizione del ministro Galletti presso la commissione Ambiente e anche un intervento, in merito alla vicenda, da parte del governatore della Sicilia, Rosario Crocetta.

Il timore maggiore è quello che il polverino d’altoforno, contenga al suo interno tracce di diossina, ed è per questo che molti chiedono che i rifiuti dell’Ilva vengano sottoposti ad analisi da parte di organi preposti come Arpa ed Ispra, ed inoltre che sia verificata l’adeguatezza per il trattamento di rifiuti speciali di questo tipo, degli impianti di smaltimento presenti nella discarica Clisma.

 

 

Il team di BreakNotizie

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