Pendolaria 2014: le 10 peggiori linee ferroviarie italiane

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Il 18 dicembre Legambiente presenterà il Rapporto “Pendolaria 2014″, sullo stato della mobilità su rotaia nel nostro Paese, ma i dati e la classifica delle 10 linee peggiori sono già stati diffusi. Il quadro che ne risulta non è dei più incoraggianti e vengono evidenziate delle situazioni particolarmente gravi.

Legambiente ha realizzato una vera e propria classifica delle linee ferroviarie che presentano maggiori criticità e lo ha fatto in base all’analisi di situazioni oggettive e alle proteste di chi quelle linee le usa per andare al lavoro o a scuola ogni giorno e che deve fare i conti con delle difficoltà al momento insormontabili:

  1. Al primo posto troviamo la linea Roma Termini-Ciampino-Castelli Romani – 3 linee che hanno in comune la vetustà delle infrastrutture e che a Ciampino confluiscono in un unico binario. Un bacino potenziale di 450.000 utenti e problemi diffusi anche su altre linee dell’area romana.
  2. Al secondo posto la Circumflegrea – Presenta problemi di sovraffollamento e ritardi. Molte stazioni sono fatiscenti, abbandonate e vandalizzate, spesso prive di biglietteria e obliteratrici. Problemi simili affliggevano anche la linea Cumana, che però nella seconda metà dell’anno sono stati in parte risolti.
  3. Terzo posto per la Bergamo-Milano – I tempi di percorrenza sono quelli di 30 anni fa (60 km/h) in carrozze sovraffollate e sporche. A poco sono serviti i recenti potenziamenti e investimenti realizzati sulla Milano-Treviglio e sulla Treviglio-Bergamo.
  4. Quarta in classifica la Siracusa-Ragusa-Gela – La Siracusa-Gela non è ancora elettrificata, è a binario unico, con un solo diretto che collega le due città. Anche qui i tempi di percorrenza sono quelli di 20 anni fa, mentre le biglietterie sono per lo più assenti.
  5. Al quinto posto il Veneto con la Portogruaro-Venezia – L’offerta del servizio è molto diminuita, soprattutto negli orari serali e festivi, in modo particolare per i regionali.
  6. Sesta invece la Catanzaro Lido-Lamezia Terme – 42 km a binario unico, è stata classificata come “a scarso traffico”. Le sue carenze sono state supplite dalle linee dell’autobus.
  7. Al settimo posto il caso delle 14 linee che sono state tagliate in Piemonte – la Santhià-Arona, la Pinerolo-Torre Pellice, la Cuneo-Saluzzo-Savigliano, la Cuneo-Mondovì, la Ceva-Ormea, la Asti-Castagnole-Alba, l’Alessandria-Castagnole-Alba, la Asti-Casale-Mortara, la Asti-Chivasso, la Novi-Tortona, l’Alessandria-Ovada, la Vercelli-Casale Monferrato e la linea Sesto Calende-Oleggio.
  8. Ottava in classifica la Salerno-Potenza – I ritardi sono costanti e le soppressioni frequenti. La velocità di percorrenza non supera i 50 km/h e i tempi arrivano alle 2 ore e mezza. La situazione nell’ultimo anno è pure peggiorata. Criticità anche per la Foggia-Potenza.
  9. A fine classifica troviamo la Campobasso-Isernia-Roma – treni troppo datati e 75 km percorsi su un unico binario, tra Campobasso e Roccaravindola, con i conseguenti rallentamenti che questo crea. Nel 2013 sono inoltre state chiuse le biglietterie a Isernia e a Campobasso.
  10. Ultimo posto per la Cremona-Piacenza – da fine 2013 tutti i treni della linea sono stati soppressi e sostituiti con autobus, che impiegano 20/30 minuti in più, rispetto alla relativa linea del treno.

Tutto questo perché dal 2009 i fondi messi dallo Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono stati tagliati del 25%, mentre quelli per il servizio ferroviario regionale sono diminuiti dal 2010 ad oggi del 6,5%. Le Regioni infatti, dopo che nel 2001 le competenze sui treni pendolari sono state trasferite a loro, sono rimaste nella più totale immobilità, con finanziamenti che non superano in media, lo 0,35% dei bilanci.

Per quei tre milioni di cittadini che ogni giorno prendono il treno per andare a lavorare o gli studenti per raggiungere scuole e università, la situazione diventa sempre più difficile a causa di treni troppo spesso vecchi, lenti e in ritardo.

Autentici drammi giornalieri si vivono sulle linee della Campania, del Veneto, del Piemonte o del Lazio. Di fronte a questa vera e propria emergenza nazionale, occorre un cambio di rotta della politica. È vergognoso che il Governo non intervenga.

La maggior parte delle Regioni poi, a fronte di una diminuzione e di un peggioramento dei servizi, ha stabilito aumenti delle tariffe che dal 2010 in Liguria sono arrivati a un +41,24% e in Piemonte a un +47,3%. Condizioni che i cittadini non sono più in grado di sopportare.

 

 

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