Passera lo sapeva che era azionista dell’Opus Dei?

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– Federica Bani –

C’era una volta il Campus Biomedico, l’amministratore delegato di una grande banca e una setta cristiana. Poi il banchiere diventa ministro…

56.000 euro in regalo. A chi non è mai successo? Il ministro Corrado Passera ha ceduto a gennaio le sue azioni del Campus Biomedico, ospedale e centro universitario di Roma, a Raffaele Nappi, suo caro amico da più di quarant’anni.

Peccato che l’amicizia sia l’unica motivazione che l’ha mosso ad una così generosa cessione.

Il fortunato acquirente delle azioni, che corrispondono a niente meno che lo 0,11% del capitale dell’intera società che gestisce il Campus, non è infatti né un imprenditore né un professionista né un banchiere.

Il ministro, davanti alle telecamere di Report a maggio, si è giustificato dicendo che «Nappi è una delle persone più impegnate nel progetto dove da più di vent’anni è un attivo volontario».

Quello che non risulta chiaro in questa sospetta donazione è il perché della loro così profonda conoscenza. 40 anni di partite a calcetto insieme o si tratta di un legame più profondo, legato alla condivisione di principi cristiani?

Passera e Nappi sono entrambi da tempo in stretti rapporti con l’Opus Dei. Per l’esattezza Nappi è il vicedirettore del Centro Elis, ente targato Opus Dei, mentre Passera è, o meglio era, finché non cedette tutte le sue proprietà all’amico, uno dei soci più eminenti della società gestita direttamente dall’Opus Dei.

Fu proprio il reverendo Josémaria Escrivà de Balaguer infatti, il Santo Padre fondatore dell’unica prelatura papale esistente: l’Opus Dei, l’ideatore e il finanziatore del progetto del Campus Biomedico.

Che sia stato qualcuno a consigliare a Passera la cessione a titolo gratuito di tutte le sue azioni a un esponente così di rilievo all’interno dell’Opus o si tratta di semplice coincidenza?

Campus tra l’altro finanziato oltre che da enti pubblici, anche da importanti istituti di credito quali la Monte dei Paschi di Siena, il Banco Popolare Veronese, e ancora da Luisa Todini, ex europarlamentare di Forza Italia e dai due banchieri Carlo Salvatori e Carlo Monorchio, quest’ultimo, già ragioniere generale dello stato. Ci sono anche due fondazioni di Zurigo che detengono parte delle quote azionarie del Campus: la Limmat e la Uninter Stiftung. Banche che avevano già finanziato, in passato, progetti a livello internazionale, sempre per conto dell’Opus Dei: la cosiddetta “Santa Mafia”.

Strane connessioni quelle di un ente che promuove principi di pentimento e privazione, con grosse imprese azionarie con intenti prettamente economici e commerciali.

Quando si dice che gli affari è meglio gestirli tutti in famiglia: l’Opus Dei, per questo aspetto, è sicuramente un modello da emulare.

 

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