Olio usato: ecco perché non devi buttarlo

Olio usato: ecco perché non devi buttarlo

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Il rifiuto prodotto in cucina può essere rigenerato e poi trasformato in biodiesel: evitiamo quindi di buttarlo nel wc o nel lavandino!

Dove va a finire l’olio esausto delle cucine? Generalmente nello scarico del lavandino o del water. In realtà esiste un modo più virtuoso per impiegare questo rifiuto, che può trasformarsi invece in una preziosa risorsa, con notevoli vantaggi per l’economia e l’ambiente. L’olio infatti può essere trasformato in biocarburante.

È sufficiente un chilo di olio vegetale esausto, da quelli per i prodotti sott’olio sino a quelli impiegati per la frittura, per inquinare una superficie d’acqua pari a 1000 m quadrati, questo poiché impedisce l’ossigenazione di fauna e flora sottostanti. Pertanto, se smaltiti nella rete fognaria, gli oli vegetali ne pregiudicano il corretto funzionamento intasando depuratori e condutture. La depurazione delle acque inquinate da questo scarto di cucina richiede costi ingenti, oltre 1 euro per ogni litro.

Il Consorzio Conoe, associazione senza scopo di lucro, si occupa in Italia della raccolta dell’olio vegetale esausto. Dalle 15 mila tonnellate recuperate nel 2002 si è passati alle oltre 65 mila l’anno scorso. Un incremento notevole che in grossa parte dipende da attività come bar, friggitorie, ristoranti e stabilimenti alimentari industriali. All’appello però manca un intero universo sommerso: quello delle realtà casalinghe e dei singoli cittadini: ogni anno infatti le famiglie italiane producono oltre 180 mila tonnellate di olio esausto. È proprio qui che si cela il 64% del potenziale raccoglibile, una sorta di “tesoretto”, che potrebbe far lievitare la raccolta annua sino a 200 mila tonnellate.

In realtà, quasi tutto l’olio consumato nelle case viene poi disperso nelle fognature ed organizzare una sorta di raccolta “porta a porta”, esclusi i piccoli centri, sarebbe una vera e propria mission impossible. Per tale motivo spesso si punta sul conferimento presso le isole ecologiche comunali. Molte città italiane si stanno attrezzando per far fronte a questo problema, ma il passo successivo spetta ai cittadini: munirsi di recipienti per raccogliere i diversi tipi di oli esausti e poi consegnarli all’isola ecologica è un semplice gesto che dovrebbe iniziare a far parte delle nostre abitudini civiche.

Ma che fine fa l’olio esausto raccolto? L’85% viene rigenerato e diviene biodiesel che consente un risparmio annuale sulla spesa energetica del Paese pari a 17 milioni di euro. Il valore economico creato da questa filiera virtuosa va oltre i 30 milioni di euro, con ricadute positive anche nel settore occupazionale. Il biodiesel viene commercializzato soprattutto nel settore del riscaldamento e viene impiegato come combustibile da autotrazione principalmente dalle aziende di trasporti. Si spera che, presto, questo biocarburante possa essere impiegato anche per le comuni auto dei cittadini.

Il Team di Breaknotizie

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