Nobel per la Medicina 2015 e malattie della povertà

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Il premio Nobel per la medicina 2015 è stato assegnato a Youyou Tu, Satoshi Omura e William Campbell per l’impegno che negli anni hanno mostrato nei confronti della lotta contro le malattie legate alla povertà. Dal giorno della premiazione si sono rincorsi sul web una serie di commenti entusiasti rivolti ai vincitori, pregni di ringraziamenti per quanto fatto negli ultimi anni, in particolare per essere riusciti a mantenere in vita così tante persone grazie alle loro scoperte.

Le motivazioni dell’assegnazione sono state piuttosto semplici, anche se dense di significato: il comitato del Premio Nobel, infatti, ha riconosciuto che gli studi dei tre scienziati sono stati in grado di influire positivamente sulla vita di centinaia di milioni di persone, in particolare nei Paesi più poveri del mondo. Stando alle stime dell’Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, solo negli ultimi quindici anni le morti legate alla malaria sono diminuite del 47% nel mondo e del 54% solo nel continente africano. Un tasso più che confortante se spalmato in un periodo di tempo così ridotto.

A commentare la notizia dell’assegnazione del Premio Nobel e le implicazioni scientifiche ed etiche delle ricerche dei vincitori è il Direttore Scientifico dell’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, il dottor Giuseppe Ippolito. Il dottor Ippolito si dice particolarmente contento e colpito dalla scelta di assegnare il Premio Nobel a tre parassitologi: tre scienziati che con i loro studi hanno donato una sferzata di fiducia nella lotta contro le malattie legate alla povertà.

Fra le motivazioni elencate dal Comitato per l’assegnazione del Premio Nobel si evidenziano le conseguenze incommensurabili legate alle ricerche dei tre scienziati. Nel caso della onocerchiasi, una pericolosa malattia che porta alla cecità, per esempio, le tecniche messe a punto dai tre studiosi hanno permesso la produzione di un farmaco, l’Ivermectina, che sostituisce il rimedio farmacologico precedente, particolarmente tossico. Somministrando l’Ivermectina ogni sei mesi, per un arco temporale di dieci anni, il virus che dà origine alla patologia può essere completamente debellato, salvando la vista di chi ne è colpito.

Fra le ricerche dei tre scienziati, inoltre, spiccano i numerosi studi sull’artemisia, una particolare sostanza di origine naturale, impiegata nell’antichità dalla medicina cinese come antidoto contro la febbre. Attualmente, in seguito agli studi scientifici conclusi con successo, l’artemisia viene impiegata come farmaco per sconfiggere la malaria: un grosso passo avanti verso la completa soppressione di una delle malattie più pericolose nel continente africano.

Attualmente, infatti, l’Oms stima che la malaria sia ancora la causa di morte per ben 450.000 persone ogni anno, molti dei quali bambini. La diffusione della patologia è essenzialmente legata alle condizioni di povertà ampiamente diffuse nella popolazione. Sempre secondo l’Organizzazione, inoltre, in seguito alla sostituzione dei dannosi ‘ddt’ con i rimedi più moderni, ma meno efficaci, anche l’Europa potrebbe essere colpita da un’ondata della malattia entro il 2050.

Ciò che ci si aspetta in seguito all’assegnazione del Premio Nobel ai tre scienziati è proprio il reinvestimento dei finanziamenti nella lotta contro queste malattie mai sconfitte, auspicando una definitiva realizzazione di un vaccino efficace.

Il team di BreakNotizie