Musica: la storia di Elton John

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C’era una volta…molte favole e storie vere iniziano in questo modo.

E dunque…c’era una volta un giovanissimo commesso in un negozio di dischi, che per arrotondare i guadagni si esibiva in alcuni locali come semplice pianista. Il suo nome è Reginald Kenneth Dwight, londinese classe 1947, e a più di qualcuno potrebbe dire ben poco. La reazione sarà ben diversa se si aggiunge che quel giovanissimo commesso, ansioso di sbarcare il lunario con un piccolo gruppo in cui suona il pianoforte elettrico, alle soglie della maggiore età conierà per sè il nome d’arte di Elton John.
Timido, impacciato ma dotato di un talento naturale per la musica, Elton si avvicina al pianoforte a soli 3 anni, e a 11 vince una borsa di studio per la Royal Academy of Music di Londra, nella quale però non completerà mai gli studi. Sono i primi anni ’60, l’Inghilterra è in fermento culturale e non è facile farsi largo, ma il 16enne Elton (allora solo Reginald) comincia a farsi conoscere con i suoi Blueslogy, e viene messo in contatto con il giovane paroliere Bernie Taupin. È la svolta.

NASCE IL MITO

Tra Elton e Taupin nasce un’intesa quasi naturale che produrrà pezzi particolari, più elaborati della media, difficili da “piazzare”. Il suo primo album, Empty Sky (1969) non avrà grande riscontro di pubblico, ma la casa discografica produttrice DJM vede lontano e regala loro un’altra chance. La scelta si rivela azzeccata e il secondo album, Elton John (1970) sarà il suo primo vero successo commerciale, trascinato dall’iconica Your Song. Sotto l’ala protettrice della DJM viene organizzato il primo tour oltreconfine, con una location d’eccezione: il Troubadour Club di Los Angeles. Dopo la Gran Bretagna anche gli Stati Uniti cominciano a scoprire il mito Elton John, che negli anni ’70 (spinto da un contratto piuttosto stringente con la sua casa discografica) produrrà numerosi altri album, alcuni immortali come Tumbleweed Connection (1970), Honky Chateau (1972, con la storica Rocket Man), Don’t Shoot Me I’m Only the Piano Player (1973), Captain Fantastic and the Brown Dirt Cowboy (1975) e A Single Man (1978). In quegli stessi anni Elton costruisce anche il proprio personaggio e il proprio stile sgargiante ed eccessivo, e annuncerà al pubblico la propria omosessualità in tempi in cui era ancora qualcosa di assolutamente mal visto.

IL LIEVE DECLINO: GLI ANNI ’80-90

Gli anni ’80 scorreranno tra luci e ombre, con Elton che sembra perdere la testa scivolando nella dipendenza da alcool e droghe, ma riuscendo comunque a tenersi bene a galla grazie alla partecipazione ad eventi come il Live Aid ’85. Non mancano inoltre album di buon successo e valido livello artistico come 21 At 33 (1980) e Reg Strikes Back (1988), il cui titolo simboleggia la sua ripresa dopo un tumore alla gola che sembrava poter porre fine alla sua carriera.

GLI ANNI RECENTI

Dell’Elton John degli anni ’90 si ricordano soprattutto la nascita della EJAF, fondazione benefica attivissima nella lotta all’AIDS (1992), la sua composizione della colonna sonora del film Disney Il Re Leone (1994) e la splendida versione di Candle In The Wind cantata nel 1997, in occasione dei funerali di Lady Diana. Negli anni 2000 e 2010 il suo mito splende ancora, a partire dal 2001 col valido Songs From the West Coast, passando per PeachTree Road (2004) e per Billy Elliot Musical (2005), tratto dall’omonimo successo cinematografico. Nel 2013 una nuova collaborazione per colonna sonora al servizio del film d’animazione Gnomeo e Giulietta, e quello che ad oggi è il suo ultimo album in studio, il valido The Diving Board. Una carriera quarantennale, e probabilmente nessuna voglia di smettere. Elton John continua ad aver voglia di stupire, e a farlo con la sua classica nonchalance che ha contribuito a renderlo un idolo del pubblico di tutto il mondo.

Il team di BreakNotizie