Mancanza di cultura digitale e burocrazia: i limiti della crescita industriale in Italia

236

La realtà imprenditoriale italiana è frutto principalmente del Made in Italy, ancora troppo poco tutelato e supportato a livello governativo. Va da sé che il quadro industriale del nostro paese è costituito principalmente da società appartenenti alla categoria delle PMI o Piccole e Medie Imprese che hanno all’apice della loro lista di priorità quella del capitale umano. La moda ad esempio, siamo nella settimana della Fashion Week milanese e se è vero che l’haute couture può contare sui brand del lusso, i tessuti e la sartoria artigianale restano ad opera di imprese di piccolo e medio calibro, le quali danno il loro contributo vitale in supporto a queste multinazionali. 

Eppure, nonostante la loro ragione di esistere appaia lapalissiana, oltre la metà di queste PMI faticano a sopravvivere, i dati sono quasi allarmanti: il 20% non riesce a superare lo scoglio dei due anni di vita (entro i quali si esauriscono anche i contributi statali e della comunità europea) e il 40% non arriva ad un lustro di fatturato, abbassando le serrande e rinunciando a quel progetto imprenditoriale. E quelle che sopravvivono si collocano in posizioni poco incoraggianti nelle classifiche europee, con un’ampia spaccatura tra Mezzogiorno d’Italia, che rientra nelle peggiori 20 realtà aziendali comunitarie con la palma nera alla Calabria, e il Nord che riesce a collocarsi tra il 133° posto del Friuli Venezia Giulia e il 127° posto per l’Emilia Romagna, regione più virtuosa.

Ma quali sono le cause di questa realtà così apparentemente disastrosa? Sicuramente una mancanza di cultura digitale, che in Italia – soprattutto al Sud – fatica a prendere piede e la burocrazia che ruba fino a 36 giorni all’anno agli imprenditori per essere espletata. Un dispendio di tempo e di risorse economiche che risultano essere il vero limite alla crescita e il freno allo sviluppo di un intero paese. 

Del resto neppure il Governo fa molto per tutelare queste realtà, nella legge di Bilancio del 2020 infatti uno dei punti più interessanti è il taglio del cuneo fiscale, ma esso – seppur è un primo passo – attualmente interessa esclusivamente i lavoratori e non le imprese che potranno, in corso d’opera, contare solo su un alleggerimento dell’IRPEF e sul bonus al 100% per l’assunzione di apprendisti, se al di sotto dei 9 dipendenti. A questo si aggiungono le scadenze fiscali, la difficoltà a tenere il passo con la loro contabilizzazione e la gestione delle fatture online che richiedono competenze digitali ed informatiche, non alla portata di tutti in questo panorama nazionale. 

Sono proprio questi aspetti contabili e burocratici a smorzare sul nascere l’entusiasmo di chi vuole mettersi in proprio e aprire una piccola realtà imprenditoriale; fatture, preventivi, modelli di tassazione da compilare e pagare entro la data di scadenza rappresentano per molti un limite invalicabile. È per questo che molte delle società di successo hanno deciso di arginare il problema affidandosi al supporto di un software di fatturazione, come Fatture in Cloud, che permette di avere tutto contabilizzato al suo interno, in maniera organica e sempre disponibile da remoto sul proprio dispositivo mobile. 

La sua nascita è attribuibile ad una startup italiana che si incasella bene nelle stesse dinamiche delle PMI a cui offre supporto, nel 2014. In un solo anno l’afflusso di clienti che ne hanno usufruito è arrivato a 9000 per arrivare a 350000 nel 2019. 

Sempre più professionisti si affidano al regime forfettario, e per loro nasce un pacchetto promozionale con la creazione di un account che include tutti i servizi migliori (tranne la fatturazione elettronica a cui i forfettari non sono obbligati) per un valore totale di più di 200€ + IVA l’anno. Ad oggi già 4.000 regimi forfettari hanno aderito alla promo. Con il proprio account ogni proprietario di PMI può creare preventivi e fatture al volo, con i modelli preformati, anche fuori dall’ufficio direttamente in loco con il cliente. E per i clienti smemorati? Il software invia loro i solleciti di saldo impostando in principio la data del suo inoltro e la sua programmazione, esattamente come i memorandum di pagamento dei modelli F24 e delle scadenze personalizzate. L’account può essere condiviso con il proprio commercialista, in maniera del tutto gratuita, che potrà occuparsi in autonomia della gestione finanziaria dell’attività in concessione.