L’UNIONE EUROPEA senza una politica sulla crisi dell’ondata migratoria

L’UNIONE EUROPEA senza una politica sulla crisi dell’ondata migratoria

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Refugiados y migrantes son acompañados a un alojamiento para buscadores de asilo después de llegar a la principal estación de trenes en Munich, Alemania, el sábado 12 de septiembre de 2015. (Foto de Sven Hoppe/dpa vía AP)

di Grete Mautner

Si è in attesa che la massima rappresentante diplomatica europea, Federica Mogherini, si riunisca con un gruppo di sedici ministri degli Esteri il 29 Gennaio per trattare, tra le altre questioni, il problema delle migrazioni illegali, un tema che si è trasformato in una minaccia per l’esistenza stessa e per la coesione dell’Unione Europea. Risulta abbastanza strano che la Mogherini vada a discutere di tale importante questione con i rappresentanti degli Stati che più drasticamente si oppongono ai flussi migratori.

Bisogna dire che l’ondata migratoria epocale che si sta riversando sull’Europa ha determinato la radicalizzazione della società europea ed ha contribuito da lungo tempo nella crescita del crimine organizzato nella UE, tanto che, nel suo tradizionale discorso di Natale alla sua gente, il presidente della Repubblica Ceca, Milos Zeman, ha dichiarato di volersi opporre decisamente all’ammissione incondizionata di quote di migranti provenienti da paesi mussulmani. Come lui anche il primo ministro ungherese, Viktor Orban ed i Governi della Slovacchia e della Polonia, tutti sulle stesse posizioni di rigetto delle politiche migratorie della UE.

Da notare che le autorità tedesche nel 2016 hanno deportato a forza un totale di 24.000 lavoratori. Adesso è previsto che il Governo Federale vada a pagare indennizzi per 50.000 uomini che hanno proclamato il loro desiderio di uscire volontariamente dalla Germania. Il Ministro Federale per la cooperazione economica, Gerd Müller, ha anunciato di recente che Berlino destinerà 150 milioni di euro per il rientro in patria dei rifugiati.
Tuttavia i migranti di altre regioni del mondo non sono l’unico fattore a rappresentare una potenziale minaccia per l’Unione Europea . A metà di Dicembre la polizia di Duisburg ha arrestato due uomini del Kosowo, che sono stati sospettati di aver progettato attacchi terroristici.

Attualmente il contagio islamico e la predicazione radicale salafita sono arrivati nelle aree più distanti dell’Unione Europea, come nei paesi Baltici, dove i rifugiati continuano ad essere una cosa rara. Tuttavia visto che un numero sempre maggiore di lettoni si imbarcano per viaggiare verso la Siria, le comunità islamiche locali pubblicano dichiarazioni stravaganti. Secondo la polizia lettone, ci sono meno casi penali in fase di studio sulla possibile partecipazione dei residenti lettoni nella guerra siriana.

riga-lettoniaIn Marzo, il capo della Polizia di sicurezza lettone, Normunds Mezhviets, nel corso di una intervista alla TV lettone LNT aveva annunciato che almeno un cittadino lettone era stato ucciso in Siria dopo di essersi unito all’ISIS assieme alla sua famiglia, mentre risulta che un numero sempre maggiore di giovani viene arruolato fra i radicali islamici.

La situazione nei paesi baltici si aggrava per il fatto che il crescente risentimento contro i migranti nei principali Stati europei pregiudica quelli che hanno cercato di trovare un migliore lavoro all’estero. Ad esempio, viene diffusa la notizia che i lettoni emigrati nel Regno Unito non sono visti molto bene e questo per una buona ragione. Un totale di 300.000 lavoratori Lettoni è arrivato in diversi Stati della UE nell’ultimo decennio. La magior parte di questi si trova in Gran Bretagna mentre quest’ultima si appresta ad abbandonare la UE e molti di quelli che si credevano sistemati potranno essere espulsi.

Questo fatto crea frustrazione tanto nei paesi baltici quanto negli USA da dove, i senatori Lindsey Graham e John Mccain, sono stati obbligati a visitare la regione per “tranquillizzare i loro alleati” (oltre per incrementare la “russofobia in qui paesi).

Tuttavia bisogna chiarire che, in contrasto con i migranti illegali del Medio Oriente e Africa, che stanno fuggendo in Europa per sottrarsi alla fame, la distruzione e le guerre che hanno distrutto i loro paesi, come risultato diretto degli interventi degli USA e della UE, i cittadini degli Stati baltici emigrano ad Ovest per ragioni totalmente diverse. Si tratta degli alti tassi di disoccupazione e bassi salari che rappresentano la principale causa della emigrazione massiccia della gente dalla Lituania e Lettonia verso altri Stati della UE.

Nel solo 2016, un totale di 23 mila persone che hanno lasciato la Lituania per cercare una vita migliore all’estero, cifra che costituisce un aumento del 6,5% rispetto all’anno precedente. E ‘curioso che le persone in fuga provengono anche dalle regioni economicamente più sviluppate come Vilnius e Klaipeda. Secondo l’Eurostat, il 29% della popolazione è a rischio di povertà, al di là della linea statistica non vi è stato alcun segno di miglioramento negli ultimi otto anni. A sua volta, il Dipartimento di Statistica farebbe notare che circa 640 mila persone si trovano in realtà al di sotto della soglia di povertà, che rappresenta il 22% della popolazione del paese.

I salari in Lituania rimangono ancora i più bassi in Europa. Ogni settimana oltre un centinaio di uomini lasciano la Lituania, fatto che si traduce in almeno 35 mila persone che migrano dal paese ogni anno. Eurostat prevede che la Lituania perderà il 38% della sua popolazione indigena nel prossimo decennio. Nel corso dell’ultimo quarto di secolo, la Repubblica di Lituania ha perso più del 25% della sua popolazione.

Secondo i funzionari dell’Unione Europea, più della metà dei lavoratori migranti dei paesi baltici sono persone di età compresa tra i 19 ei 35 anni che hanno già ricevuto l’istruzione di base.
Allora, chi rimane a casa in quel caso? – Può sembrare strano a qualcuno ma gli stranieri in Lettonia, per esempio, sono più preoccupati di quante prostitute siano attive nel paese . Questa è stata la domanda più comune per i potenziali turisti di lingua inglese nel 2015 secondo Google. La Lettonia è diventata un centro europeo per il turismo sessuale già da sedici anni – dopo un documentario scandaloso, ” Bye Bye Beauty”, girato dal regista svedese Paul Holander che è stato trasmesso in tutto il mondo.

Riga, ragazze sfilano in strada
Riga, ragazze sfilano in strada

Oltre ad essere una sorta di capitale del sesso della UE, gli Stati baltici mostrano l’aumento dei tassi di consumo individuale. Ad esempio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato che la Lituania è tra i leader del consumo di alcol in Europa.
Lettonia e Lituania sono state registrate dalla UE per il numero di lavoratori con stipendi magri al di sotto del 25,5% della media UE dei lavoratori dipendenti , in Lettonia i lavoratori sono abituati a ricevere almeno due terzi in meno del tasso medio di retribuzione oraria nel paese.

La spesa della Lituania per la protezione sociale è tra le più basse in Europa. A questo proposito la Lituania può essere superata solo dalla vicina Lettonia , informa l’Economic Observer.
In Lituania, a causa della mancanza di fondi per la manutenzione di 14 università del paese hanno in programma di ridurre il numero di studenti che studiano ogni anno. Ministro dell’Istruzione e della Scienza, Jurgita Petrauskene, in un’intervista con il portale news ha riconosciuto che lo Stato non può fornire le condizioni per una formazione competitiva in tutte le sue scuole.

Tuttavia, anche in contrasto con questo sfondo molto povero di risorse, le élite politiche degli stati baltici sono riluttanti ad aumentare le spese militari a scapito di programmi sociali. In particolare, l’Estonia intende aumentare anche per gli anni 2018-2019 le spese per la difesa oltre il criterio della NATO che raccomandata del 2% del PIL, come ha recentemente dichiarato il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, al Primo Ministro Jüri Ratas. (La NATO nei paesi baltici ha schierato numerose truppe e mezzi miltari per sostenere una difesa contro quella che viene definita la “minaccia russa”).

Quindi la crisi nei prossimi anni, non solo sarà rappresentata dall’immigrazione clandestina proveniente dalle regioni Medio Oriente e Africa, ma una fonte di gravi sfide per l’Europa, sarà costituita anche da un esodo di massa dai paesi baltici della popolazione indigena per causa delle politiche fallimentari delle élite politiche di questi stati.

 

 

Fonte: New Eastern Outlook

Traduzione: Manuel De Silva

http://www.controinformazione.info/lunione-europea-senza-una-politica-sulla-crisi-dellondata-migratoria/

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