L’Occidente si defila in Siria: per combattere l’Isis serve l’aiuto di Assad

495
occidente-si-defila-in-siria

La battaglia contro lo Stato Islamico è diventata una priorità per l’Occidente dopo gli attentati di Parigi dello scorso novembre, un obiettivo così importante da farne passare altri in secondo piano. E da spingere gli Stati Uniti a cercare nuove alleanze, rompendo le vecchie. Ciò è quanto si può dedurre dalla denuncia fatta dalle forze ribelli siriane, dopo l’intervista rilasciata alla Bbc da un capo gruppo dei ribelli: “L’Occidente ci ha abbandonati, ci ha venduto ai russi” è stato il grido di aiuto lanciato dall’esponente dell’esercito ribelle.

La battaglia contro il regime di Assad, aiutato dagli hezbollah libanesi e dalle milizie irachene, si è fatta sempre più complicata negli ultimi tempi e pare destinata a fallire senza più l’appoggio degli Stati Uniti che inizialmente avevano deciso di supportare i gruppi ribelli a livello finanziario. I motivi dietro la decisione di non fornire più sostegno all’esercito ribelle sono diversi, primo fra tutti la sempre minor convinzione che i ribelli siano in grado di vincere la loro guerra contro l’esercito di Assad, che sta riconquistando la provincia di Aleppo e bloccando i rifornimenti che arrivano attraverso la frontiera con la Turchia.

Ma non c’è solo questo: l’America e l’Occidente non si fidano più dei ribelli soprattutto perché questi ultimi risultano divisi fra loro e finora non si sono dimostrati in grado di avere la meglio sull’esercito lealista di Assad e neppure di contrastare in maniera efficace lo Stato Islamico. A ciò si aggiunge il fatto che, a dispetto del nome, i ribelli moderati hanno dimostrato di avere poco di moderato, stringendo alleanze con gli esponenti siriani di Al Qaeda. Altri gruppi di ribelli, invece, risultano essere jihadisti a tutti gli effetti.

È il caso delle milizie che combattono nelle province di Idlib e Aleppo, supportate da Arabia SauditaQatarTurchia, che a prima vista non sembrano differenziarsi granché da quello che è diventato il nemico principale, vale a dire l’Isis. Le cose, dunque, si sono notevolmente semplificate per l’esercito di Assad, che punta a recuperare il controllo del confine turco per bloccare gli armamenti che arrivano ai ribelli dai Paesi arabi. Ecco spiegata, in breve, la decisione presa dagli Stati Uniti.

Obama, in sostanza, ha deciso di puntare su Assad per avviare un’azione di contrasto allo Stato Islamico più efficace, e a sostegno di tale tesi – mai dichiarata in via ufficiale, naturalmente – ci sono anche le recenti incomprensioni fra Stati Uniti e Turchia. Gli Usa, infatti, pochi giorni fa hanno precisato di non ritenere terroristi i curdi del Pyd, le cui milizie presenti in Siria stanno contrastando con efficacia le forze dello Stato Islamico che si trovano sul confine turco. La reazione da parte della Turchia alle parole americane non si è fatta attendere, ed è stata piuttosto dura.

Il presidente Erdogan ha dichiarato che gli Usa stanno dalla parte dei terroristi, aggiungendo di ritenerli responsabili del sangue che sta scorrendo nella regione. La replica da parte degli Stati Uniti è stata distaccata, e ha sottolineato i risultati molto positivi ottenuti dai curdi nella lotta contro l’Is in terra siriana. Il piano, dunque, è chiaro: per sconfiggere lo Stato Islamico serve l’aiuto di Assad, perciò via libera a Putine all’appoggio dell’esercito russo nella guerra contro i ribelli, con la speranza che questo serva più avanti ad avere un più solido alleato contro l’Is.

Il Team di BreakNotizie