Lo Stato Italiano non può emettere moneta e la Banca Centrale è privata

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“La strada più veloce per uscire dalla crisi è che le Banche restituiscano il denaro ai cittadini, restituendo al Popolo la Banca d’Italia, privatizzata indirettamente con un colpo di mano notturno del governo Amato. 
L’Italia ha perso definitivamente la sovranità monetaria aderendo all’Eurosistema e chiedo, allora, che all’Italia, come agli altri Paesi dell’Unione venga restituita la rendita da emissione monetaria derivante dalla differenza tra il costo tipografico della banconota e il valore reale ad essa attribuito, risorsa, questa, utile per superare la crisi da debito che li attanaglia”. Domenico Scilipoti

Tratto da Agenzia Parlamentare per l’informazione politica ed economica

Quello che segue è l’articolo di Nicoletta Forcheri, tratto da http://www.stampalibera.com/?p=54275, che riporta e discute le inesattezze contenute nella risposta del Ministro Giarda alla richiesta di Scilipoti.

Alla proposta dell’on. Scilipoti della settimana scorsa durante la question time al Parlamento e cioé che vista la situazione di crisi economica, “sarebbe opportuno prevedere, attraverso un idoneo strumento legislativo, il ripristino e il controllo della rendita da emissione monetaria da da parte dello Stato italiano, con una zecca di Stato  incaricata, nel rispetto degli accordi internazionali sottoscritti dal nostro paese in materia di BCE, di gestire le quote assegnate al nostro paese dalla Banca centrale europea”, il ministro Giarda risponde che il consiglio direttivo della Banca centrale europea “ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della Comunità.” Ma non specifica che tale diritto esclusivo verte unicamente sulla moneta IN EURO all’interno del sistema europeo di banche centrali o SEBC, di cui la nostra BC facente parte, spudoratamente ed espressamente privata (cfr.http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti/Partecipanti.pdf). Se uno Stato o un ente pubblico volesse, potrebbe quindi emettere strumenti ‘popolari’ di pagamento in altra valuta fuori dal Sistema europeo di banche centrali e parallelamente ad esso. Niente lo vieta nei trattati.

Si noti che Giarda parla unicamente di banconote, che costituiscono solo una minima parte, per stima circa il 2% della massa monetaria totale in euro (una parte di m1), che è  composta anche dalla moneta virtuale e scritturale (m3), ma di cui non ci è dato di conoscere la quantità totale. A una domanda che avevamo posto infatti alla BCE al riguardo, la risposta è stata che tale dato non è divulgabile (cfr. http://leconomistamascherato.blogspot.it/2011/05/ecb-refuses-to-give-data-on-euro-credit.html ).

Poi, continua Giarda, secondo lo schema di ripartizione delle banconote in euro viene attribuita una quota fissa di esse alla BCE – in via convenzionale – dell’8% della moneta in circolazione, il restante 92% è distribuito alle BCN in proprozione alle rispettive quote di partecipazione al capitale. E già qua vi è un grosso baco: cioé a dire, la circolazione monetaria, la quantità di moneta circolante è calcolata in base per il 50% alla demografia, e per l’altro 50% al PIL – e ci sarebbe tanto da dire su come viene calcolato il PIL – con il chiaro intento quindi non redistributivo per i paesi più deboli nel PIL: per l’Italia tale quota è del 12,4966% (tratto dal sito della BCE):

Poi legge Giarda che: “In contropartita della quota di circolazione ad essa assegnata, la BCE iscrive un credito di pari importo verso le BCN remunerato al tasso di rifinanziamento delle operazione principale”: e  definisce tale remunerazione come “reddito da signoraggio”.

Non so voi, ma per me qualcosa non torna. Premesso che l’espressione “tasso di rifinanziamento marginale delle operazioni di rifinanziamento principale” significa semplicemente il tasso di interesse che le BCN pagano alla BCE,  l’8% sarebbe un credito verso le BCN remunerato al tasso di cui sopra? Ma non ha appena detto che la BCE si appropria anche dell’8% della circolazione monetaria?E comunque la definizione che Giarda da di reddito di signoraggio è palesamente contraria ad altre definizioni di reddito da signoraggio, ivi compresa quella relativa al reddito delle monetine, che va agli Stati, e cioé il valore nominale totale della moneta emessa, decurtato delle spese di conio. Logicamente per banconote e moneta virtuale, la definizione non si capisce perché dovrebbe essere diversa: il valore nominale decurtato dei costi di stampa e/o di ‘gestione’ dei click per la moneta virtuale. (cfr.  Signoraggio: definizioni ufficiali; cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2012/10/signoraggio-un-trompe-loeil.html ).

Poi, continua Giarda, gli interessi sul restante 92% di banconote circolanti, costituiscono quel reddito di signoraggio accentrato nella BCE e redistribuito alle BCN secondo le quote di capitale. Ora abbiamo già visto sopra come la definizione sia errata, normalmente la definizione vera di reddito da signoraggio è l’importo nominale della moneta circolante sia essa cartacea, scritturale o virtuale. Tale definizione viene dedotta dalla semplice lettura dello statuto BCE e dei trattati dell’UE, oltre che dei bilanci – peraltro tutt’altro che fedeli, chi li controlla? – delle BCN, ma sarà oggetto di altro articolo. Poi, come potete vedere nella tabella sopra, ci sono 17 paesi aderenti all’euro e 10 paesi che pur partecipando al capitale della Bce non hanno l’euro e quando il ministro dice che un processo di ‘accentramento e successiva redistribuzione secondo le quote di capitale’, significa che il reddito monetario derivante dalle banconote, ma non solo, dalla massa monetaria totale per la quale ci indebitiamo, viene redistribuito ai quei paesi che non hanno adottato l’euro…?  Sarebbe da approfondire: Gran Bretana e Danimarca, in seguito a referendum, non hanno aderito all’euro eppure sembrerebbe che tale reddito venga distribuito a tutte le BCN non aderenti. Gli altri 8 paesi hanno un regime transitorio, e quando saranno ‘cotti’ a punto verseranno, come le altre BCN le loro riserve in valuta estera, i titoli dell’oro e la loro quota…

Si noti che la risposta del governo è un semplice testo un po’ arziogolato che presenta deliberate omissioni e ragionamenti parziali per indurre nell’ascoltatore la sensazione che è materia troppo ostica e complicata da capire. E’ lo stesso testo che il governo ha utilizzato per altre due interrogazioni simili, in altri governi: senza che si sia preso la briga di cambiarne neanche una virgola (cfr. http://www.stampalibera.com/?p=13963). La risposta di Scilipoti è ineccepibile sia pur semplificata per rimanere comprensibile ai più: ma non fa una grinza.

Fonti: stampalibera.com informarexresistere.fr