Lo Stato Italiano è già “fallito” per colpa dell’Inpdap

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– Carlo Santi –

Meno di un anno fa è stata varata l’ennesima riforma delle pensioni, fortemente voluta da Monti, Fornero & Co. per “salvare” l’Italia dal baratro fallimentare. Tale riforma, di fatto, rende improbabile se non quasi impossibile, che un giovane possa mai ricevere una qualsivoglia pensione.

Sempre meno di un anno fa l’INPS dichiarava di aver raggiunto l’attivo di bilancio; un fatto, questo, che rendeva incomprensibile la necessità di una riforma così gravosa e pesante.

Nello stesso periodo venne deciso lo smantellamento dell’INPDAP (Ente previdenziale dei dipendenti pubblici e del parastato quali Ministeri, Regioni, Province, Comuni, etc.) trasferendo la gestione del fondo all’INPS il quale appariva in ottimo stato di salute, ancor più dopo la riforma Fornero.

Perché smantellare un Ente previdenziale così importante?

Al di là di quanto si è affermato, non c’erano dubbi in proposito: l’INPDAP era un disastro previdenziale e in pieno dissesto economico.

Infatti, solo pochi addetti ai lavori conoscevano il fatto che le amministrazioni centrali dello Stato non hanno mai versato i contributi all’INPDAP da sedici anni a questa parte, cioè fin dal lontano 1996 (da allora vi sono state tre riforme pensionistiche, tanto per chiarire). Da tale anno lo Stato e gli Enti Locali hanno versato “solo e sempre” la quota della contribuzione a carico del lavoratore (circa il 9%) e non la quota a loro carico (circa il 25%). Va sottolineato e fatto notare che il 25% è proporzionalmente due terzi della percentuale che solitamente pagano tutte le aziende private. Anche in questo caso, quindi, lo Stato si agevola da solo pagando meno di qualsiasi altra azienda, creando inspiegabili privilegi quando  riconosce pensioni da favola ai dipendenti pubblici, a volte anche superiori dell’ultimo stipendio.

L’INPDAP era ormai al tracollo e, per questo, il Governo ha deciso di sostenere il “fondo” (nel vero senso letterario) facendolo confluire a “mamma” INPS così da riuscire a mantenersi senza causare danni eccessivi.

Invece il danno è bello che fatto! Dieci (10) sono i miliardi di euro di buco dell’INPDAP che porta l’INPS a un crack da 8,5 miliardi di euro nel 2011, cifra che aumentarà di anno in anno.

Due considerazioni veloci:

  1. Lo Stato e gli Enti Locali non pagano i contributi previdenziali dal 1996. La cifra è spropositata e immensa, nemmeno si conosce l’entità di tale debito, ma credo possa far rabbrividire chiunque. Equitalia è una società formata da due proprietari: il 51% è dell’INPS, il 49% è dell’Agenzia delle Entrate. In qualsiasi altra situazione un’azienda sarebbe già fallita da più di un decennio;
  2. La riforma pensionistica della Fornero & Co. serviva a risanare le casse previdenziali e non certo l’Italia. Al fine di evitare di essere considerato un “antipolitico” faccio notare che, se così non fosse, il buco dell’INPDAP si è abbondantemente mangiato eventuali benefici della manovra, sempre se ce ne fossero stati.

Le Amministrazioni statali sono in stato di insolvenza certificata e, oltre a esserlo nei confronti dell’INPS, lo sono anche con le imprese che forniscono e hanno fornito loro i servizi. La somma dei debiti è di centinaia di miliardi di euro a cui vanno aggiunti i duemila miliardi di euro di debito pubblico e ogni spreco della politica aggiunge maggior peso a un  fallimento che risulta insanabile ogni giorni di più.

La soluzione è il Monti bis? Se così fosse aggiungeremo anche il fallimento degli italiani oltre a quello dell’Italia.

La luce in fondo al tunnel si spegne sempre di più, oramai!

http://www.reset-italia.net/2012/10/01/lo-stato-italiano-e-gia-fallito-per-colpa-dellinpdap/#.UGrqG67bMs8