L’Islanda mette al bando i prodotti israeliani

260

E’ un provvedimento forte e che fa discutere quello che dall’Islanda ha mosso accuse e consensi in tutti i Paesi del mondo, provocando ammirazione e rispetto o repulsione e sdegno.

L’Islanda, primo Paese occidentale ha prendere un provvedimento così drastico, ha avviato una campagna di boicottaggio nei confronti dei prodotti provenienti da Israele, rendendo di fatto la loro commercializzazione all’interno del suo territorio estremamente difficile, se non impossibile.

Il provvedimento è stato adottato in seguito ad una proposta avanzata da una consigliera comunale, Björk Vilhelmsdóttir, finalizzata al boicottaggio dei prodotti di provenienza israeliana. La decisione, inoltre, non si limita esclusivamente ai prodotti provenienti dai territori di Israele, ma si estende a tutti quelli dello Stato ebraico.

Il provvedimento, che ha fatto scalpore negli ambienti della politica internazionale, ha provocato un’immediata e prevedibile risposta da parte di Emanuel Nachson, portavoce del Ministero degli Esteri di Israele. Secondo Nachson una decisione del genere sarebbe dettata esclusivamente dall’odio che il Paese nutre nei confronti di Israele. Nachson, infatti, non riesce ad individuare alcuna forma di protezionismo del prodotto locale tale da giustificare una presa di posizione così drastica e si augura che lo stato islandese possa ravvedersi ritirando tali provvedimenti.

Le reazioni al discutibile provvedimento dello stato islandese non si sono fatte attendere. La ONG filo-israeliana Standwithus ha lanciato un immediato contro-boicottaggio nei confronti dei prodotti provenienti dall’Islanda, mentre il Congresso ebraico europeo ha invitato il Paese a ritirare il provvedimento con effetto immediato, dietro minaccia di importanti azioni legali.

Sul versante interno, invece, le reazioni forti si sono rese evidenti già alla vigilia del voto quando, in seguito alla discussa proposta avanzata dall’Alleanza socialdemocratica, Halldòr Halldòrsson, leader del Partito dell’Indipendenza, ha espresso il suo voto contrario, affermando la necessità di un libero scambio come base per la pace fra i Paesi.

Il clima di tensione fra Islanda ed Israele si respira ormai da anni. Come dimenticare quando, durante la guerra a Gaza nel 2011, ben mille persone sfilarono davanti all’ambasciata americana a Reykjavik in segno di protesta, guidati dal Ministro dell’Interno islandese Ogmundur Jònasson. In quell’occasione i manifestanti si cosparsero di colorante rosso per richiamare il sangue ed accusarono lo stato ebraico di olocausto nei confronti del popolo palestinese.

Israele, quindi, è visto dall’Islanda come uno Stato canaglia e pare che sull’isola verde e placida spiri un gelido vento antisemita. E’ prevedibile, a questo punto, una forte e decisa reazione da parte della Comunità Europea, che, pur non entrando nel merito delle decisioni politiche interne ai Paesi membri, sa bene quanto siano importanti distesi rapporti diplomatici, in particolare quando l’aria che si respira a livello internazionale lascia presagire pericolosi scenari di attrito.

 

Il team di BreakNotizie