L’ISIS allo stremo delle forze: jihadisti abbandonati alla sorte dai propri superiori

L’ISIS allo stremo delle forze: jihadisti abbandonati alla sorte dai propri superiori

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“Siamo senza cibo e senza soldi”: questa la dichiarazione di molti combattenti jihadisti dopo essersi arresi. I giorni di gloria dell’ISIS sono conclusi?

L’Isis sta ormai volgendo al tramonto: l’idea di Stato Islamico è inattuabile ed anacronistica e la realtà dei fatti è che sempre meno territori sono controllati dalle bandiere nere. I cosiddetti foreign fighters, o quello che ne rimane dopo i bombardamenti della coalizione guidata dagli Stati Uniti o dagli ordigni russi, stanno tornando nei loro Paesi di origine chi ancora resta a combattere ha perso ogni speranza. I mezzi, le armi e i sostegni economici che ricevono sono sempre di meno.

Paul Frank, generale a capo di una task force contro l’Isis ha reso noto come i jihadisti messi sotto scacco si stiano ormai arrendendo senza opporre resistenza, spiegando anche che i loro superiori li hanno abbandonati lasciandoli senza paga e senza cibo. Ciò si è verificato recentemente anche ad Hawija, ultimo bastione urbano dell’IS, liberata lo scorso 5 ottobre dalle bandiere nere. I caccia americani hanno pesantemente bombardato le postazioni jihadiste ed in sole due settimane si è posto fine ad una delle occupazioni islamiste più longeve in Iraq, cominciata nell’estate del 2014. Il califfato in tal modo è stato spinto ancora più ad ovest, verso il confine siriano.

Più dura invece la liberazione di Mosul: l’offensiva è cominciata lo scorso anno, ad ottobre, ed è proseguita sino a luglio 2017, quando le truppe irachene, coadiuvate dalle milizie sciite e dai caccia statunitensi, sono riuscite ad impossessarsi della città vecchia. Si è trattato di una lotta estenuante dal momento che i combattenti dell’Isis avevano disseminato di trappole le vie della città ed i loro cecchini sparavano all’impazzata verso chiunque gli si parasse davanti. In questo caso i terroristi hanno opposto resistenza sino alla morte, soprattutto perché Mosul rappresentava un potente simbolo ed un’idea, non soltanto un insieme di postazioni militari da difendere: era in questa città infatti che era stato proclamato lo Stato Islamico. Dopo questo duro colpo per molti militanti continuare a combattere per l’IS è divenuto privo di senso.

Mosul liberata

Attualmente la lotta contro le bandiere nere dell’IS continua su due fronti: quello siriano e quello iracheno. Come annunciato dal generale Frank non si tratterà di un’operazione facile, ma se si dà uno sguardo agli accadimenti di questi ultimi 18 mesi si può evincere come lo Stato Islamico sia ridotto a brandelli, ormai. In Libia è stato annientato del tutto, in Siria invece è limitato alla parte est del Paese e si estende oltre il confine sino alla parte ovest dell’Iraq. Nessuno, però, ha più voglia di combattere e chi ha accettato di sposare l’ideale delle bandiere nere ora vorrebbe tornare indietro. Una diretta conseguenza di tale situazione però potrebbe sfociare, come già è successo per Al Qaeda, in un nuovi attentati, organizzati dai quadri dell’ISIS dopo essersi ritirati, che potrebbero continuare ad impartire ordini a distanza alle poche cellule rimaste ancora attive.

Il Team di Breaknotizie

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