L’esercito americano richiama 150 mila riservisti: quale scenario si prospetta?

L’esercito americano richiama 150 mila riservisti: quale scenario si prospetta?

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Fonte immagine: https://it.sputniknews.com/punti_di_vista/201704104331504-USA-mobilitano-150-mila-riservisti/

Ha fatto molto discutere la decisione dell’esercito americano di richiamare 150 mila riservisti, una vera e propria mobilitazione: che scenario si prospetta?

La notizia non ha ancora i crismi dell’ufficialità, ma numerosi riservisti dell’esercito americano avrebbero ricevuto una lettera contenente un preavviso di mobilitazione: in tutto sarebbero circa 150 mila i soldati richiamati dall’esercito Usa, e l’allarme è subito scattato. Cosa si cela dietro questa decisione? È il caso di agitarsi per una guerra imminente? Al momento mancano annunci ufficiali, tanto che nemmeno dal ministero della Difesa degli Stati Uniti sono arrivate conferme circa la mobilitazione di nuove forze per l’esercito.

Nel giro di poche settimane, i reparti militari Usa contano di poter disporre dei 150 mila riservisti al loro servizio, e molti analisti internazionali hanno lanciato l’ipotesi che decisioni importanti dal punto di vista militare potrebbero essere prese nel giro di breve tempo. Del resto i fronti critici aperti in tutto il mondo, al momento, non mancano: la Corea del Nord e la Siria sono quelli più caldi, e la situazione siriana tira in ballo anche la Russia con cui i rapporti si sono un poco raffreddati.

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Resta anche l’ipotesi della lotta al terrorismo, ma un simile dispiegamento di forze pare francamente eccessivo contro un non-esercito che prepara attacchi in maniera indiscriminata e imprevedibile, e fra l’altro in prevalenza al di fuori del territorio americano. E poi ci sono Teheran e l’Iran, scenario da tenere comunque sotto osservazione. Fra le teorie più strampalate c’è addirittura chi azzarda niente di meno che un attacco frontale alla Russia di Putin!

In realtà la situazione potrebbe essere molto meno catastrofica di come viene dipinta e chi accusa Trump di aver stravolto la sua agenda della campagna elettorale per arrendersi ai neo-conservatori molto probabilmente è in errore; richiamare i riservisti non significa automaticamente guerra e la decisione del presidente Usa potrebbe essere il frutto di una riflessione che ha come punto di arrivo due obiettivi: “accontentare” i falchi del Partito repubblicano rafforzando l’esercito, da impiegare poi però non all’interno di una strategia aggressiva bensì comune magari proprio con la Russia, con cui i rapporti sono ancora stretti nonostante gli ultimi turbolenti avvenimenti (e lo dimostra la visita di Tillerson, segretario di Stato Usa, a Mosca).

 

Il team di BreakNotizie

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