Le tre cose che abbiamo appreso – a nostre spese – dall’attentato di Barcellona

Le tre cose che abbiamo appreso – a nostre spese – dall’attentato di Barcellona

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L’attacco ai turisti di Barcellona segue un rituale ormai consolidato e mostra la natura indiscriminata dei terroristi di oggi.

L’attacco terroristico a Barcellona ha messo in evidenza tre aspetti in comune che ormai caratterizzano questi attentati e di cui opinione pubblica e servizi di sicurezza devono prendere ormai atto. Anzitutto l’utilizzo dei veicoli a mo’ di armi, che è divenuta una tattica offensiva ormai collaudata da parte dei terroristi in questi ultimi 20 anni e che si dovrebbero ormai annoverare come componenti standard del loro stesso arsenale. Nell’ultimo anno vi sono stati attacchi in Europa dalle modalità molto simili fra Francia, Germania, Svezia e Regno Unito.

L’IS (Stato Islamico) ha rivendicato la responsabilità dell’attacco tramite la sua agenzia di stampa Amaq, sebbene tali dichiarazioni in questi ultimi mesi siano diventate poco affidabili e fuorvianti. Alcune figure vicine all’Is ed attive sui social hanno persino festeggiato l’esito dell’attacco, ciò però non sottende una diretta connessione fra il gruppo e gli aggressori stessi. Certo è che formula vincente non si cambia e le tattiche si diffondono fra i militanti una volta appurata la loro efficacia. Per guidare un veicolo fra la folla senza evitarla non è richiesta una particolare abilità e non è difficile riuscire a procurarsene uno. Questo fa di un camion, un furgone o un’auto l’arma ideale per i terroristi moderni, che magari traggono ispirazione da un gruppo ma non necessariamente ne fanno parte, dal momento che si tratta per lo più di persone prive di formazione “militare” e mezzi necessari per mettere in atto attacchi più complessi.

La seconda peculiarità di questi attacchi è che non esiste più un obbiettivo preciso, non c’è alcuna discriminazione: chiunque è un potenziale bersaglio dell’IS. Si colpisce nel mucchio, a casaccio, si semina il panico fra la folla, per lo più fra cittadini inermi. Negli ultimi casi le vittime sono state dei turisti. Dieci anni fa i gruppi estremisti islamici convogliavano sempre un messaggio preciso usando la violenza come mezzo: gli attacchi rivolti ai civili erano ritenuti inutili e poco efficaci, oltre che controproducenti poiché rappresentavano una cattiva pubblicità verso il mondo musulmano. L’attacco dell’11 settembre 2001 aveva degli obiettivi mirati, era direzionato da Al Qaeda verso i principali simboli di potere militare, economico e politico degli Stati Uniti.

Lo Stato Islamico invece pare che abbia allargato il suo raggio d’azione attaccando indiscriminatamente chiunque ed ovunque, e con qualunque mezzo funzioni. Nel 2004 la Spagna è stata la vittima di uno dei più sanguinosi attacchi jihadisti sul suolo europeo allorquando dei treni locali a Madrid vennero fatti esplodere da alcuni simpatizzati di Al Qaeda. Anche in quel caso c’era un preciso obiettivo: indebolire il sostegno spagnolo all’intervento militare in Iraq in modo da influenzare le elezioni. La Spagna, allora come oggi, era un bersaglio particolare visto il suo passato islamico in Andalusia, spazzato via dalla Reconquista cristiana nel 1492 e che rappresenta una delle più cruente e durature guerre di religione mai combattute, con una netta sconfitta dei musulmani. Ultimamente invece pare si vada alla cieca: ogni persona, ogni luogo è propizio per un attacco, specialmente gli spazi pubblici. Pensiamo alle persone del concerto di Manchester, ai clienti di un pub di Londra, ai partecipanti di una festa estiva a Nizza o ai turisti sul ponte di Westminster, o ancora ad un aereo che rientra in Russia dall’Egitto oppure ai bagnati di una spiaggia in Tunisia.

Non è la prima volta che si attaccano dei turisti: nel 1997 a Luxor c’era stata un’aggressione per mano di alcuni estremisti egiziani, sebbene i visitatori non fossero i destinatari principali della violenza. Ora invece la situazione si è capovolta: chi ha guidato sul furgoncino lungo las Ramblas, una delle zone turistiche più note e affollate del mondo, voleva chiaramente fare strage di stranieri. La minaccia era nell’aria già dallo scorso novembre, quando un piano contro i pedoni era stato sventato dalle autorità spagnole, ma in una città portuale e caotica come Barcellona ben poco si può fare per difendersi realmente da un attacco di questo tipo.

Ed ecco la terza ed ultima variante che caratterizza questo genere di eventi: la polizia, per quanti sforzi faccia, non può e non riesce a mantenere la sicurezza per lungo tempo. Il governo spagnolo, dopo gli attacchi del 2004, ha investito molte risorse nelle agenzie di intelligence, creando una rete efficiente per raccogliere informazioni ed agire davanti a possibili minacce. Grazie a questo servizio la Spagna è rimasta al sicuro per 13 anni dal terrorismo islamico: nel 2008 sono stati sventati diversi progetti di attentati di grandi proporzioni, lo scorso anno sono stati scoperti almeno 10 complotti. Quest’anno sono state individuate due reti terroristiche, una collegata sicuramente ai militanti dell’Is in diverse parti d’Europa. Il fatto che questi attacchi non siano riusciti non significa che non possa esistere una rete di militanti islamici e ciò vale per qualunque città europea e non.

Non si sa quando accadrà, né dove, ma la morale è che sicuramente succederà nuovamente.

Il Team di Breaknotizie

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