Le conseguenze del no al referendum: i rischi per le banche

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Dopo l’esito negativo del referendum del 4 dicembre diventa ancora più incerta la sorte di alcune delle principali banche italiane, tra le quali il Monte dei Paschi di Siena.

Il 4 dicembre 2016 in Italia si è votato il referendum voluto dal governo di Matteo Renzi per chiedere al popolo italiano se approvasse o meno le modifiche previste alla Carta Costituzionale. La fazione che ha prevalso è stata quella del No, con un vantaggio schiacciante che ha indotto il premier a rassegnare già nella notte, poco dopo la chiusura degli scrutini, le sue dimissioni.

Ovviamente l’incertezza politica in cui versa ora il Paese, con la fine del Governo Renzi, avrà molte ripercussioni diverse. Quello che è certo è che per il momento quelli che soffrono di più sono gli istituti bancari, che già nella giornata di lunedì 28 novembre, all’apertura delle Borse mondiali, avevano tutte perso parecchi punti percentuali. La stessa Borsa di Milano è stata tra le peggiori, con un passivo del 2% determinato proprio dalle cattive prestazioni degli istituti finanziari. A fine giornata la Borsa di Milano ha chiuso facendo registrare dei dati decisamente peggiori rispetto a tutte le altre borse continentali.

Ci sono però otto banche in particolare il cui destino dipende dall’esito delle consultazioni referendarie. Si tratta di Monte dei Paschi di Siena, Banca Etruria, Veneto Banca, Popolare di Vicenza, Banca delle Marche, Carige, CariChieti e CariFerrara. Il Monte dei Paschi di Siena in questi giorni sta lavorando per portare a termine un tentativo di ricapitalizzazione che ha il valore di ben mezzo miliardo di euro. Se questo tentativo non andrà a buon fine potrebbe essere messa in discussione la stessa sopravvivenza dell’istituto. All’apertura della seduta di Borsa di lunedì le azioni di Mps erano praticamente ferme. L’ultimo contratto stipulato si è assestato ad un valore di 17,56 euro, facendo segnare un ribasso di oltre il 12%. Considerando che le azioni Mps sono state accorpate dagli azionisti 100 a 1, questo significa che il loro singolo valore è di poco più di 17 centesimi. La discesa del valore delle azioni della banca senese è stata vertiginosa: basti pensare che l’accorpamento era avvenuto appena due giorni prima rispetto ai dati riportati, e in quel momento il loro valore era comunque superiore assestandosi intorno ai 24 centesimi.

I dati successivi del valore delle azioni del Monte dei Paschi hanno continuato a mostrare numeri sempre più negativi e continuamente in ribasso, con una perdita di ben il 3,9% nel pomeriggio del 5 dicembre. Alla luce degli esiti del referendum, con la caduta del Governo che maggiormente aveva caldeggiato la ricapitalizzazione di Mps, le sorti dell’istituto bancario si fanno sempre più incerte. Il cda di Mps, inizialmente previsto per il 6 dicembre, è stato slittato di una settimana per ammissione dello stesso direttore finanziario dell’Istituto, Francesco Mele. Le banche del consorzio di garanzia, tra le quali figura JP Morgan, hanno deciso di far slittare di tre o quattro giorni la decisione se procedere o meno con la ricapitalizzazione della banca senese. Appare cioè sempre più forte il rischio di bail-in.

Il Team di BreakNotizie