Le case perdono valore, ma i prezzi dovrebbero scendere ancora

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di LUIGI CORTINOVIS

In Italia i prezzi delle case sono ancora alti. E’ quanto emerge da una nota del Centro studi di Confindustria che rileva come i prezzi pur essendo diminuiti a partire dall’inizio del 2008 e fino al principio del 2012,di oltre il 10%, sono rimasti però del 9,2% sopra il livello medio di lungo periodo in rapporto alla capacità di spesa delle famiglie misurata dal reddito disponibile. Entro la fine del 2013 ”i prezzi nominali dovrebbero ancora scendere del 7%”. La discesa però, avverte il Csc, potrebbe essere ”più prolungata e profonda”. Intanto le compravendite nel primo trimestre registrano un crollo del 19,6% tendenziale.

Lo scenario di una discesa delle quotazioni è reso più probabile dalla persistenza della crisi che obbliga le famiglie a rivedere i piani di spesa e sta imprimendo un’accelerazione alla caduta dei prezzi, come si desume dal crollo del numero di compravendite e dall’aumento della quota di agenzie immobiliari che segnalano variazione negativa dei prezzi (74,4% nel secondo trimestre 2012) e dallo sconto sulla richiesta iniziale (15,4% in media).

Secondo il Csc ”entro la fine del 2013 (in tempi simili a quelli seguiti dalla bolla americana) e scontando un aumento del reddito disponibile del 2,6% cumulato nel 2012-2013 (secondo le previsioni Ref), i prezzi nominali dovrebbero ancora scendere del 7%. L’aggiustamento potrebbe essere però più prolungato e più profondo, dato che nel 2000 il rapporto tra quotazioni e reddito disponibile procapite – prosegue il Centro studi – era del 14,9% sotto la media di lungo periodo e nel 1997 del 30%”. Negli Stati Uniti, per esempio, lo scoppio della bolla ha più che controbilanciato gli aumenti precedenti, e tale rapporto è al minimo storico (-18,2% rispetto alla media): negli Usa, ma non in Italia, pesa l’ingente stock di case invendute in seguito ai default sui mutui.

La domanda di case in Italia ” è compressa dalla caduta del reddito disponibile e dal credit crunch (la stretta del credito, 64,7% gli acquisti finanziati con un mutuo nel secondo trimestre, -7,9 punti percentuali rispetto all’anno precedente, per una quota media del 63,0% del valore dell’immobile, -10). Coerentemente, peggiorano i giudizi sulle variazioni dei prezzi (-74,0 il saldo tra la quota di agenzie che ritengono ci sara’ un aumento e quella che ritiene avverra’ una diminuzione delle quotazioni). Tali dati sono peggiori di quelli registrati nel 2008-2009, biennio nel quale la diminuzione dei prezzi nominali è stata del 6,1% complessivo”, osserva il Csc.