La vergogna degli insulti a Pessotto

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Il calcio è fatto così: è capace di stupirti con una finale all’ultimo respiro e all’ultimo rigore e, il giorno dopo, indignarti per un pugno di imbecilli che insulta Gianluca Pessotto, l’ex giocatore, e oggi dirigente della Juventus, che nel 2006 conobbe un momento tragico della propria vita.

“Metafora della vita” sancì Sartre per definire i rimbalzi di un pallone, così imprevedibili come la nostra stessa esistenza: e continua a essere così, nel buio e nel miele. A Doha, la sfida di Supercoppa italiana tra Juventus e Napoli è stata ricca di emozioni, di colpi di scena, di gol memorabili e di svarioni clamorosi. Le prodezze di due assoluti fuoriclasse, Tevez e Higuain, nei tempi regolamentari e supplementari, poi i penalty, la decisione estrema, quella che racchiude il pathos, il possibile e l’impossibile. Rigori ad oltranza per assegnare il trofeo ai partenopei. Con Buffon capace di respinte fantastiche e i suoi compagni incapaci, per tre volte di fila, di chiudere il conto; Chiellini, Pereyra e Padoin hanno dimostrato ai giovani apprendisti calciatori come non si deve battere dagli undici metri: con le gambe deboli e la paura nel cuore. L’estremo difensore azzurro, il brasiliano Rafael, ha ipnotizzato, come il portiere Mapuche del celebrare racconto di Osvaldo Soriano, gli avversari e sull’ultimo tiro, quello di Padoin, ha effettuato la deviazione della carriera, qualcuno dice “aiutato” da San Gennaro, ma questo non lo sapremo mai, almeno ufficialmente.

Da tifoso della Juve, ovviamente, sono rimasto di pietra. Non potevo crederci, la Supercoppa gettata via così: ma, alla fine, il football, come contenitore di passioni e di meraviglie, ha trionfato. E bellissimi sono stati gli abbracci tra i rivali a conclusione del match, manifesto di un calcio ancora possibile, oltre il marketing e gli affari.

Ma sono bastate poche ore per far sprofondare tutto nel baratro del disgusto, della vergogna. Un derby Primavera di Coppa Italia, tra Juve e Toro, disputato a Venaria, cintura torinese. Successo bianconero per 1-0 e al termine della gara ecco un gruppo di sostenitori granata, molti anziani, certo non gli ultrà da tatuaggi e ghigne feroci, cominciare a inveire pesantemente contro Pessotto, che fu anche un calciatore granata. Gente con gli occhi fuori dalla testa, incapace di ragionare, di porre fine a quello spettacolo indegno (tra di loro, anche uno smarrito bimbo di otto anni). “Ammazzati, suicidati, buttati!”. Bersaglio un uomo che, ad un certo punto del suo percorso, conobbe il vuoto, la solitudine, la disperazione.

Di Darwin Pastorin

 

 

http://luciogiordano.wordpress.com/2014/12/24/la-vergogna-degli-insulti-a-pessotto-rivogliamo-il-calcio/