Job Act, strumento per distruggere il legame tra dipendente e datore di lavoro

605

Entrato in vigore circa un mese fa, il Jobs Act lascia aperti numerosi interrogativi soprattutto per quanto riguarda il legame tra i dipendenti ed il datore di lavoro.


La riforma del lavoro emanata dal governo, infatti, tra le altre cose, prevede la modifica della normativa che, fino al momento della sua approvazione, aveva regolato le modalità di licenziamento di impiegati ed operai.
Ma cosa cambia con il Jobs Act? Con tale riforma del lavoro viene privato il lavoratore dipendente della possibilità di essere reintegrato nel suo posto di lavoro a seguito di licenziamento. Alla possibilità di reintegro che, comunque, resta in vigore solo per i licenziamenti dimostrabilmente discriminatori, ingiustificabili e/o nulli, si sostituisce un indennizzo in denaro il cui importo varia dipendentemente dall’anzianità di servizio del dipendente.


Ciò che, dunque, viene recriminato dai sindacati al governo è il fatto che, con il Jobs Act, i datori di lavoro possono licenziare i propri dipendenti in maniera più facile ed immediata mettendo a loro disposizione un indennizzo che, probabilmente, non gli permetterà di condurre una vita dignitosa.
A fare paura ed a sancire una netta spaccatura nel rapporto tra i dipendenti ed il datore di lavoro è, pertanto, il concetto di “ridimensionamento” al quale il Jobs Act sembra spalancare le porte. Spazio, quindi, alla precarietà, al lavoro a tempo determinato e, soprattutto, ai licenziamenti “facili”.
Un passo indietro nella storia d’Italia, dunque. Una storia fatta di lotte sindacali, di scioperi e di proteste di piazza messa in dubbio da una riforma che, più che risolvere il problema della disoccupazione, sembra mettere uno contro l’altro dipendenti e datori di lavoro.

Il team di BreakNotizie