Italia, paese corrotto! Gli onesti sono una minoranza

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di ROMANO BRACALINI

                                                                                   

    In fondo quest’ultimo caso delle telefonate di Napolitano intercettate dalla Procura di Palermo, non ci sorprende troppo, né che partiti e i grandi giornali d’opinione abbiano preso posizione a favore del Quirinale o dei PM (pochi) a seconda della convenienza politica. Più che la verità, vogliamo che non si incrini il principio di autorità e il cittadino è più spesso complice del potere del quale si lagna e al quale tutto sommato assomiglia. Più che il desiderio di fare chiarezza sulla natura dei rapporti tra Stato-mafia, c’è la preoccupazione di salvaguardare anzitutto l’onorabilità del presidente scalfito dal sospetto e certamente amareggiato per ciò che sta succedendo. Ma non è di questo che vogliamo occuparci, quanto del quadro spaventoso di decadenza civile e morale che anche quest’ultimo episodio rivela.

Nessun paese civile ammetterebbe le intercettazioni telefoniche come metodo di indagine della magistratura, da noi è prassi ordinaria-come suggerisce la nostra natura corporativa e autoritaria-, ma suscitano indignazione solo se chi ne è colpito non appartenga al novero dei nemici: un’altra anomalia che ricorda le antiche lotte di fazione. Il costume politico è rimasto quello in auge nel Cinquecento. Niccolò Machiavelli, il nostro maggior scrittore politico, denunciava la decadenza come crisi delle libertà italiane. Non c’è libertà senza morale. La decadenza della penisola era raffigurata come una immensa arena in cui si scontravano le ambizioni, le cupidigie, gli interessi e i desideri degli uomini, un quadro di corruzione e di miserie da cui si capiva come l’Italia fosse il Paese dove l’etica pubblica era sempre stata precaria e dove una idea del bene comune non era mai penetrata in profondità.

L’Italia d’oggi non è cambiata. Il Risorgimento,vantato come rivoluzione nazionale, non ha sanato i difetti di struttura, da qui il suo fallimento storico denunciato per primo da Piero Gobetti che nella catastrofe del fascismo vedeva la conseguenza diretta di questo fallimento. Il fascismo non era stato un incidente di percorso, era scritto nel nostro codice genetico: era l’autobiografia della nazione. Sembrava che Tangentopoli avesse purgato il Paese e restituito l’innocenza al popolo che si era accontentato della testa di alcuni capri espiatori proclamando nuovi eroi i giudici di “mani pulite”. Ma il popolo non era innocente, come non lo era all’indomani del 25 luglio 1943 quando si imputò al regime le colpe che erano di tutti. Nemmeno un tiranno governa senza il consenso del popolo.

Fascismo e comunismo hanno avuto i loro complici. L’indignazione per Tangentopoli fu un’altra simulazione d’innocenza, una gigantesca operazione di trasformismo. La gente sapeva che i partiti si finanziavano illegalmente, e che per ottenere permessi e concessione bisognava pagare tangenti e mazzette, che gli agenti del fisco chiudevano un occhio in cambio di bustarelle, che la magistratura aggiustava i processi quando era il caso di farlo. E i cittadini, come i politici, nel duplice ruolo di corrotti e corruttori, ricorrevano agli stessi metodi per ottenere favori, raccomandazioni, posti di lavoro. Accanto alle denunce contro i politici corrotti, emergeva, non meno allarmante, la corruzione spicciola, quotidiana, dei cittadini che poi avrebbero gridato “ladri” agli inquisiti di Tangentopoli.

In un recente rapporto sulla salute civile e morale degli italiani, l’Eurispes rivelava che in un anno i dipendenti statali avevano accumulato ben due mesi di “vacanze” a testa, pari a 15 milioni di ore lavorative; che 5 milioni viaggiano senza biglietto sugli autobus del trasporto urbano e che sul mercato circolavano in gran numero falsi marchi di merci; secondo il “Financial Times” l’Italia era uno dei paesi di testa nell’industria mondiale della contraffazione. In una inchiesta di qualche anno fa, intitolata “Italia fuori legge”, “Il Mondo” forniva un elenco impressionante di illegalità nazionali: 3 milioni di falsi invalidi, 200.000 sanatorie abusive, 25.000 mafiosi a tempo pieno, e più di 250.000 fiancheggiatori.  Era facile giungere alla conclusione che gli onesti in Italia erano una minoranza.