Come l’intelligenza artificiale degli assistenti vocali sta riducendo il pensiero umano

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L’AI degli assistenti vocali ci sta abituando ad accettare passivamente ogni loro risposta come vera senza verificarla. Quali sono le conseguenze sulla libertà di pensiero e come sta cambiando la nostra percezione della realtà?

Gli assistenti vocali stanno diventando parte integrante della vita quotidiana di molte persone. Che si tratti di una sorta di elettrodomestico posizionato nel salotto di casa o di un servizio virtuale attivato attraverso il proprio computer o smartphone, tutto ormai pare incoraggiare l’uso dell’intelligenza artificiale via assistenti vocali per qualsiasi attività. I colossi della tecnologia spingono affinché questi dispositivi divengano il nostro punto di riferimento per tutte le informazioni, una sorta di fonte di onniscienza a disposizione. Che tuttavia non è “libera”, né disinteressata, e qualche volta nemmeno affidabile.

La comodità in cambio della libertà di pensiero

Dal momento che questo tipo di tecnologia risulta comoda da usare – attivabile tramite la propria voce e senza l’impiego delle mani – molte persone se ne servono spesso. Il suo punto debole, o meglio, il suo effetto collaterale principale, è che è meno soggetta a verifiche in quanto ad affidabilità delle risposte. Le probabilità che un utente vada a sincerarsi della bontà delle informazioni ricevute è difatti molto bassa, essendo potenzialmente già “pigro” a cercarle da solo, di prima mano. Ci stiamo quindi avviando verso un mondo di passività intellettuale, in cui il pensiero umano verrà drasticamente ridotto, ridimensionato se non addirittura eliminato?

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Big Tech: i nuovi padroni della Conoscenza

I grandi colossi della tecnologia si stanno organizzando per diventare il filtro attraverso il quale vedere il mondo e al contempo divenire i portali di tutto il sapere umano. Potrebbe apparire come un obiettivo nobile, se non fosse per il fatto che molte di queste grandi aziende sono strettamente legate e in parte finanziate dal complesso militare-industriale e politico (MIC). Allo stato attuale delle cose, probabilmente in un futuro non lontano il controllo della conoscenza umana sarà in mano a tre aziende: Apple, Amazon e Google. Ma lo scopo finale è monopolizzare le informazioni per renderle accessibili a tutti o piuttosto influenzare e controllare tali informazioni per controllare le persone?

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L’AI non è imparziale

È nell’interesse di queste multinazionali che le persone si servano delle loro intelligenze artificiali per informarsi. Naturalmente ogni tipo di AI, inclusa quella vocale, agisce secondo gli input, gli algoritmi e le istruzioni con cui viene programmata. È ovvio pertanto concludere che qualunque motore di ricerca l’AI sfrutti, il risultato non sarà mai del tutto neutrale. Gli algoritmi acquisiti da un’intelligenza artificiale rifletteranno quasi sempre pregiudizi, limiti e il punto di vista dei suoi programmatori.

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Altro elemento di cui tener conto è anche la capacità di questo genere di tecnologia di adattarsi alle esigenze del loro utilizzatore. Tracciando abitudini e preferenze dell’utente, è molto probabile che gli mostri informazioni che confermano il suo punto di vista (anche se sbagliato) piuttosto che informarlo per davvero o mettere in dubbio le sue credenze e convinzioni. Si tratta di limiti dell’AI da non sottovalutare. Pericolosa se messa in mano a persone sbagliate e sicuramente nocive per il cervello – già pigro – dell’uomo del XXI secolo.

Il Team di BreakNotizie

 

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