In Francia dimezzata la produzione di autovetture

In Francia dimezzata la produzione di autovetture

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Anche la Francia, come l’Italia, non riesce a creare posti di lavoro nell’industria automobilistica. L’analisi in un articolo pubblicato sul sito Gefira, che collega il problema all’avvento dell’euro.

Quello dell’industria automobilistica è da sempre un settore molto importante per tutti i paesi del mondo industrializzato, e una sua crisi crea problemi per tutto il sistema economico. In Francia, dopo l’adozione della moneta unica europea, l’euro, questo settore industriale ha accusato una grossa crisi, tanto che i nostri “cugini” d’oltralpe potrebbe preso uscire dall’élite del settore alla quale sono sempre stati dentro. Il dramma che la Francia sta vivendo, ormai da molti anni, è stato analizzato da un articolo pubblicato dal sito Gefira, nel quale viene evidenziato come la crisi avrebbe potuto avere un impatto minore qualora la Francia avesse continuato ad utilizzare il “franco” come unità monetaria.

Secondo l’articolo questa crisi potrebbe anche rappresentare una “scintilla” che causa un incendio che dal paese transalpino potrebbe poi propagarsi all’intera UE. Senza l’industria, ed in particolare quella automobilistica, sostiene l’articolo, non è possibile pensare di creare il benessere per la popolazione, in quanto è nel settore industriale che vengono concepite le innovazioni, in base alle quali si ottiene la crescita, basandoci su attività “concrete” e sulla ricchezza che ne deriva, ben diversa da quella derivante dalle sole operazioni finanziarie.

La Francia ha attraversato due grandi crisi, nel 2001 e nel 2008, crisi dalle quali non si è ripresa in quanto per la propria economia, la moneta unica si è trasformata in un “fardello”. A questo proposito nell’articolo si ribadisce che una “valuta fluttuante” come accadeva prima dell’avvento dell’euro, funzionava da stabilizzatore automatico, ed indicava con chiarezza la forza dell’economia di una nazione. In caso di moneta debole si aveva infatti maggiore competitività durante i periodi di crisi, mentre una “moneta forte” serviva per incentivare i consumi di merci estere.

La Cina, ad esempio, è stata messa sotto accusa per la sua pratica di svalutare “artificialmente” la sua moneta con lo scopo di incrementare le esportazioni, mentre la politica economica della BCE ha causato sull’economia francese un effetto contrario, come pure su quelle di altri Paesi della zona sud dell’Europa. L’euro in questo modo è divenuto troppo forte, mentre in contemporanea per la Germania è diventato troppo debole. L’euro ha quindi incrementato sia i consumi che le importazioni nei Paesi con minori capacità produttive, mentre l’export e la competitività tedeschi sono stati rafforzati.

Attualmente, secondo i dati elaborati da Eurostat, l’industria francese, con esclusione del settore edile, è pari al 14,1% del PIL del Paese, mentre solo 20 anni fa, nel 1995, la percentuale era del 19,2%. La media della Unione Europea è stabile al 19,3%, mentre in Germania rappresenta il 25,9% del PIL Un altro dato preoccupante per la Francia è la percentuale di occupati nell’industria che è pari al 11,9% del totale, mentre la media UE si attesta al 15,4% ed in Germania arriva al 18,8%. Come detto il settore automobilistico è uno di quelli che ha subito un collasso importante, visto che negli ultimi 20 anni, secondo i dati OICA la produzione di auto a livello mondiale è aumentata da 53 milioni di vetture a 90 milioni, su base annua, con la Germania che ha cavalcato quest’onda, con un aumento del 20%, mentre in Francia i dati parlano di una produzione poco meno che dimezzata, da quasi 4 milioni a meno di 2 milioni.

 

 

Il team di BreakNotizie

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