Il mercato del lavoro flessibile in Europa come in USA

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La crisi economica iniziata quasi 10 anni fa ancora non sembra voler allentare la morsa stretta attorno alle vite dei lavoratori. Iniziata negli USA ha ben presto raggiunto tutti gli stati europei e non: i danni maggiori però sono rimasti circoscritti proprio nel mondo occidentale, quindi USA e Europa. Al di là dei macro effetti della crisi economica mondiale sull’economia che si manifestano con il noto calo dei commerci e della produzione, c’è un effetto che ha colpito praticamente tutte le famiglie statunitensi ed europee. La crisi del lavoro. Meno soldi, meno posti di lavoro. Naturalmente anche i pochi posti che si riescono a trovare sono poco pagati e questo genera una serie di effetti a catena che noi tutti conosciamo. Diminuisce la capacità di acquisto delle singole persone e di conseguenza l’economia rallenta sempre di più. La soluzione più immediata a cui generalmente si pensa è la ricerca di nuove vie lavorative. Se si generano nuovi posti di lavoro si ricostruisce la capacità di acquisto che è andata perduta e l’economia, seppur lentamente, riparte.

Eppure non è così semplice. Il problema del lavoro è di difficile soluzione e quindi sono nate numerose iniziative che spesso si sono rivelate purtroppo fallimentari.
Gli Stati Uniti sono stati i primi ad entrare nella crisi economica mondiale e sono stati i primi quindi a tentare delle strade per uscirne. La politica degli Stati Uniti riguardo la crisi economica è in molti casi estremamente criticata, seppur in molte situazioni efficiente.
Gli Stati Uniti hanno diffuso un nuovo modello di lavoro, quello flessibile. L’utilizzo diffuso di contratti diversi da quelli cui si era abituati in precedenza ha creato parecchio scompiglio, soprattutto nelle categorie che da sempre sono maggiormente a rischio. Giovani lavoratori, neolaureati, lavoratori generici e lavoratori non specializzati e con poche qualifiche professionali si sono ritrovati a dover combattere con un mondo nuovo, in cui un contratto a tempo indeterminato sembra un sogno irraggiungibile. Tuttavia i giovani statunitensi hanno potuto beneficiare di questa nuova politica, perché pur non ottenendo una stabilità effettiva a lungo termine, hanno potuto avere contratti a tempo determinato che hanno potuto rimettere in moto l’economia, che dopo quasi dieci anni si sta lentamente riprendendo.

In tutto questo l’Europa è rimasta indietro. La situazione europea si è rivelata, nel corso del tempo, più complessa e articolata rispetto a quella americana. Una diversa struttura scolastica e una maggiore varietà culturale e geografica hanno determinato maggiori difficoltà nel far attecchire nuove idee gestionali e le innovazioni contrattuali che invece hanno spopolato oltreoceano.
Nonostante questa reticenza europea, anche i Paesi dell’Unione con il tempo hanno ceduto, adottando il modello americano di lavoro flessibile. In particolare negli stati del sud Europa, quindi Italia, Spagna, Grecia e nazioni limitrofe, è estremamente difficile trovare un posto fisso, anche tra i laureati che hanno investito molti anni in una formazione che non garantisce certamente una sicurezza lavorativa.
Tuttavia grazie a questa politica di flessibilità, anche in Europa negli ultimi anni si sta assistendo a una lenta ma costante ripresa sul piano economico. L’insicurezza lavorativa dei giovani è comunque bilanciata dall’aumento delle probabilità di trovare lavoro anche se temporaneo.

Il Team di BreakNotizie