Il dilemma di Gibilterra: quale destino attende i territori britannici d’oltremare dopo il Brexit?

Il dilemma di Gibilterra: quale destino attende i territori britannici d’oltremare dopo il Brexit?

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Il divorzio della Gran Bretagna dall’UE getta un’ombra di incertezza sul destino di Gibilterra, territorio che vorrebbe rimanere in Europa ma senza rinunciare alla propria identità.

L’avvio formale dei due anni di colloquio sul divorzio del Regno Unito dall’Unione Europea ha segnato anche l’inizio di un periodo di incertezza per Gibilterra: il territorio britannico d’oltremare, in precedenza di proprietà della Spagna, resta una questione di disputa fra i due Paesi. Durante lo storico referendum tenutosi il 23 giugno 2016, il 51,9% della popolazione britannica ha votato per il Brexit, mentre una netta maggioranza della popolazione residente in Gibilterra, il 96%, ha votato per rimanere nell’Unione Europea. Da qui nasce il dilemma del territorio britannico di fatto, ma dal cuore europeo: l’uscita dall’UE sarebbe gravemente compromettente per la sua economia, legata a doppio filo con quella spagnola, tuttavia non si trova nelle condizioni di negoziare e ha poca voce in capitolo riguardo il processo in corso. La Spagna, dal canto suo, è pronta a sfruttare ogni tipo di influenza possibile per non lasciarsi scappare l’occasione di poter riavere il controllo su un territorio così importante a livello strategico.

Le versioni provvisorie dei principi chiave dei negoziati per il Brexit includono la provvisione secondo la quale dopo il ritiro del UK dall’UE “Nessun accordo fra Unione Europea e Regno Unito potrà essere applicato al territorio di Gibilterra senza prima un accordo fra Regno di Spagna e Regno Unito”. Se questo paragrafo verrà incluso nella versione finale dell’accordo Brexit, la Spagna potrà avere il veto su ogni decisione del Regno Unito sul futuro del suo territorio d’oltremare. “Per la prima volta la situazione è in netto favore della Spagna, cosicché è possibile negoziare con Gibilterra da una posizione di forza” ha dichiarato Santiago Velo de Antelo, segretario generale e direttore esecutivo dell’Academia de la Diplomacia. Precedentemente il governo spagnolo aveva proposto di introdurre una gestione congiunta su Gibilterra, suggerendo che il territorio avrebbe potuto mantenere la cittadinanza britannica, o una doppia cittadinanza, insieme al proprio sistema fiscale, mentre la politica estera, la difesa ed il controllo riguardante frontiere e migrazioni avrebbero dovuto essere decise congiuntamente da Londra e Madrid. Gibilterra, in cambio, avrebbe mantenuto l’accesso al mercato comune europeo e la possibilità di muoversi liberamente all’interno del blocco, aspetto di fondamentale importanza per gli abitanti della penisola che devono attraversare il confine con la Spagna quotidianamente.

“La situazione attuale sta cambiando, e si ha la necessità di cercare nuove soluzioni. I gibilterrini devono decidere chi vogliono essere: degli inglesi al di fuori del club dei Paesi europei o degli spagnoli inglesi parte dell’Unione Europea” ha dichiarato l’ex ministro spagnolo José Manuel García Margallo. Sinora, Gibilterra respinge fermamente qualsiasi gestione congiunta del suo territorio. Il premier Fabian Picardo ha dichiarato infatti che Gibilterra è al 100% territorio del Regno Unito ed il suo stato rimarrà invariato a prescindere dalla situazione internazionale. Il governo britannico si è già espresso in merito: durante una conversazione telefonica, il primo ministro britannico Theresa May ha rassicurato Picardo sul fatto che i cittadini di Gibilterra non passeranno ad un’altra giurisdizione, a meno che non siano loro a volerlo e a deciderlo “liberamente e democraticamente”. Il premier ha anche promesso di proteggere gli interessi dei gibilterrini nei negoziati con l’UE.

Il clima di tensione fra Londra e Madrid si è ulteriormente aggravato recentemente, quando una nave di pattuglia spagnola è entrata nelle acque territoriali lo scorso 4 aprile. La nave militare è stata invitata ad allontanarsi da un’unità della Royal Navy dello squadrone di Gibilterra. Il Foreign Office britannico ha descritto l’incidente come un’incursione marittima illegale. Gibilterra fa parte del territorio d’oltremare dal 1713 in seguito al Trattato di Utrecht, eppure la Spagna continua, da allora, ad avanzare rivendicazioni sulla Rocca. Lo scorso 2 aprile il premier britannico ha sottolineato che il Regno Unito continuerà a sostenere Gibilterra e che non negozierà mai la sua sovranità. Intanto, il ministro degli Esteri spagnolo, Alfonso Dastis, ha esortato il governo britannico a mantenere il sangue freddo riguardo i negoziati sul futuro di questo territorio tanto conteso.

 

Il team di Breaknotizie

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