Il curriculum europeo? Del tutto inutile

Il curriculum europeo? Del tutto inutile

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Presentato come strumento essenziale per permettere ai giovani di trovare lavoro, il curriculum europeo si è rivelato una “ciofeca”: non lo usa più nessuno

All’inizio del nuovo millennio l’Unione Europea lo presentò quasi come fosse uno strumento rivoluzionario: il curriculum europeo, secondo le promesse, avrebbe consentito ai giovani di trovare più facilmente lavoro all’interno dei confini del Vecchio continente. A quasi vent’anni di distanza, non solo non ha fatto trovare lavoro, ma ha fatto perdere tempo a tutti i giovani che l’hanno dovuto compilare dal 2002 ad oggi, senza alcuna utilità. E, ciliegina su questa amara torta, in Europa non lo utilizza nessuno.

Il cosiddetto “Europass” approvato dalla Commissione europea si è rivelato un altro dei tanti buchi nell’acqua dell’Ue, una sorta di anticipazione di ciò che sarebbe stata negli anni a venire, ovvero un susseguirsi di fallimenti e scelte infelici. E in effetti il curriculum europeo potrebbe essere proprio lo specchio di ciò che è oggi l’Unione Europea: prolisso, pensato in maniera fin troppo burocratica e dispersiva, con numerose informazioni di scarso interesse. In una parola: inutile.

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Su centinaia di migliaia di questi curriculum pesanti e noiosi, la maggior parte delle volte mai letti, campeggia il simbolo dell’Unione Europea e mai segno distintivo fu più azzeccato. Del resto un continente che non guarda ai giovani e non investe minimamente su di loro – salvo rare eccezioni – non poteva che partorire uno strumento che avrebbe finito per danneggiare tutti coloro che cercavano e cercano lavoro, utilizzando peraltro gli stilemi classici dell’Ue, fatti di eccesso di burocrazia, verbosità e sostanziale inutilità.

In Italia le cose sono andate ancora peggio, poiché tale strumento lo hanno imposto: in Europa, invece, dopo pochissimo tempo nessuno l’ha più utilizzato, poiché le aziende richiedono curriculum brevi, incisivi, che occupino al massimo una pagina, nella quale vengano sintetizzate le informazioni di maggiore importanza, tralasciando tutto il resto. E alla luce di ciò, le parole del ministro Poletti assumono un altro significato: mandare curriculum non serve sì, se i curriculum sono europei. Quelli che sono stati imposti ai giovani.

 

Il team di BreakNotizie

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