I falsi allarmi sull’uscita dell’Italia dall’Euro: abbandonare la moneta unica è possibile

I falsi allarmi sull’uscita dell’Italia dall’Euro: abbandonare la moneta unica è possibile

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L’uscita del nostro Paese dall’Euro non porterebbe a scenari apocalittici: le conseguenze sarebbero gestibili e, anzi, non vi sarebbe alcuna fuga dei capitali esteri.

Periodicamente, nel dibattito pubblico italiano (sui principali quotidiani ma anche in molte trasmissioni televisive di approfondimento) viene tirato in ballo ciò che è oramai alla stregua di uno spettro, vale a dire le conseguenze catastrofiche che il nostro Paese affronterebbe se abbandonasse la moneta unica. Tuttavia, illustri economisti hanno affermato che gli scenari apocalittici prospettati servono solo ad evocare spauracchi e a negare l’evidenza, ovvero il fallimento delle politiche monetarie: proprio negli ultimi giorni, persino il Premio Nobel 2016 per l’Economia, Oliver Hart, ha affermato che “la moneta unica è stata un errore”, aggiungendo che la parola-chiave per risolvere la crisi in cui versa l’Unione è “decentramento”.

L’ARTICOLO DI GIOVANNI SICILIANO – Al contrario di quanto spiega un recente articolo a firma di Giovanni Siciliano (“L’uscita dall’Euro? Benvenuti all’inferno”) non ci sarebbe alcuna catastrofe: tutti gli squilibri individuati dall’autore non sarebbero altro che le normali conseguenze registrate ad ogni svalutazione della moneta. Quello che quasi mai viene messo in rilievo è che la fase di transizione che farebbe seguito all’abbandono dell’Euro potrebbe essere affrontata se vi fosse davvero un’intenzione politica. Inoltre, l’altra tesi su cui si basa l’articolo di Siciliano, ovvero la fuga degli investitori dal Bel Paese, è ben lungi dall’essere dimostrata: nella probabile fase transitoria di “doppia circolazione” monetaria, non sarebbe credibile uno scenario in cui i capitali esteri decidano di battere in ritirata a causa dello stesso “change over”.

I MERCATI SAREBBERO PREPARATI
– A seguito della ridenominazione in lire, i titoli di Stato italiani diverrebbero più appetibili perché non sarebbero soggetti ad ulteriori svalutazioni e quindi attirerebbero nuovi investitori. La realtà dei fatti, d’altronde, è sotto gli occhi di tutti: gli investimenti esteri sono già crollati in regime di moneta unica. Per paradosso, il “worst case scenario” evocato da qualcuno si sta già verificando ora: nell’ultimo anno, secondo alcune stime, l’Italia ha subito un’emorragia da questo punto di vista e le prospettive future sono tutt’altro che rosee. Inoltre, spesso si dimentica che i mercati non si farebbero trovare impreparati di fronte all’uscita del nostro Paese dall’Euro: la loro capacità di anticipare gli eventi farebbe sì che l’ipotesi di una “Exitaly” venga già “incorporata” nei prezzi. E, come se non bastasse, vanno ricordate le profezie delle “Cassandre” non solo alla vigilia del “Referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea” ma, più recentemente, anche sulla possibile affermazione di Donald Trump negli Stati Uniti e sulla vittoria del “No” al “Referendum Costituzionale”: nessuna turbolenza finanziaria si è verificata e i mercati non ne hanno risentito.

UN DIBATTITO SENZA CATASTROFISMI – Sempre in riferimento alle argomentazioni addotte da Siciliano, nemmeno un’eccessiva svalutazione (“overshooting”, in gergo tecnico) dei tassi di cambio avrebbe conseguenze irreparabili: al contrario, questo accentuerebbe l’interesse di coloro che intendono investire nella nostra penisola. Alcune delle criticità proposte dall’autore restano tuttavia innegabili e aiutano a fare luce sulle innumerevoli sfaccettature che una scelta così importante comporterebbe a livello nazionale: ma si tratta di conseguenze gestibili all’interno di un quadro politico-istituzionale che abbia davvero voglia di intraprendere questo percorso, senza “drogare” il dibattito con facili catastrofismi o ricorrendo alla demonizzazione di chi sostiene la praticabilità di un’uscita dall’Euro.

 

 

Il team di BreakNotizie

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