Hillarygate, o della complicità occidentale nel genocidio in Libia

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All’inizio dell’anno sono state rese pubbliche circa 3000 e-mail di Hillary Clinton dei tempi in cui rivestiva la carica di segretaria di Stato, dal 2009 al 2013. La corrispondenza elettronica della politica statunitense ha destato molto scalpore poiché alcune di queste mail riguardavano questioni internazionali delicate come quelle della Libia, ed in particolare la legittimazione dei crimini perpetrati dai ribelli, le operazioni speciali ad opera di francesi ed inglesi in Libia dopo le proteste contro Mu’ammar Gheddafi, nonché l’integrazione nell’opposizione dei terroristi appartenenti ad Al-Qaeda.

In base alle informazioni raccolte sulla Clinton dall’attivista e giornalista Sidney Blumenthal emergerebbero delle prove schiaccianti riguardanti i crimini di guerra commessi per mano dei “ribellilibici appoggiati dalla NATO. Un capo dei ribelli avrebbe addirittura riferito a Hillary Clinton, in via del tutto riservata, che le sue truppe continuavano ad eliminare i mercenari stranieri, sostenitori di Gheddafi, durante le guerriglie. I mercenari stranieri in questione altri non erano che combattenti originari della zona sub-sahariana, di fatto civili neri. Una vasta documentazione di ricercatori, giornalisti, nonché difensori dei diritti umani dimostra che i lavoratori dell’area sub-sahariana assunti da aziende libiche (attività promossa da Gheddafi per favoririe l’unità africana) e i libici neri hanno subito un brutale genocidio.

I neri libici sono stati spesso bollati come “mercenari stranieri” dai ribelli, in modo particolare dai gruppi estremisti, a causa della loro fedeltà a Gheddafi, ed in quanto tali soggetti a esecuzioni, torture e stragi di massa. L’episodio più significativo di tale pulizia etnica è la strage di Taweaga, una città che constava di 30.000 libici neri. In seguito all’occupazione di Taweaga da parte dei ribelli appoggiati dalla Nato, le cosiddette “Brigate di Misurata”, la popolazione nera è scomparsa del tutto. Questi attacchi continuarono sino al 2012, e tutti ne erano al corrente, come riporta anche il Daily Telegraph: “Dopo che Mu’ammar Gheddafi fu ucciso, centinaia di lavoratori migranti provenienti dagli Stati confinanti furono arrestati dai combattenti alleati delle nuove autorità provvisorie. Accusarono gli africani di essere mercenari al servizio dell’ex-leader”.

Dalle e-mail emerge un’altra questione spinosa, ovvero le insurrezioni in Medio Oriente appoggiate dall’Occidente e la cooperazione fra le milizie di Al-Qaeda e le forze militari statunitensi ed occidentali. Alcune unità speciali egiziane, francesi e inglesi avrebbero addirittura creato loro stesse quegli eserciti di ribelli libici al confine fra Egitto e Libia, e alla periferia di Bengasi. In alcune di queste mail vi è la prova schiacciante del ruolo che queste forze speciali ebbero contro il regime di Gheddafi, fomentando le manifestazioni scoppiate a Bengasi nel 2011. Il 27 marzo di quell’anno non si trattò esattamente di una rivolta popolare, ma di un intervento armato legittimato e finanziato da francesi e inglesi, che fornirono ai ribelli armi e munizioni.

Anche la Francia non esce bene da queste rivelazioni: nell’aprile del 2011, un’email di Nicolas Sarkozy esprime intenzioni poco nobili nei confronti della Libia, vere e proprie mire coloniali. Il presidente francese proponeva degli obiettivi da perseguire: ottenere il petrolio della Libia, assicurare l’influenza francese nel Paese, affermare il potere militare della Francia e limitare quello di Gheddafi. Una delle principali cause della guerra civile fu in realtà la volontà della Francia di impedire la creazione di una moneta unica panafricana, progetto portato avanti da Gheddafi per la promozione dell’unità africana e che avrebbe eliminato il franco CFA, residuo del dominio coloniale francese sull’Africa centrale.