Grillini, indipendentisti, leghisti e rivoluzionari: L’Indipendenza contro lo Stato

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di GIANLUCA MARCHI

Due argomenti oggi all’ordine del giorno per queste note vergate ancora per qualche ora da sotto l’ombrellone: la nostra de L’Indipendenza, cari lettori, è stata una vacanza-non vacanza, perché come avete potuto constatare abbiamo continuato a lavorare al giornale anche se magari a un ritmo un po’ più ridotto del solito per ovvi motivi.

1. Il nostro sondaggio che potete trovare a fianco della home page. Vi stiamo chiedendo per chi votereste alle prossime elezioni politiche, sempre che riteniate di recarvi alle urne. Ebbene vi invito a partecipare numerosi perché l’esito, seppure empirico e per nulla ispirato a criteri scientifici, aiuta noi de L’Indipendenza a farci un’idea un po’ più precisa del parco dei nostri lettori, che non sono proprio pochini se ormai siamo prossimi al traguardo dei 2 milioni di lettori unici dal giorno che abbiamo inaugurato questa iniziativa, vale a dire l’8 gennaio scorso. Vi invito a partecipare numerosi alla consultazione sia per consentire a noi di avere un’idea più precisa sul nostro lettorato sia per permettere lo sviluppo di alcune iniziative, che magari sono nate inizialmente come “provocazione”, vedi quella di Leo Facco con “Forza Evasori”, e che invece potrebbero trasformarsi in vera e propria attività politica. Dai primissimi risultati constatiamo che una percentuale consistente di chi si è finora espresso intende votare per il Movimento 5 Stelle: la cosa non ci sorprende sia perché non sono pochi i lettori “grillini” che frequentano questo giornale online, sia perché numerosi delusi del mondo leghista e autonomista, stanno scegliendo quella strada come forma di reazione al nulla ottenuto in questi anni e al peggioramento complessivo delle condizioni dello Stato italico. Che la soluzione prescelta sia poi quella ideale per dare uno sbocco coerente alle proprie aspirazioni è tutto da vedere (e al riguardo sono personalmente molto scettico), ma sicuramente rappresenta una opzione di rottura. Qualcuno potrebbe obiettare sulla eterogeneità del “nostro pubblico”: non sono d’accordo, in quanto penso che tutte queste sensibilità siano legate da un unico filo rosso rappresentato dall’avversione totale a questo Stato ladro, la battaglia contro il quale non ammette più mediazioni di sorta.

Alle spalle dei potenziali voti grillini abbiamo un gruppo abbastanza equivalente fatto da persone decise a non votare, di leghisti che rimangono convinti della propria scelta, di indipendentisti alla caccia di qualche movimento locale credibile e di estimatori dell’iniziativa promossa da Facco. Nel complesso si tratta di un terreno su cui c’è molto spazio per lavorare, anche perché mi pare che nel Nord del Paese ormai sia assodato che i grandi partiti nazionali offrono sempre minore appeal. E nemmeno un’alleanza Montezemolo-Giannino mi sembra al momento in grado di scaldare i cuori politici. Chi deve arare il terreno, dunque, si metta al lavoro.

2. Si è diffusa la notizia che a settembre la Lega Nord rinuncerà, dopo aver rimandato Pontida al prossimo anno, anche a Venezia, cioè la Festa dei Popoli Padani: era il rito del Po che andava in scena dall’ormai lontano 1996, quando per la prima volta centinaia di migliaia di persone si radunarono lungo il fiume per un’intuizione geniale di Umberto Bossi, intuizione che con l’andare degli anni si è rinsecchita in un rito un po’ stantio, con giuramenti fatti e ripetuti che però non hanno mai portato a nulla. La Lega 2.0 di Roberto Maroni sarà impegnata, il 27 e 28 settembre, a celebrare gli Stati generali del Nord a Torino che vogliono essere, anche plasticamente, il momento in cui il Carroccio apre il ponte levatoio della propria “rocca” per aprirsi al contatto e al confronto con tutte le forze (non solo politiche, anzi) che hanno a cuore gli interessi del Nord, e dunque è anche comprensibile che si voglia creare un’immagine ben diversa di quella che col tempo hanno dato certi riti degenerati in puro folclore. Ma la rinnovata dirigenza di via Bellerio dovrebbe tuttavia prestare attenzione anche a non archiviare troppo velocemente alcuni momenti identitari che rappresentano la tradizione per lo zoccolo duro dei propri elettori i quali, fino a prova contraria, sono l’unica certezza elettorale su cui può contare. Ridurre il folclore al minimo è comprensibile (Miss Padania e boiate del genere non hanno più senso), ma cancellare ogni collegamento con il passato, come se fosse qualcosa da nascondere, potrebbe rivelarsi un calcio negli stinchi rifilato proprio ai leghisti puri e semplici che non hanno mai tradito la propria fede, nonostante i motivi per farlo fossero millanta che tutta notte canta.