Le foto con assembramenti di persone non mostrano sempre la realtà

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Photo by Christian Wiediger on Unsplash

Spesso un’immagine dice più di mille parole, ma che succede se quell’immagine non riflette la Verità?

Attenzione alle foto che in questo periodo circolano sui social e su molti giornali online che mostrano strade trafficate o persone in fila all’entrata dei negozi troppo vicine fra loro. Fotografie che spesso suscitano l’indignazione dei più e che vengono spesso strumentalizzate per colpevolizzare i cittadini ma che non sempre rispecchiano la realtà. Com’è possibile? La scelta dell’angolazione e dell’attrezzatura per eseguire lo scatto possono influire enormemente sul risultato finale. In questo caso in particolare se si utilizza un teleobiettivo piuttosto che un obiettivo grandangolare.

Questione di prospettive

Due fotografi danesi, Philip Davali e Ólafur Steinar Gestsson, hanno voluto spiegare questo fenomeno, che altro non è che un effetto ottico dato dallo strumento che si utilizza per realizzare la foto. I due professionisti, per conto dell’agenzia Ritzau Scanpix, hanno fotografato gli stessi scenari in giro per Copenaghen usando due obiettivi diversi: un grandangolare e un teleobiettivo.

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In genere, l’obiettivo grandangolare viene utilizzato per ritrarre soggetti vicini e si ottengono immagini che mostrano le cose in maniera simile agli occhi umani. Questo invece non succede con il teleobiettivo: in questo caso tutto risulta più “compresso” e individui che si trovano anche a 3 metri di distanza possono sembrare vicinissimi fra loro. Generalmente viene usato per riprendere degli eventi sportivi o comunque soggetti ad una grande distanza dal fotografo.

La peculiarità del teleobiettivo, infatti, è quella di avere una lunghezza focale significativamente maggiore rispetto ai normali obiettivi, oltre gli 80 mm; ciò si traduce anche in un ridotto campo di inquadratura, minore o pari ai 30°. Il soggetto inquadrato appare ingrandito, però l’effetto che si ottiene è differente da quello che si otterrebbe avvicinandosi “di persona” al soggetto, per via della distorsione prospettica dovuta alla reale distanza fra fotocamera e soggetto. Ecco perché si ottiene quell’effetto “schiacciato”: i diversi piani dell’inquadratura si “appiattiscono” ed appaiono più vicini fra loro.

Come può cambiare il mondo attraverso una lente: foto a confronto

Ecco quindi come appaiono le foto scattate dai due professionisti. La prima con il teleobiettivo:

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Coda all’ufficio postale di Nørrebrogade a Copenaghen, fotografata con teleobiettivo, venerdì 24 aprile 2020. Foto di: Philip Davali / Ritzau Scanpix

La seconda con il grandangolo:

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Coda all’ufficio postale di Nørrebrogade a Copenaghen, fotografata con grandangolo, venerdì 24 aprile 2020. Foto di: Ólafur Steinar Gestsson / Ritzau Scanpix

Il risultato parla da solo: nella prima foto sembra quasi che di fronte all’ufficio postale vi sia una calca di gente a distanza troppo ravvicinata mentre nel secondo caso appare una fila ordinata e che segue in maniera impeccabile le regole base del distanziamento sociale. Ecco come attraverso angolazioni e strumenti differenti la realtà venga distorta. Vediamo un altro esempio, stesso scenario, differente strumentazione per lo scatto:

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Percorso verso il Ponte della Regina Luisa a Copenaghen, fotografato con il teleobiettivo, venerdì 24 aprile 2020. Foto di: Philip Davali / Ritzau Scanpix
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Percorso verso il Ponte della Regina Luisa a Copenaghen, fotografato con grandangolo, venerdì 24 aprile 2020. Foto di: Ólafur Steinar Gestsson / Ritzau Scanpix

Un modo per manipolare l’opinione pubblica?

Al termine di questo esperimento Ólafur Steinar Gestsson ha dichiarato che se gli verranno commissionate foto per ritrarre questo delicato periodo di distanziamento sociale utilizzerà principalmente obiettivi grandangolari. Secondo il professionista, infatti, usare teleobbiettivi in questo frangente è scorretto; sebbene diano un effetto estetico di gran lunga migliore questo aspetto passa in secondo piano rispetto alla resa realistica che si ha con un grandangolare. “Una soluzione possibile potrebbe essere quella di indicare nella didascalia della foto in che modo è stata scattata”, ha proposto Gestsson. In questo modo le foto non trarrebbero in inganno le persone, mostrando in questo caso distanze sociali non rispettate. “I fotografi devono sempre tenere a mente come si lavora, ma in questi tempi di coronavirus dovremmo prestare ancora più attenzione”, ha sottolineato il professionista.

Effetti collaterali del teleobiettivo

Un caso eclatante dell’effetto della distorsione ottica da teleobiettivo si è verificato nel caso delle fotografie scattate per TV2 dal fotografo Martin Sylvest. Le due immagini, risalenti al 23 aprile scorso, ritraevano delle persone all’aperto prendere il sole nel lungomare di Islands Brygge, quartiere di Copenaghen situato a sud del centro città. Lo scatto col teleobiettivo – sebbene il fotografo, a sua detta, non ne avesse l’intenzione – mostrava una distanza molto minore rispetto a quella effettiva fra le persone e ha prodotto un impatto tale che due giorni dopo la polizia locale ha vietato l’accesso alla zona. Questo è solo un piccolo esempio di come una semplice immagine possa colpire ed influenzare il pensiero di chi la osserva. Un’occasione, anche questa, per tenere gli occhi aperti e vedere al di là di chi scatta la fotografia.

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Islands Brygge, Copenaghen. La descrizione originale di questa foto recita: “L’immagine è scattata con un teleobiettivo e la distanza tra le persone nell’immagine può essere percepita meno di quanto non sia in realtà”. Foto di: Martin Sylvest / Ritzau Scanpix

Il Team di BreakNotizie

 

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[Fonte originale notizia: nyheder.tv2.dk]