Firmato all’ONU il trattato che mette al bando le armi nucleari

Firmato all’ONU il trattato che mette al bando le armi nucleari

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Votato all’ONU il trattato che mette al bando l’uso delle armi nucleari. Dopo una lunga discussione iniziata nel mese di marzo, lo scorso 7 luglio 122 Paesi lo hanno firmato. I negoziati sono stati boicottati dalle potenze nucleari, e anche il nostro Paese non ha partecipato alle discussioni.

Nello scorso mese di dicembre all’Assemblea Generale dell’ONU è stata votata una risoluzione riguardante l’inizio delle trattative per il divieto di usare le armi nucleari. Tuttavia, nel mese di marzo le suddette trattative hanno visto la partecipazione di 132 nazioni: una discussione che però non è stata molto pubblicizzata sugli organi di stampa e nelle news riguardanti la politica mondiale. L’Italia purtroppo, come pure gli Stati Uniti, non ha preso parte a questa fase dopo aver votato contro la decisione di aprire i negoziati nel corso del 2017.

Ad ogni modo si tratta di una decisione storica, in quanto è la prima volta che le Nazioni Unite dichiarano “fuori legge” le armi atomiche, uniche finora ad essere escluse dai documenti ONU. Le potenze nucleari come gli USA, e gli altri Paesi che non hanno preso parte ai lavori, hanno definito irraggiungibili ed ingenui gli obiettivi che l’ONU si è proposta. Il trattato è stato firmato proprio in un momento in cui si sono di nuovo acuite le tensioni tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, rischiando di creare una minaccia concreta per tutto il mondo.

Dopo la firma del trattato è iniziato il periodo nel quale il trattato stesso deve essere ratificato, prima di poter entrare in vigore. Nel corso della votazione si sono dichiarati a favore 122 Paesi, mentre uno si è dichiarato contrario e si è registrata anche una astensione. Completamente assente il gruppo delle “potenze nucleari”, nove in tutto; a quelle che sono riconosciute nel “Trattato di non proliferazione”, stipulato nel 1968, e cioè Stati Uniti, Cina, Francia, Russia e Gran Bretagna, si aggiungono anche le quattro “non ufficiali”, Israele, Corea del Nord, Pakistan e India. Molti degli alleati di questi paesi, compresa l’Italia, non hanno partecipato ai lavori.

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Sul trattato hanno espresso le loro dichiarazioni due organizzazioni come “Rete Disarmo” e “Senzatomica”. Da parte di Francesco Vignarca, che ha parlato per Rete Disarmo, c’è rammarico per non essere riusciti a convincere il governo italiano a partecipare ai lavori, ma nello stesso tempo c’è soddisfazione per quanto deciso all’ONU, e si parla del vero e proprio inizio del lavoro nei confronti dell’opinione pubblica italiana e del mondo della politica. Anche Daniele Santi, per Senzatomica, parla di un momento “storico”, e lo definisce come una “tappa fondamentale” verso la liberazione del pianeta e degli uomini dalla minaccia delle armi nucleari. Anche secondo Santi, c’è bisogno ora di un impegno ancora maggiore perché anche il nostro Paese ratifichi questo trattato.

Nel documento finale votato spicca l’articolo 1, nel quale si vieta di “sviluppare, testare, produrre, acquisire, possedere ma anche trasferire o ricevere il trasferimento, consentire la dislocazione di armi nucleari e altri dispositivi esplosivi nucleari”. Viene inoltre vietato di “incoraggiare, indurre, assistere o ricevere assistenza per una qualsiasi delle suddette attività”. Proibita anche la “minaccia d’uso”, come era stato richiesto da molte associazioni facenti parte della “società civile internazionale”. Nell’articolo 4, inoltre, si cita anche l’impegno “verso la totale eliminazione delle armi nucleari”.

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Altro punto importante è quello nel quale viene garantita, alle vittime sia dell’uso di armi nucleari, che della sperimentazione, la necessaria assistenza. L’articolo 6 sancisce anche la necessità della “bonifica ambientale”, mentre nell’articolo 12 gli stati aderenti si impegnano a farsi promotori verso quelli che non hanno aderito in prima istanza, in maniera da coinvolgere tutte le nazioni del mondo.

 

 

 

Il team di BreakNotizie

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