111 anni fa l’esplosione di Tunguska: cosa accadde davvero?

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La mattina del 30 giugno del 1908, vicino al fiume Tunguska Pietrosa, in Siberia, una forza pari a mille bombe atomiche di Hiroshima si abbatté sulla taiga. Si tratta dell’esplosione naturale più grande sinora conosciuta: quale fu la causa?

Un mistero alla quale nessuno è riuscito ancora a dare una spiegazione: una forza d’urto devastante, di una potenza fra i 10 e i 50 megatoni, che rase al suolo oltre 2000 kmq di foresta siberiana, con milioni di alberi abbattuti, un boato percepito a oltre mille chilometri di distanza. Si tratta del mistero dell’esplosione di Tunguska, avvenuto il 30 giugno 1908, 111 anni fa. A tutt’oggi né le spedizioni russe, tantomeno quelle internazionali, hanno mai trovato delle prove concrete sull’accaduto. Cosa accadde quel mattino di 111 anni fa?

Fu una cometa a scatenare l’esplosione?

L’ipotesi più quotata è quello dell’impatto di una cometa. Il supposto corpo celeste, di diametro incluso tra i 30 e 60 metri, esplodendo nell’atmosfera terrestre ad una distanza dal suolo stimata fra i 5 e i 10 km a una velocità di 50 mila km/h, si sarebbe totalmente distrutto prima di impattare a causa dell’attrito con l’aria compressa e riscaldata davanti a sé, che avrebbe opposto una forza uguale e contraria al meteorite. Di conseguenza, l’energia cinetica si sarebbe trasformata in calore e onda d’urto.

Questa teoria spiegherebbe molte cose: l’assenza di crateri da impatto sulla Terra e di possibili resti del corpo celeste; la bassa percentuale di iridio, metallo pesante tipico dei meteoriti ma poco presente nelle comete; la posizione degli alberi vicini all’epicentro, bruciati e spogli ma ancora in piedi, a differenza di quelli più lontani, completamente abbattuti: questo perché l’energia all’epicentro sarebbe arrivata in verticale e non inclinata.

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Punti deboli della teoria

Permangono comunque dei dettagli che non sono ancora chiari e che hanno dato adito a fantasiose teorie alternative su Tunguska. Ad esempio, com’è possibile che nessuno abbia visto la coda della cometa, una volta entrata in contatto con l’atmosfera, 50 km prima di esplodere? Perché nessun testimone oculare ne parla e le persone che vennero intervistate negli anni ’30 durante una spedizione a cura di Leonid Alekseevič Kulik raccontarono di una grande vampata di calore e di due onde d’urto? L’ipotesi dello schianto di una cometa è quindi plausibile ma non dimostrata del tutto scientificamente. E allora cos’altro potrebbe aver causato questa misteriosa esplosione?

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Gli alberi abbattuti dal misterioso fenomeno

Una ricerca italiana

Circa dieci anni fa una spedizione scientifica italiana, composta da ricercatori delle Università di Trieste e Bologna e del Cnr, dichiararono di aver trovato la soluzione al mistero. In seguito a diverse spedizioni, effettuate a partire dal 1991, sarebbero stati in grado di stabilire il luogo dell’impatto, che per gli scienziati corrispondeva al lago Čeko. La depressione sarebbe stata nient’altro che il cratere del meteorite, a detta del team. In realtà, osservando le foto originali e quelle del satellite (tralasciando la ricostruzione digitale del fondale pubblicata ai tempi sul Corriere della Sera) si può notare come si tratti un normale lago di 50 metri di profondità, originato dal fiume Kimciu.

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Lago Ceko

I russi avevano escluso questa ipotesi già negli anni ’60, anche perché si tratta di una formazione naturale, e già presente nel 1908, quando si verificò l’accaduto di Tunguska. La ricerca italiana fu utile però a dare nuovi slanci alle indagini su questo mistero. Nel 2016 degli scienziati russi confutarono definitivamente la teoria dei ricercatori italiani, con studi ulteriori. Venne anche smentita un’altra teoria che riteneva l’epicentro dell’esplosione un cerchio brullo nel cuore della foresta, in realtà zona paludosa e acquitrinosa della tundra dove è normale che non vi crescano alberi.

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Le teorie più fantasiose sull’evento di Tunguska

Nel 1970 il giornale russo Природа (Natura), pubblicò addirittura tutte le ipotesi – scientifiche e non – elaborate circa le cause del fenomeno. Ben 77 teorie, alle quali, negli anni se sono aggiunte molte altre. Ecco le più fantasiose e suggestive.

Buco nero

I fisici statunitensi Albert Jackson e Michael Ryan dell’Università del Texas nel 1973 supposero che l’evento di Tunguska fosse stato provocato dal passaggio di un buco nero che avrebbe attraversato la Terra come un proiettile. In realtà non si è mai trovato il “foro d’uscita” dall’altra parte del pianeta e la teoria non aveva prove solide a suo sostegno.

Ufo

Le ipotesi riguardanti il coinvolgimento di un ufo in questa faccenda, come si può immaginare, si sprecano. Alieni che si schiantano contro la tundra, navicelle spaziali che esplodono, extraterrestri che schermano la Terra per salvarci da un impatto letale che avrebbe potuto estinguerci… Questo filone è una fonte inesauribile di teorie, nessuna delle quali però è stata dimostrata.

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Bomba H

Secondo un’altra teoria, il fenomeno di Tunguska non sarebbe altro che un’esplosione termonucleare provocata dall’impatto di una cometa contenente deuterio. Purtroppo, però, secondo gli studi attuali, non esistono comete di questo tipo. Altre teorie suggeriscono che si sia trattato di un’esplosione nucleare causata dall’uomo, un esperimento nucleare segreto.

Colpa di Tesla

Una teoria improbabile che sfocia nella leggenda metropolitana, ma molto amata e diffusa, ritiene Nikola Tesla responsabile dell’esplosione di Tunguska. Agli inizi del Novecento Tesla aveva fatto costruire la Torre di Wardenclyffe a Long Island, uno strumento capace di trasferire informazioni ed energia senza fili. L’opera venne completata nel 1904 ma non fu mai utilizzata e venne demolita nel 1917. Secondo le dichiarazioni ufficiali il progetto Tesla era semplicemente irrealizzabile; alcuni rumors, invece, raccontano che il magnate Morgan che aveva finanziato l’impresa decise di far fallire il progetto quando capì che lo scienziato serbo voleva mettere a disposizione energia gratis a tutto il mondo. Secondo la medesima leggenda metropolitana Tesla continuò i suoi esperimenti in segreto a Tunguska e l’esplosione che avvenne fu il risultato di uno di questi.

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Esplosione di metano

La Siberia è ricca di giacimenti di metano. Ciò, nel 1994, ha fatto supporre agli scienziati Wolfang Kundt e Vladimir Epifanov che dei movimenti tettonici possano aver fatto rilasciare un’enorme quantità di gas metano dal sottosuolo. Si sarebbe così creata una sorta di nube di gas, esplosa al mattino, per effetto del surriscaldamento dato dal sole. Ipotesi plausibile, sebbene sia in contraddizione con le testimonianze del periodo che avevano visto “una palla di fuoco stagliare l’aria”.

Un grande fake

Per molti l’evento di Tunguska è soltanto una montatura. Gli alberi abbattuti sarebbero stati opera dell’uomo, più precisamente della tribù degli Evenki che iniziò a disboscare la tundra a partire dagli Anni ’20 per fare spazio ai loro pascoli di renne. Questa ipotesi nasce dal fatto che le stesse spedizioni di Kulik avvennero a distanza di vent’anni dall’evento: dalle foto che egli scattò si possono vedere gli alberi ancora bruciati o piegati, come se il fatto fosse appena accaduto.

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Sono trascorsi ormai 111 anni dall’evento di Tunguska eppure tutta questa storia rimane avvolta nel mistero. Certo è che il fenomeno attira ogni anno migliaia di visitatori in una delle zone più remote del pianeta. Curiosi che cercano risposte su quella lontana estate del 1908, sperando magari di trovare qualche indizio o traccia che li conduca alla verità.

Il Team di BreakNotizie

 

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