Emancipazione femminile: a che punto siamo?

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Da un report della World Bank è emerso che a oggi soltanto 6 Paesi, a livello legislativo, garantiscono a uomini e donne pari opportunità. E l’Italia non è fra questi.

Soltanto 6 Paesi al mondo garantiscono, per legge, a uomini e donne pari opportunità. È quanto emerso da un report recentemente pubblicato dalla World Bank intitolatoWomen, Business and the Law 2019”. Lo studio disamina le riforme attuate in questi ultimi dieci anni da 187 Paesi per la regolazione dell’uguaglianza di genere.

Uguaglianza di genere: Belgio al primo posto, sotto la media Africa sub-sahariana e Medio Oriente

Nel rapporto è stata stilata anche una classifica, seguendo otto criteri. Gli analisti si sono basati infatti sulle possibilità che una donna avrebbe di 1) spostarsi; 2) trovare un’occupazione; 3) percepire uno stipendio; 4) sposarsi; 5) avere figli; 6) avviare un’impresa; 7) gestire dei soldi 8) andare in pensione. Questi fattori sono stati valutati secondo un range che va da 1 a 100, in base all’efficacia della legislazione. In base a tali parametri i Paesi più virtuosi risultano essere il Belgio, la Danimarca, la Francia, la Lituania, il Lussemburgo e la Svezia; queste 6 nazioni hanno totalizzato il punteggio massimo per ciascuna categoria. Il loro punteggio medio è di 74,71, mentre i Paesi dell’Africa sub-sahariana e del Medio Oriente sono sotto la media, con 43,37. Ciò si traduce in donne che hanno la metà dei diritti legali rispetto alla loro controparte maschile.

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E in Italia a che punto siamo?

In base allo studio, l’Italia si trova al 22esimo posto, ben lontano dalla top ten, ma occorre puntualizzare che il nostro Paese detiene il punteggio massimo nelle categorie legate a gestione di un patrimonio, mobilità, aprire una propria impresa, ricerca di occupazione e possibilità di avere prole. Molta strada occorre ancora compiere invece per quanto concerne le possibilità legate sposarsi (80) e a percepire una pensione (75). Sono degli indicatori sommariamente positivi, tuttavia occorre fare delle precisazioni poiché i numeri da soli non sono sufficienti a illustrare la complessità della situazione. Non vediamo, quindi, questi dati come una “vittoria” per l’emancipazione femminile in Italia.

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I limiti dello studio

Ad esempio, raggiungere un punteggio di 100 nella categoria legata alla possibilità di avere figli non significa automaticamente che in Italia una donna possa scegliere facilmente (e serenamente) di diventare madre. Significa solo che, le riforme messe in atto in questi dieci anni tutelano “al massimo livello” la maternità, ma occorrerebbe studiare nel dettaglio e nel concreto caso per caso. Oltretutto fra i vari parametri presi in considerazione ne manca uno fondamentale ovvero la salute delle donne. “Women, Business and the Law 2019” affronta difatti gli aspetti principali legati al mondo del lavoro e in maniera più ampia l’empowerment in relazione alle differenze di genere, tuttavia tralascia spesso tale aspetto nella discussione. È invece importante sottolineare che una donna (così come un uomo) non potrà mai raggiungere il suo potenziale in campo lavorativo e affettivo se non si trova in salute.

Questo discorso vale in modo particolare per i Paesi in via di sviluppo, dove il dibattito sui diritti sessuali e riproduttivi è ancora acceso ma è attualissimo anche in Italia, dove uno dei temi più dibattuti è il diritto all’aborto. Non dimentichiamo, a tal proposito, le potenziali conseguenze del ddl Pillon che, secondo le Nazioni Unite, potrebbe mettere a serio rischio la parità di genere e i diritti delle donne nel nostro Paese.

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La vera emancipazione? Fra mezzo secolo

In generale, il trend registrato dalla World Bank, sia per l’Italia che per il resto dei Paesi, è positivo: le disuguaglianze fra uomini e donne si stanno riducendo. Il problema è che si tratta di un processo che va a rilento: in base alle stime riportate sullo studio citato, andando avanti a questa velocità il vero cambiamento lo raggiungeremo soltanto nel 2073. Non possiamo certamente aspettare che passino altri 54 anni.

Il Team di BreakNotizie

 

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