Donazione del sangue del cordone: quello che non viene detto sui rischi per il neonato

Donazione del sangue del cordone: quello che non viene detto sui rischi per il neonato

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Per lo Stato italiano il taglio immediato del cordone sarebbe una pratica innocua per il bambino ma le evidenze scientifiche dimostrano il contrario

Si è abituati a pensare alla donazione del sangue del cordone ombelicale come ad un gesto di grande generosità e solidarietà ma soprattutto ad una pratica totalmente innocua per il neonato “donatore”. Il sangue del cordone viene prelevato (e donato) perché ricco di cellule staminali emopoietiche, capaci di produrre cellule del sangue ed utile quindi nella cura di patologie del sangue come la leucemia. Stando però a quanto affermato da numerose evidenze scientifiche non si tratterebbe di un gesto totalmente sicuro. A detta del dottor Niccolò Giovannini, ricercatore in Scienze dello Sviluppo prenatale e specialista in Ginecologia ed Ostetricia presso la clinica Mangiagalli di Milano, prelevare il sangue cordonale sarebbe come togliere due litri di sangue ad un maratoneta che ha appena concluso una gara.

Il sangue contenuto nel cordone, incluso quello presente all’interno della placenta, serve al bebè per la delicata transizione da feto a neonato, per il passaggio cruciale dall’ambiente uterino al mondo esterno, pertanto necessita di tutte le risorse possibili per iniziare a respirare aria in maniera autonoma ed irrorare ogni cellula del suo corpo. Per tale motivo, se si taglia il cordone prima che si sia svuotato, si espone il bambino a seri rischi a livello cardiaco e cerebrale, ma anche polmonare, specialmente se si tratta di parto prematuro. Non solo, vi sarebbero maggiori rischi di incorrere in anemie ed insufficienza di ferro, associata spesso a deficit motori e cognitivi e differenze neurofisiologiche.

Al contrario, se si aspettano almeno tre minuti prima di procedere al taglio del cordone, sono molteplici i benefici: peso maggiore, più riserve di ferro sino ai 6 anni e maggiore emoglobina. Si abbassano notevolmente i rischi di ittero nel neonato e quelli legati alle emorragie post parto per la madre. I benefici sono ancora più significativi nei bambini nati prematuri: la circolazione sanguigna è più stabile, non sono necessarie trasfusioni, vi è un rischio minore di incorrere in emorragie intraventricolari, sepsi neonatale o enterocoliti necrotizzanti. Inoltre, grazie al clampaggio nei tempi giusti, non si riscontra alcuna differenza rispetto agli altri neonati per quanto concerne l’indice APGAR, un insieme di dati che riguardano capacità respiratoria, battito cardiaco, colorito di mucose e pelle, riflessi neurologici e tono muscolare.

La raccolta del sangue cordonale è una manovra semplice, che viene effettuata dopo la nascita del bambino e del taglio del cordone e quindi non comporta nessun rischio né per la madre né per il neonato. Il sangue cordonale è prelevato solo se in sala parto possono essere assicurati i massimi livelli assistenziali per la mamma e per il neonato”: questo è quanto afferma il sito internet ufficiale del Ministero della Salute italiano. Non vi sono indicazioni precise sulle tempistiche previste per la raccolta. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda sempre di attendere tre minuti prima di effettuare il clampaggio, tuttavia molto spesso il cordone ombelicale viene chiuso prima per raccogliere la quantità di sangue neonatale da donare, circa 120 millilitri, un terzo del totale. “Nei nati pre-termine il clampaggio immediato aumenta le possibilità di decesso e si rischiano le emorragie cerebrali poiché i vasi sanguigni, non ancora ben formati, tendono a rompersi facilmente”, ha dichiarato il professor Giovannini.

In Italia non si sa molto sulla questione: c’è chi tace o semplicemente ignora. L’associazione scientifica ANDRIA, che opera per la promozione di una assistenza appropriata in ostetricia, ginecologia e medicina perinatale, afferma che “in neonati a termine e pre-termine che non richiedono immediate manovre rianimatorie, il clampaggio dovrebbe essere eseguito dopo almeno un minuto o sino a quando il cordone non cessa di pulsare”. Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, in risposta ad un’interrogazione parlamentare dell’onorevole Adriano Zaccagnin, ha affermato che “Nel rispetto del fisiologico svolgimento del parto e del secondamento (l’espulsione della placenta), in accordo con la società italiana di neonatologia, le banche del sangue cordonale della Rete italiana si sono imposte la regola di adottare la legatura del cordone ombelicale entro un tempo non inferiore ai 60 secondi dal momento del parto”. Come ribatte però l’ostetrica Amyel Garnaoui, autrice del documentario denuncia “Sangue del mio sangue” un minuto è troppo poco. “L’ideale è attendere l’uscita della placenta: si taglia solo dopo”. Il National Institute for Health and Care britannico raccomanda addirittura di effettuare il clampaggio non prima di 5 minuti.

Esiste un disegno di legge italiano, presentato da 22 senatori (ddl 913/2013) intitolato “Promozione della donazione del sangue da cordone ombelicale e della rete di banche che lo crioconservano” che punterebbe a promuovere il più possibile la donazione di sangue definito “cordonale” ma che in realtà è del neonato e l’aumento di investimenti per le bio-banche atte a conservarlo, che in Italia sono ben 19. Nella premessa dell’atto si lamenta che l’obiettivo di attuare su larga scala tale pratica è “ancora lontano dall’essere attuato a causa di un’informazione mediatica attualmente insufficiente e distorta”. Fonte della “disinformazione” sarebbero l’OMS e il Journal of Pediatric Health, insieme al Royal College of Obstetricians and Gynaecologist, la FIGO (Federazione Internazionale di Ginecologia ed Ostetricia) e molte altre società scientifiche che raccomandano di non chiudere subito il cordone. Sarebbero queste le informazioni insufficienti e distorte?

Secondo i dati dell’Adisco, l’Italia è il quinto esportatore di sangue cordonale al mondo: il costo finale di una sacca di sangue da cordone ombelicale è 17 mila euro. Qual è allora il vero interesse primario? Nella maggior parte dei casi la donazione del cordone avviene senza reale consapevolezza della madre circa i rischi ai quali espone il figlio. A molte donne viene detto in genere che quel sangue “in più” andrebbe comunque buttato, nonostante la Scienza affermi che è fondamentale per il nascituro e che appartenga a lui. Il personale medico spesso non è aggiornato, men che meno i politici. Un vero e proprio paradosso se si pensa che lo scopo di donare sia quello di salvare una vita.

Il Team di Breaknotizie

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