La disoccupazione come metodo e le radici malthusiane dell’Europa

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MENTRE L’ATTENZIONE È CATTURATA DA PROVOCATORI INCAPPUCCIATI ANCHE L’EUROPA NASCONDE IL SUO VOLTO.

LE RADICI DI UNA SOCIETÀ STRUTTURATA PER LA POVERTÀ.

Il preambolo della Costituzione Europea dichiara correttamente che l’UE si ispira alle “eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa, lasciando però volutamente nel dubbio quali siano queste eredità che ciascuno potrebbe identificare in modo diverso.

Adesso che alle dichiarazioni di massima sono seguiti dei passi concreti è possibile capire quali fossero le radici a cui il preambolo faceva riferimento, la direzione in cui ci si è mossi è quella dettata da economisti come Adam Smith (1723-1790), David Ricardo (1772-1823) e Thomas Malthus(1766-1834) che risultano essere quindi i padri di questa Europa.

Adam Smith con la teoria della “mano invisibile” è l’ispiratore del liberismo economico fondato sulla convinzione che la regolazione spontanea dei mercati è la strada con la quale si possa raggiungere la migliore e più giusta condizione per tutti, ma Adam Smith teorizzò anche sui salari, così come fece dopo di lui David Ricardo. Le posizioni dei due si incontravano sul fatto che se il salario fosse rimasto al livello minimo di sussistenza la popolazione dei lavoratori sarebbe rimasta stabile, un incremento della retribuzione avrebbe invece comportato un aumento demografico. Ma in Smith viene compiuto un passo ulteriore stabilendo che il livello della retribuzione dovesse coincidere con il livello di sussistenza e non oltre. A questo punto il terreno era pronto per la teoria diThomas Robert Malthus per il quale la povertà era la conseguenza dall’eccessivo numero dei poveri stessi e che quindi proponeva il controllo demografico come metodo per prevenirla. Le posizioni di Malthus sui salari sono ben sintetizzate da quanto da lui scritto in “Saggi sul principio di popolazione”. Al riguardo  riporto quanto citato in “Inchiesta sul darwinismo” (pag. 184):

Il fatto che gli operai traggano beneficio da salari bassi venne confermato da Malthus anche in seguito: «I padroni generalmente si dolgono nei vari opifici che i grossi salari rovinino gli operai»28.
Come ampiamente esposto, il rimedio per le classi povere, che si tratti degli operai dell’Ottocento o delle popolazioni del Terzo mondo, consiste unicamente nella negazione della loro stessa esistenza: la politica promossa attraverso il termine di “birth control”. Lo scopo generale della politica malthusiana era dichiaratamente quello di promuovere i vantaggi dell’Inghilterra liberista e imperiale: «Le leggi inglesi sui poveri hanno costantemente avuto la tendenza di contrariare i naturali e acquisiti vantaggi dell’Inghilterra»29.

28  T.R. Malthus, Saggi sul principio di popolazione, Utet, Torino 1949, p. 346.
29 Ivi, p. 498.

Queste le posizioni dei “padri fondatori” sulla giusta retribuzione, i salari dovevano essere mantenuti al livello minimo di sussistenza per garantire il massimo profitto del capitale e per evitare un aumento demografico tra le fasce povere della popolazione che avrebbe finito col ricadere come onere economico sulle classi abbienti. Ma successivamente la teoria si perfezionò ideando il modo con il quale si sarebbero costretti i lavoratori ad accettare salari minimi e consentire, secondo la teoria di David Ricardo, alle Compagnie di realizzare il massimo profitto. Venne quindi inventata la disoccupazione programmata, le masse “indigenti” così ottenute sarebbero state disposte a lavorare a qualsiasi prezzo pur di sfuggire alla loro condizione, ecco cosa diceva al riguardo Chesterton:

«Ma Mr. Rockefeller, nella sua fabbrica, sa che se quelli che passano sono carichi di beni essi tireranno dritti. Egli vuole quindi (anche se in un modo pio) pregare che essi siano indigenti, e così siano forzati a lavorare nella sua fabbrica per un salario da fame»

(da “Eugenics and other Evils”)

 

Ed ecco quindi che da siffatti riferimenti culturali e umanistici, non possono che derivare le logiche conseguenze: l’UE vuole stipendi i più bassi possibile (ottenuti con provvedimenti presi sotto l’artificiosa urgenza  dello spread) e una disoccupazione funzionale non inferiore al 12%. Tutto questo è stato raccontato il 1° Maggio dal deputato PDAlfredo D’Attorre alla trasmissione Omnibus del 1° Maggio scorso:

Quindi l’on. D’Attorre ci informa del fatto che la manovra “lacrime e sangue” del Governo Monti che nel 2012 colpì le pensioni e la spesa pubblica non servì a ridurre lo spread, motivo per il quale era invece stata fatta passare. Lo spread diminuì solo con l’annuncio del Governatore  Mario Draghi che la BCE sarebbe intervenuta come prestatore di ultima istanza. Questa manovra sarebbe stata invece resa necessaria proprio perché le riforme strutturali non avevano portato alcun risultato, e ancora oggi l’applicazione delle indicazioni della BCE hanno portato solo ad un peggioramento della situazione: disoccupazione più alta; PIL fermo; stato delle finanze pubbliche che non migliora. Siamo di fronte ad una linea imposta dalla UE che a detta di D’Attorre va contro l’interesse nazionale.

Il debito si può ridurre se risale il PIL e se sale l’inflazione, ma il Jobs Act imposto da Draghi ha come vero obiettivo (sempre parole di D’Attorre), quello della deflazione salariale, cioè l’abbassamento dei salari e il mantenimento alto della disoccupazione. Dice testualmente D’Attorre:

Questi geni di Bruxelles hanno stabilito che ogni paese ha un tasso di disoccupazione oltre al quale non può scendere perché altrimenti sale l’inflazione.

 

Ecco quali sono le politiche imposte dalla UE: salari bassi e disoccupazione strutturale, proprio quelle pensate da Smith, Ricardo e Malthus, sotto la pressione di un dichiarato stato di emergenza è passata una cultura nata tra il ‘700 e l’800 e pensata per consolidare le posizioni delle categorie forti e la disuguaglianza sociale.

E contro una cultura fuorviante si deve attuare una battaglia culturale prima che politica, come indicato in unpost dell’economista Alberto Bagnai, a maggior ragione mentre incappucciati black block distolgono l’attenzione dai veri problemi.

La battaglia contro l’UE di Smith, Ricardo e Malthus è dunque prima di tutto culturale e va combattuta sul terreno della cultura e dell’informazione, da ogni singola persona, secondo le proprie possibilità.

 

 

 

 

Fonte: Critica Scientifica

http://www.informarexresistere.fr/2015/05/06/la-disoccupazione-come-metodo-e-le-radici-malthusiane-delleuropa/