Commercio: il 2012 rischia di finire con 150 mila negozi chiusi

284

di REDAZIONE

Confcommercio stima una diminuzione per il 2012 del 3,3% procapite dei consumi. Un dato che allarma se associato al calo del Pil come ormai è scontato. Secondo i calcoli della Confederazione dei commercianti, nel 2011, sono state costrette a chiudere oltre 105 mila imprese commerciali, e di queste 62.477 punti vendita al dettaglio, che si traduce in un saldo tra le nuove attività messe in piedi e quelle cessate negativo per oltre 34 mila unità e guardando ai soli negozi la differenza, sempre in negativo, è stata di 18.648». Il 2012, visto il prolungare della recessione, non si prospetta più roseo.

Addirittura per la differenza tra imprese nate e cessate si attende un dato peggiore del 2011: da 18 a 20 mila nel solo comparto delle vendite al dettaglio. Questo significherebbe la chiusura di 65 mila negozi. Inoltre se si allarga lo sguardo al complessivo settore commerciale, incluse le aziende all’ingrosso e quelle di vendita di auto e moto, la fine delle attività oltrepasserebbe la quota di 105 mila, e alcuni scommettono anche che arrivi a toccare i 150 mila. Si tratta di uno scenario negativo e sconfortante se si aggiunge l’ovvio calo dei consumi. I negozianti lanciano l’allarme: le famiglie, dotate di minore potere d’acquisto, destinano alle spese sempre minor budget. Unica nota positiva: lo sviluppo del terziario dei servizi alla persona. Con l’incremento della disoccupazione e dell’incertezza da parte dei lavoratori per il futuro sono infatti aumentate le imprese di assistenza sanitaria, trasporti, consegne a domicilio, riparazioni, informatica e di parrucchiere.