Trump vuole pilotare i risultati sugli studi sul clima

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Donald Trump sta imponendo dei limiti agli studi sul clima per non contraddire le sue politiche: la denuncia del New York Times.

Il presidente degli Stati Uniti sta facendo di tutto per imporre il proprio punto di vista negazionista riguardo i cambiamenti climatici. Una delle sue ultime strategie sarebbe quella di cercare di manipolare i risultati di ricerche scientifiche, rapporti e studi di geologi, fisici e climatologi statunitensi a suo favore. L’accusa arriva dal New York Times che, lo scorso 27 maggio, ha dedicato una lunga analisi sulla questione.

Trump vuole smantellare le politiche ambientali di Obama

Nel quotidiano si legge: “Nel prossimo futuro la Casa Bianca darà il via ad un piano volto a smantellare le iniziative dell’amministrazione Obama finalizzate alla riduzione di emissioni di gas serra”. Per fare ciò però Trump dovrebbe avere in mano delle prove concrete, dati scientifici che possano essere coerenti con la sua politica. Come sarebbe possibile ciò? Semplicemente imponendo ai ricercatori un metodo che faccia ottenere dei risultati meno catastrofici per quanto concerne il riscaldamento climatico.

Un esempio? James Reilly, direttore della Geological Survey, geologo ed ex astronauta scelto dallo stesso Presidente, ha dettato nuove regole circa la metodologia di ricerca all’interno del proprio istituto. Come spiegato dal New York Times: “Tutti gli studi prodotti dovranno servirsi unicamente di modelli climatici computerizzati che prevedano l’impatto del clima sino al 2040. Non più sino a 2100, come si è fatto sinora, questo perché gli effetti più devastanti ed irreversibili si verificheranno nella seconda metà del secolo”. In questo modo, nascondendo una parte della Verità, l’allarme clima sarà notevolmente ridotto.

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“Politicizzare” la Scienza

Fra i futuri rapporti in cui Trump estenderà la mano della censura vi sarà anche il National Climate Assessment; dal 2000 viene rilasciato ogni 4 anni da numerose agenzie. Nell’ultima edizione, i ricercatori che ne avevano preso parte avevano dichiarato che se le emissioni di CO2 avessero mantenuto il medesimo ritmo di crescita, a fine secolo potremmo raggiungere una temperatura superiore di 8 gradi rispetto ai livelli della pre-industrializzazione. Per avere un’idea dell’imminente stato di emergenza basti pensare che negli Accordi di Parigi il limite massimo per evitare la catastrofe è stato fissato a 2 gradi.

Ci troviamo di fronte ad un tentativo di politicizzare la Scienza, forzandola in una direzione che possa sostenere le loro scelte”, ha dichiarato il presidente del Woods Hole Research Center Philip B. Duffy. James Hewitt, invece, quale sostenitore di Trump e attuale portavoce dell’Agenzia per la protezione dell’Ambiente ha minimizzato la questione. A sua detta, infatti: “I modelli utilizzati sinora non erano accurati. Si basavano sugli scenari peggiori in termini di emissioni ma senza riflettere davvero la realtà dei fatti”.

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Una figura controversa a fianco al Presidente

A detta del New York Times, una volta che verranno modificati i metodi di ricerca, il subdolo lavoro di Trump si concentrerà sul cambiare i risultati delle ricerche. A mettere in moto questa grande macchina delle menzogne sarà William Happer, 79 anni, fisico famoso per la sua bizzarra quanto incongruente similitudine “prendersela con la CO2 è come quando Hitler se la prendeva con i poveri ebrei”. Lo stesso Happer nel 2015 fu al centro di uno scandalo per essersi prestato, sotto pagamento, alla redazione di rapporto falso per conto di una compagnia petrolifera del Medio Oriente (in realtà dei militanti ambientalisti di Greenpeace sotto mentite spoglie) in vista della Conferenza di Rio sui cambiamenti climatici (Cop 21).

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Piegare la Scienza, piegare la Verità

Secondo il New York Times quindi sarà proprio Happer a dirigere i lavori per manipolare la Scienza a favore delle politiche di Donald Trump. Non tutta la comunità scientifica sembra però disposta ad accettare tali cambiamenti. “È un atteggiamento arrogante, che manca di rispetto verso i progressi della Scienza” ha protestato Johan Rockström, direttore dell’Istituto Potsdam sugli Impatti dei cambiamenti climatici. “Nessuno al mondo fa scienza in questo modo. È come progettare automobili ma senza cinture di sicurezza e airbag”, ha rimarcato Michael Oppenheimer, professore di geoscienze a Princeton. Il rischio, però, è che in un prossimo futuro rivenga arduo riuscire a distinguere quali ricerche e studi provenienti dagli Stati Uniti possano essere davvero attendibili.

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Il negazionismo climatico ci si ritorcerà contro

Le emissioni di gas serra, tuttavia, sono un problema concreto. Porre dei paraocchi alle persone per non creare allarme e proseguire indisturbati con le proprie politiche mirate solo al profitto alla lunga non faranno altro che ritorcersi contro lo stesso Presidente. Perché, che lo voglia o no, abitiamo sullo stesso pianeta. La censura e la disinformazione, come ci ricorda la Storia, non portano mai a nulla di buono; stavolta ad essere in ballo non sono soltanto le nostre stesse vite, ma le sorti dell’intero pianeta, il futuro stesso.

Il Team di BreakNotizie

 

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