Castrazione chimica per gli stupratori: di che si tratta e in quali Paesi viene praticata

Castrazione chimica per gli stupratori: di che si tratta e in quali Paesi viene praticata

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In seguito ai casi di stupro denunciati queste ultime settimane si sente più spesso parlare di “castrazione chimica” per i colpevoli: ma in cosa consiste veramente e in quali Paesi viene adottata tale misura?

Dopo i recenti fatti di cronaca riguardanti diversi casi di violenza sessuale, da quello di Rimini che ha coinvolto due turisti polacchi e una transgender peruviana, a quello perpetrato su una turista finlandese, ed infine il presunto caso delle turiste americane a Firenze, è tornato d’attualità il dibattito riguardo la castrazione chimica. Si tratta di un’argomentazione che a più riprese viene rilanciata periodicamente da diversi esponenti politici: l’ultimo della serie è stato il ministro leghista Roberto Calderoli, che in seguito ad uno stupro avvenuto a Potenza ha proposto di “inibire sessualmente” indistintamente chiunque chieda asilo in Italia. Persino Matteo Salvini, il segretario leghista, dopo i fatti i Rimini aveva auspicato la medesima punizione per i responsabili. La castrazione chimica pare trovare ampio consenso fra l’opinione pubblica e spesso si racconta che è una pratica adottata in molti Paesi europei. Tuttavia non è proprio così e le modalità attraverso quale la si attua sono particolari e circoscritte.

I Paesi che applicano la castrazione chimica sono la Macedonia, la Polonia e la Russia ed è una possibile pena a chi viene condannato per pedofilia, ma non per gli stupratori in genere. Questo trattamento è previsto anche in Paesi europei come Germania, Finlandia, Svezia, Belgio, Francia, Danimarca e Norvegia ma la messa in atto sui responsabili di violenza sessuale non è così automatica come un certo tipo di propaganda ci vorrebbe far credere. In questi Paesi, infatti, il ricorso alla castrazione chimica è molto raro e soprattutto è subordinato al consenso del condannato. In certe nazioni è lo stupratore che può chiedere di essere sottoposto a tale trattamento in modo da ottenere degli sconti di pena o altri tipi di benefici.

La castrazione di tipo chimico avviene tramite la somministrazione di farmaci a base di ormoni che agiscono in maniera temporanea (e reversibile) riducendo la libido della persona che si sottopone al trattamento. Il principio attivo più impiegato è il medrossiprogesterone, che agisce sull’ipotalamo inibendo gli ormoni responsabili della produzione di testosterone. L’effetto di questi farmaci può durare da 20 giorni sino a tre mesi e comportano persino degli effetti collaterali sulle facoltà cognitive, oltre a favorire l’insorgenza dell’osteoporosi. Oggi la castrazione chimica viene riservata o proposta ai condannati per pedofilia ma in passato veniva utilizzata anche per punire le persone omosessuali. Fu il triste caso del matematico Alan Turing, che fu sottoposto a castrazione chimica nel 1952 dopo essere stato condannato da un tribunale inglese per omosessualità, fatto che lo condusse al suicidio due anni dopo.

Il Team di Breaknotizie

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