Borsa e mercati per nulla turbati dal risultato del referendum

Borsa e mercati per nulla turbati dal risultato del referendum

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L’agitazione dei mercati e della Borsa era utilizzata come uno spauracchio dai sostenitori del Sì: la catastrofe tanto annunciata, invece, non c’è stata

Era uno degli argomenti più utilizzati dai sostenitori del , soprattutto negli ultimi giorni di campagna referendaria, quando la vittoria del No appariva sempre più probabile: la Borsa e i mercati venivano agitati come spauracchi contro cui l’unica difesa era votare Sì, altrimenti tutti avremmo dovuto fare i conti con una catastrofe finanziaria. Come già in altre occasioni precedenti – nello specifico Brexit o l’elezione di Trump – non c’è stata nessuna catastrofe.

Lo spread non si è impennato e le Borse non sono colate a picco, inoltre il lunedì post-referendum non è stato un lunedì nero come molti prospettavano, ma un lunedì qualunque. In particolare lo spread fra Btp italiani e Bund tedeschi è sempre rimasto sotto controllo, attestandosi sulla soglia di 165, quindi ben al di sotto del livello di guardia. Cosa significa questo? In maniera semplice, che minacciare reazioni negative dei mercati a seconda delle decisioni prese dai cittadini attraverso il voto è un atteggiamento distorto e vigliacco di chi vuole puntare tutto sul far paura poiché privo di argomentazioni valide in favore della propria tesi.

Era accaduto con la Brexit, che si è rivelata tutt’altro che un disastro per la Gran Bretagna ma, anzi, un’occasione di rilancio per la sua economia, e con l’elezione di Trump; ciò dimostra che i mercati si preparano agli eventi e sono molto meno influenzabili di quanto si vorrebbe far credere. Questo significa anche che la vittoria del No era attesa e di conseguenza i mercati si sono regolati, al contrario di ciò che paventavano i sostenitori del Sì.

Inoltre c’è da considerare un altro aspetto: il valore di borsa delle banche italiane non è sceso in maniera consistente poiché era già diminuito, e non di poco, a partire dallo scorso luglio, quando il referendum era ancora “lontano”. Di conseguenza non ci sono state vendite massicce poiché già molto era stato venduto durante l’estate. A ciò bisogna aggiungere il fatto che il mercato internazionale sta già mettendo in conto i profitti futuri che verranno determinati dalle politiche di Trump (anche in questo caso, si sta verificando tutto il contrario rispetto alle previsioni “allarmistiche”). Un elemento, infine, emerge chiaramente: minacciare disastri in Borsa alla vigilia di votazioni è un’arma a doppio taglio, che si sta rivelando sempre meno efficace per chi la utilizza.

Il team di BreakNotizie

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