Un conflitto crudele quanto inutile: Yemen, popolazione sull’orlo della più grande carestia dei nostri tempi

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La guerra mossa dall’Arabia Saudita, manovrata da Usa e Gran Bretagna, contro lo Yemen pare senza via d’uscita: a rimetterci è la popolazione, fra cui si contano 50 mila bimbi morti solo quest’anno. Ma ai media occidentali non interessa.

La guerra portata avanti dall’Arabia Saudita per conto dell’Occidente contro lo Yemennon ha portato alcun guadagno territoriale sostanziale, in due anni e mezzo di bombardamenti e assedio. Il blocco si è soltanto inasprito, quasi come un disperato tentativo di rimandare la sconfitta inevitabile. Il conflitto contro la nazione yemenita, caldeggiata dall’Occidente e puntualmente eseguita dai fedeli sauditi sembra sinora ben lungi da una risoluzione.

I costi della guerra in Yemen

Nel marzo del 2015, quando i sauditi iniziarono i loro bombardamenti contro il Paese più povero del mondo arabo, si parlava di una sorta di “guerra lampo”, una missione rapida ed efficace, che prese appunto il nome di “Decisive Storm”. La realtà dei fatti ha però dimostrato il contrario: secondo uno studio dell’Università di Harvard, i sauditi spenderebbero circa 200 milioni di dollari al giorno per portare avanti questo conflitto, facendo salire il budget militare a 63,7 miliardi di dollari l’anno, il quarto più dispendioso al mondo. Tuttavia, gli obiettivi militari preposti sono ben lungi dall’essere raggiunti, vale a dire la riconquista di Sanaa, la capitale, e la sconfitta della resistenza guidata dagli Houthi, gruppo armato prevalentemente sciita zaydita dello Yemen. Il presidente dello Yemen Abd Rabbih Mansur Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto dai sauditi, ma di fatto deposto con un colpo di Stato il 22 gennaio 2015, si trova ancora a Riyadh, nella capitale dell’Arabia Saudita, nascosto e al momento impossibilitato a metter piede nel suo Paese, come dimostrato dal dissenso popolare nei suoi riguardi.

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Una guerra rifiutata dagli stessi sauditi ma caldeggiata dall’Occidente

La coalizione che l’Arabia Saudita sta cercando di condurre nel frattempo fa acqua da tutte le parti: il Qatar, il Paese più ricco del mondo ed il più grosso finanziatore di questo conflitto, si è ritirato ormai da molto tempo mentre il Parlamento del Pakistan, che avrebbe dovuto fornire le truppe di terra, ha posto il veto all’unanimità l’anno scorso. A Sud, invece, gli Emirati sostengono le forze ostili allo stesso Hadi e alle sue truppe, bombardandole.

La guerra ha inoltre favorito l’espansione della base di Al-Qaeda nel Paese e ha fornito terreno fertile per l’ISIS. La guerra sta avendo dunque dei risvolti disastrosi e molti sauditi stessi ammettono privatamente di volerne uscire. Uno di questi è il principe ereditario Mohammed Bin Salman, responsabile dell’avvio della guerra in veste di Ministro della Difesa, ma l’Occidente sta spingendo affinché la missione, o meglio, l’operazione omicida, venga portata avanti sino alla fine.

L’interventismo occidentale in Medio Oriente non ha reso il mondo più sicuro, anzi. Questa campagna si è già dimostrata crudelmente insensibile nei confronti della popolazione yemenita e man mano che si va avanti il Paese scivola sempre di più in un baratro di terrore. Lo scorso 4 novembre gli Houthi hanno lanciato un missile contro i sauditi ed in tutta risposta questi ultimi hanno deciso di imporre un blocco totaleimpedendo l’ingresso di tutti i beni nel Paese, tramite aria, terra o mare.

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Le tragiche conseguenze del blocco alle importazioni e agli aiuti umanitari

A distanza di una settimana, Medici Senza Frontiere ha scoperto che anche tutti i voli umanitari erano stati bloccati. I sauditi hanno fatto sapere che soltanto alcuni porti minori verranno riaperti e strettamente controllati dal governo mentre il più grande del Paese, Hodeida, rimarrà chiuso. Durante la prima settimana di dicembre, inoltre, i sauditi hanno bombardato perfino l’aeroporto della capitale, impedendo la consegna di aiuti.

Anche quando il blocco era parziale la situazione non era migliore: il porto di Hodeida era già stato messo a dura prova da quanto le sue quattro gru erano andate distrutte a causa dei bombardamenti aerei sauditi, e da allora è stata impedita la sostituzione delle strutture. Le navi, inoltre, sono state tutte respinte al porto per mesi, senza una ragione valida ma piuttosto per punire la popolazione delle zone occupate dagli Houthi. Una vera e propria condanna a morte se si pensa che lo Yemen dipende dalle importazioni  di cibo per oltre l’80%.

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La fondazione Save the Children ha reso noto che ben 130 bambini muoiono ogni giorno in Yemen a causa della fame e delle malattie e quest’anno si contano già 50 mila morti. A questa situazione già disperata si è aggiunta inoltre un’incredibile epidemia di colera, la più grande sinora mai registrata nella storia, con quasi 900 mila persone infettate. Due le cause principali: da un lato le pessime condizioni dei sistemi idriciper via dei bombardamenti, dall’altro la decisione del governo di Hadi di bloccare gli stipendi agli impiegati che lavoravano nel settore delle fognature, dei rifiuti e del settore igienico sanitario nelle aree controllate dagli Houthi. Per farsi un’idea sulla gravità della situazione, la precedente epidemia, ad Haiti, ha raggiunto gli 800 mila casi in 7 anni, mentre lo Yemen in appena 6 mesi.

Diciotto milioni di persone, pari a due terzi della popolazione, ora dipendono dagli aiuti umanitari per sopravvivere e se la situazione persiste i morti aumenteranno rapidamente. 7 milioni di persone sono a rischio di carestia e senza una risoluzione, moriranno tutti. Si tratta a tutti gli effetti di un genocidio.

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Il disinteresse totale dei media occidentali

Eppure, l’Occidente continua a spingere l’Arabia Saudita nella sua inutile battaglia per distruggere la “minaccia yemenita”. Stati Uniti e Gran Bretagna stanno inducendo i sauditi a causare la più grande carestia dei nostri tempi contro una popolazione inerme, totalmente prigioniera. Nonostante ciò, da parte dei media occidentali vi è il più totale disinteresse. La morte di 130 bambini al giorno per mano dei sauditi rimane una piccola nota a piè pagina, nulla di cui preoccuparsi rispetto ai gossip su Trump o le nuove dichiarazioni di qualche politico annoiato. Dove sono i media? Si vedono molte immagini dalla realtà mediorientale: Siria, Palestina, Iraq… E lo Yemen dov’è, in tutto questo?

Il Team di Breaknotizie