Volkswagen: dopo il “Dieselgate”, problemi anche con le emissioni di Co2

Volkswagen: dopo il “Dieselgate”, problemi anche con le emissioni di Co2

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La situazione del gruppo Volkswagen, già al centro del “Dieselgate”, rischia di divenire ancora più grave a causa delle violazioni che sarebbero state commesse riguardo alle emissioni di Co2 delle sue auto a benzina. La casa automobilistica tedesca rischia delle multe, dopo che sia Bruxelles che il governo tedesco hanno chiesto dei chiarimenti proprio riguardo alle suddette emissioni.

Sono, infatti, emerse delle irregolarità sui consumi ed anche sulle emissioni di anidride carbonica, che riguardano la certificazione di 800mila auto del gruppo Volkswagen, 90mila delle quali avrebbero l’alimentazione a benzina. I livelli di emissione, riportati in queste certificazioni, sarebbero infatti stati sottostimati, e questo rappresenta un rischio ancor più grave di quello causato dagli ossidi di azoto. La portavoce della Commissione Europea, Lucia Caudet, ha sollecitato un accertamento dei fatti, ricordando che, nel caso delle emissioni di Co2, la Commissione stessa ha il potere di emettere delle sanzioni a carico dei trasgressori.

In seguito a queste notizie il gruppo tedesco si è visto abbassare il rating da parte di Moody’s, scendendo da A2 ad A3, visto che ci sono rischi crescenti per la reputazione di Volkswagen ed anche per gli utili del 2015 e dei prossimi anni. Inoltre si è venuti a conoscenza del fatto che, negli Stati Uniti, la vendita al pubblico della Porsche Cayenne è stata sospesa.

Un sistema, che è entrato in vigore tre anni fa, fissa una soglia complessiva di emissioni di Co2, basata su anno solare e sull’intero parco auto in circolazione, che i gruppi automobilistici devono rispettare: pena delle sanzioni che scattano quando la soglia è superata. L’ammontare di queste multe è legato al numero di grammi di Co2 “sforati” per chilometro, e l’importo sale conseguentemente alla salita dei grammi sforati, venendo poi moltiplicato per il numero delle auto del gruppo che sono state immatricolate nell’anno.

Ora si deve capire in quali anni e in quali Paesi siano state vendute le 800mila vetture irregolari, e se i limiti siano stati superati e di quanto. E’ quindi necessario che il gruppo Volkswagen metta sul tavolo tutte le carte a disposizione per permettere un’analisi dettagliata da parte della Commissione Europea. Fino a questo momento il gruppo di Wolfsburg non ha inviato nessuna comunicazione ufficiale all’UE, e la “portata” del trucco messo in atto non è quindi valutabile. Da parte della Commissione Europea c’è la volontà di portare la questione all’ordine del giorno nella riunione che si terrà prossimamente con le autorità che effettuano le omologazioni nei 28 Paesi che compongono l’UE.

Il consiglio di sorveglianza della Volkswagen ha finora fatto sapere di essere costernato e preoccupato per la dimensione che è stata raggiunta dal “Dieselgate”, e che sia il consiglio sia la commissione che è stata appositamente formata per accertare i fatti saranno impegnate in ulteriori riunioni in modo da prendere delle nuove misure in merito al problema. Da fonti interne al gruppo si è saputo che Volkswagen stima che i costi dello scandalo, che avevano raggiunto i 6.7 milioni di euro, saranno aggravati dai circa 2 milioni che serviranno per far fronte anche al problema delle emissioni di Co2.

Riguardo a questo problema il governo tedesco ha assunto una posizione ferma ed anche Steffen Seibert, portavoce della Cancelliera Angela Merkel, ha dichiarato che Volkswagen deve assolutamente fornire dei chiarimenti, “in piena trasparenza” riguardo alle nuove irregolarità riscontrate. Alexander Dobrindt, Ministro del Trasporti, non ha nascosto l’irritazione dell’esecutivo guidato dalla Merkel, e sua personale, per quest’allargamento dello scandalo in cui è coinvolto il gruppo Volkswagen, precisando inoltre che tutte le auto del gruppo dovranno subire un esame, sia della casa automobilistica sia dello stesso governo, nel quale siano determinate le “conformità”, sia per quanto riguarda le emissioni di azoto, sia per quelle di Co2. Dobrindt ha aggiunto di essere sicuro di raggiungere una soluzione che non penalizzi i clienti del gruppo, che non devono vedersi scaricare sulle spalle i costi riguardanti le mancanze del costruttore.

Il team di BreakNotizie

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