La vera vocazione dell’uomo: la Conoscenza

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“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Ricordate queste parole? Spesso, presi dalla quotidianità, dimentichiamo qual è nostra vera vocazione.

Osservando il genere umano si può osservare con estrema facilità quanto esso sia dilaniato tra due istinti differenti. Da una parte ognuno di noi subisce una spinta verso il basso, verso la ferinità dello stato primordiale, verso un ritorno alla nostra origine animalesca. Dall’altro però c’è una spinta verso l’alto, verso un destino che innalza l’Uomo oltre la sua stessa natura.

Il mito di Ulisse: il desiderio inesauribile di conoscenza

Questa tragica dicotomia è stata spesso avvertita da grandi pensatori del passato, ma forse si trova espressa nel modo più completo ed esaustivo, per quanto semplice, in due semplici versi che il sommo poeta, Dante Alighieri, mise in bocca al personaggio di Ulisse che compare nella sua opera più nota, la Divina Commedia. Dante incontra Ulisse all’Inferno: Ulisse è punito nella bolgia dei consiglieri fraudolenti, trasformato in una fiamma. Di lui Dante narra che morì perché, animato dal suo inesauribile desiderio di conoscenza, si spinse oltre le Colonne d’Ercole, oltre i limiti concessi all’Uomo.

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Ma quando Ulisse che, nonostante la terribile punizione infernale non ha perduto nulla della sua fierezza, vede Dante, le sue parole non sono di pentimento, né di rammarico per la sua sorte; sono invece di incitazione nei confronti del genere umano. “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Quanto spesso abbiamo sentito recitare o ripetere questi versi? Ma ne abbiamo mai compreso fino in fondo il significato? Per quanto le parole siano arcaiche, il significato è chiaro: il genere umano non è sulla Terra per comportarsi in modo ferino, non è una bestia che deve limitarsi a procreare e svolgere le sue funzioni fisiologiche. Il destino del genere umano è di crescere attraverso la conoscenza.

Siamo destinati all’evoluzione ma dobbiamo sceglierla

Ognuno di noi ha questa potenzialità inespressa dentro di sè. Se ascoltasse il suo Io più profondo potrebbe sentire una voce che lo sprona verso la strada dell’automiglioramento. Anche se il contesto invece ci esorta a restare nella nostra attuale condizione, sfruttando e depredando ciò che ci è stato concesso senza invece metterlo a frutto per creare un futuro migliore, questa voce sottile ci parla incessantemente. Questa voce è la voce dell’Universo, è la risonanza cosmica da cui nacque la vita e che sempre esorta la vita a ricrearsi. L’esistenza dell’Uomo non è un mero trascorrere dei giorni e delle ore. Se fossimo solo un insieme di cellule, ammassi biologici destinati a scomparire nel nulla, non avremmo dentro di noi il germe inestinguibile del progresso e della conoscenza.

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Anche se Dante pone Ulisse all’Inferno, egli stima questo personaggio perché ogni Uomo che desidera vedere il suo genere evolvere non desidera altro che scoprire nuovi confini, spingersi oltre il conosciuto al fine di creare nuove opportunità per l’avvenire. Molto più facile è farsi incantare dalle sirene del presente, dell’hic et nunc. Solo i visionari che hanno il coraggio di sognare l’invisibile garantiscono la vera Evoluzione della Specie Umana.

Il Team di Breaknotizie

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