Un mistero a cui la Scienza non ha ancora dato spiegazione: l’immagine della Vergine di Guadalupe

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A distanza di quasi 500 anni sono ancora molti i misteri che circondano l’effigie della Madonna di Guadalupe

La storia ufficiale narra che nel 1531, sulla collina del Tepeyac, vicino a Città del Messico, la Madonna apparve diverse volte a Juan Diego, indigeno di 57 anni, al quale chiese di far erigere un tempio in suo onore ai piedi del colle. L’uomo non venne creduto dall’arcivescovo Juan de Zumárraga e alla quarta apparizione la Beata Vergine gli chiese di raccogliere con il suo mantello delle rose fiorite in inverno su una pietraia desolata per portarle al prelato per dargli prova delle apparizioni. Quando Juan Diego, al cospetto dell’arcivescovo, dispiegò il mantello per mostrare le rose, le persone presenti rimasero a bocca aperta nel notare che sulla tilma dell’indigeno era rimasta impressa l’immagine di quella che a tutt’oggi è conosciuta come Nostra Signora di Guadalupe. L’immagine che rimase impressa sulla tilma di Juan Diego presenta delle caratteristiche straordinarie che, a distanza di 5 secoli, ancora la Scienza non riesce a spiegare del tutto.

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L’immagine non è stata dipinta e non si può replicare

La qualità della tilma, realizzata con due teli di fibra d’agave cuciti insieme, è scadente e la sua superficie ruvida rende quasi impossibile la conservazione di qualunque tipo di immagine dipinta sopra. Nonostante ciò, l’immagine della Vergine di Guadalupe è intatta da quasi 500 anni.

Gli esperti di fotografia e gli scienziati che l’hanno presa in esame hanno affermato che non è stata usata nessuna tecnica di pittura e che non vi sono tracce di pennello. È come se l’immagine sia stata impressa sul mantello per intero. La sua colorazione non presenta pigmenti né di origine vegetale né di origine animale e risulta leggermente cangiante in base all’angolazione dalla quale si osserva. Inoltre, nonostante la tilma sia ruvida, la parte sulla quale è impressa l’immagine è liscia come seta.

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Sinora non si è ancora riusciti a riprodurre un’immagine che possieda le stesse caratteristiche di quella impressa sul mantello dell’indigeno, a cominciare dalla sua incredibile resistenza al tempo senza scolorirsi nonostante il tessuto di bassa qualità. Nel 1788, ad esempio, venne eseguita una copia sul medesimo tipo di tessuto e venne esposta sull’altare del santuario: a distanza di soli 8 anni era già rovinata.

Un altro aspetto che fa pensare che l’immagine non sia stata prodotta da mano umana è il fatto che la donna raffigurata nella tilma presenta una prospettiva inconsueta: il volto è leggermente piegato in avanti e di tre quarti, e all’epoca nessun artista azteco aveva tali capacità. I volti infatti venivano riprodotti frontalmente o di profilo. Inoltre, nessun artista occidentale era attivo nel Paese a quei tempi.

Numerosi dettagli e elementi simbolici

L’effigie della Madonna di Guadalupe è colma di simbologia e dettagli affascinanti che mescolano elementi cristiani con emblemi dell’antica tradizione azteca. I capelli sciolti della donna sul mantello, ad esempio, sono un simbolo azteco di verginità; a livello dell’addome è presente un nastro viola annodato sul davanti che nella cultura precolombiana stava ad indicare lo stato di gravidanza. Il mantello indossato da Maria, di colore verde e blu, simboleggia anche la divinità azteca Ometeotl. I raggi del sole, divinità cara agli aztechi convergono e si intensificano sul ventre di Maria.

Ai piedi della Vergine vi è la luna, simbolo ricorrente sia nelle rappresentazioni pagane che in quelle mariane, generalmente associato alle divinità femminili. Il satellite, inoltre, non solo evoca la figura della “donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi” dell’Apocalisse, ma richiama anche l’antico nome del Messico in lingua azteca, cioè “Centro della Luna”. Sotto alla luna vi è un angelo dalle ali verdi, bianche e rosse, come i colori della bandiera messicana attuale.

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I caratteri somatici della donna raffigurata nella tilma sembrano quelli di una giovane meticcia, una persona dal sangue misto. Questo particolare colpisce poiché l’immagine risale a pochi anni dalla conquista nel Messico, periodo in cui i meticci costituivano ancora una netta minoranza della popolazione. La Madonna del Guadalupe rappresenta in maniera perfetta un soggetto ancora poco diffuso all’epoca e questa potrebbe essere un’ulteriore prova della natura acheropita dell’immagine.

La disposizione delle 46 stelle impresse sul manto azzurro infine non sarebbe casuale ma secondo gli astronomi rappresenterebbe esattamente la porzione di cielo visibile da Città del Messico nel solstizio d’inverno del 1531.

La tilma è “viva”

Nel 1979 il biofisico dell’Università della Florida Phillip Callahan analizzò il mantello tramite una tecnologia a raggi infrarossi, scoprendo che il mantello ha una temperatura costante che si attesta fra i 36,6 e i 37°C, ossia la temperatura corporea di una persona viva.

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Nel 1977, José Aste Tonsmann, oculista peruviano, si concentrò sugli occhi della Madonna di Guadalupe. In seguito ad un ingrandimento di 2500 volte identificò il riflesso di 13 individui in entrambi gli occhi, con diverse proporzioni, proprio come accade quando nell’occhio umano quando riflette un’immagine. Secondo l’esperto è come se negli occhi della Madonna sia stato catturato il momento esatto in cui Juan Diego dispiegò il mantello in presenza del vescovo e delle altre persone.

Il mantello è indistruttibile

Nel 1785, mentre si puliva il vetro che protegge la tilma, del solvente contenente acido nitrico cadde accidentalmente su gran parte dell’immagine. L’immagine avrebbe dovuto corrodersi all’istante ma in realtà nel giro di 30 giorni si rigenerò da sola e tuttora è intatta, mentre in alcune parti del mantello che non contengono l’effigie sono rimaste alcune piccole macchie.

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Nel 1921, invece, un militante anticlericale pose davanti all’immagine di Nostra Signora di Guadalupe, situata nella basilica omonima, un vaso con delle rose, che nascondeva in realtà ben 29 cariche di dinamite. L’esplosione fece volare via l’inginocchiatoio in marmo e fece accartocciare i candelabri in metallo e un pesante crocifisso in bronzo ma l’immagine ed il vetro che la proteggeva, che non era nemmeno antiproiettile, rimasero perfettamente intatti.

Il Team di Breaknotizie